mercoledì 2 marzo 2011
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Accende la speranza parlare con gli uomini della Polizia postale e con il loro motivatissimo capo Antonio Apruzzese. Si ha la sensazione che la battaglia contro la pedofilia sia davvero in corso, facendo emergere consapevolezze e capacità d’indignazione, irrobustendo gli anticorpi nella società, scoprendo e smantellando ignobili reti e vergognosi traffici. E questo impegna ancor di più noi cattolici che, mesi e mesi dopo la gran bagarre accusatoria attorno alla Chiesa, siamo parte dell’unica «istituzione globale» (uso volutamente e quasi provocatoriamente un’immagine che più terrena non si può) che in modo limpido e rigoroso, seguendo la parola e l’esempio di Papa Benedetto, ha fatto e continua a fare i conti con questa piaga che era stata descritta in modo martellante come quasi solo sua.La nostra speranza si misura con questa amara realtà: oggi, i riflettori sullo scandalo pedofilia sono di nuovo spenti (anzi, spentissimi). E a misurarsi senza lesinare energie con il feroce e avido mostro dello sfruttamento sessuale dei più piccoli sono rimasti un gruppo di poliziotti e di uomini della legge, i soliti volontari e proprio quei preti e quegli uomini e quelle donne di Dio che erano stati messi "in blocco" nel mirino.È gente che non si scoraggia. E noi di Avvenire siamo, come sempre, al loro fianco. Per questo, con un dossier dedicato, torniamo a fare il punto su una sfida che nessuno dovrebbe far finta di non vedere e che non ci possiamo permettere di perdere.La polizia ha censito seicentomila bambini e bambine (di ogni parte del mondo) brutalizzati, venduti e comprati anche attraverso siti internet pedopornografici. Appena seicento di questi piccoli sono stati salvati. Insomma, solo uno su mille ce la fa. È un numero che a noi toglie il sonno. Eppure il mondo dorme. Svegliamolo.
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