martedì 24 gennaio 2012
Queste le sottolineature che il Consiglio permanente della Cei ha fatto riflettendo sulla  prolusione di ieri del presidente Angelo Bagnasco. Lo riferisce una dichiarazione del portavoce della Conferenza episcopale, mons. Domenico Pompili.
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Crisi, Sud e divario tra finanza e lavoro, ma anche "riconoscimento della cittadinanza per i figli di immigrati nati in Italia" e difesa della domenica. Queste le sottolineature che il Consiglio permanente della Cei ha fatto riflettendo sulla  prolusione di ieri del presidente Angelo Bagnasco, della  quale "è stato apprezzato lo stile realistico e insieme fiducioso". Lo riferisce una dichiarazione del portavoce della Conferenza episcopale, mons. Domenico Pompili. A proposito della difesa della domenica il Consiglio permanente ha auspicato "un'alleanza efficace per la salvaguardia di questo tempo comune, che aiuta anche la coscienza dell'essere parte di un popolo".Tutti gli interventi, riferisce mons. Pompili, "hanno convenuto sul fatto che la crisi economica che sta scuotendo il mondo non solo mette in crisi l'idea ingenua di un progresso illimitato e quasi automatico, ma svela pure la radice di un processo che, prima che economico e politico, è etico e culturale".  Più di un intervento "analizzando la crisi economica, ha evidenziato il crescente divario tra la finanza e il lavoro. Questo scarto che è all'origine del drammatico fenomeno della disoccupazione giovanile, che nel Sud ha raggiunto livelli insostenibili, - spiega  mons. Pompili riferendo la riflessione dei vescovi - chiama in causa la responsabilità politica. E sollecita un impegno di laici cristiani in politica che sappiano farsi interpreti credibilidei principi della dottrina sociale della Chiesa"."In tale contesto - prosegue la dichiarazione - si è pure rimarcato il valore sociale e non solo religioso della domenica, come giorno di riposo dal lavoro, del ritrovarsi della famiglia, auspicando un'alleanza efficace per la salvaguardia di questo tempo comune, che aiuta anche la coscienza dell'essere parte di un popolo". Considerato che la crisi d'Europa sia anche "crisi di fede", i vescovi hanno riflettuto sulla evangelizzazione, anche del mondo degli adulti, sulla "indifferenza religiosa - nonostante in Italia si registri una sorprendente persistenza della religiosità popolare" e apprezzato l'indizione dell'Anno della fede da parte di Benedetto XVI, come una "preziosa opportunità". I vescovi si impegnano a diffondere  "una proposta che mostri nel concreto il cristianesimo come compimento dell'umano, che non ha paura di misurarsi con la verità, senza diluirla in una generica forma di esperienza"."Da ultimo - conclude mons. Pompili - è stata rimarcata la necessità di sostenere la Scuola cattolica che costituisce un grande servizio reso alla società civile, oltre ad essere un luogo privilegiato di educazione cristiana".
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