martedì 3 ottobre 2023
Il Dicastero per la Dottrina della fede: «L’amministrazione del sacramento della Riconciliazione è possibile anche quando non si riesca a essere fedeli alla continenza proposta dalla Chiesa»
Divorziati risposati, per la Comunione conta sempre «il discernimento»

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L’esortazione apostolica Amoris laetitia pubblicata da Papa Francesco nel 2016 apre la possibilità di accedere ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia quando, in un caso particolare, «esistono limitazioni che attenuano la responsabilità e la colpevolezza». Anche nei casi riguardanti i divorziati risposati. Ai quali permette «in certi casi, dopo un adeguato discernimento, l’amministrazione del sacramento della Riconciliazione anche quando non si riesca a essere fedeli alla continenza proposta dalla Chiesa». È questa una delle risposte pubblicate sul sito del Dicastero per la Dottrina della fede, a una «serie di domande» riguardo appunto «all'amministrazione dell’Eucaristia ai divorziati che vivono in una nuova unione».

I quesiti erano stati posti al Dicastero, il 13 luglio scorso, dal cardinale Dominik Duka, arcivescovo emerito di Praga, a nome della Conferenza episcopale ceca. La risposta porta la data del 25 settembre quando il prefetto Victor Fernandez (creato cardinale quattro giorni dopo) ha portato un appunto su questo argomento nell’udienza di tabella con Papa Francesco che, siglandolo, lo ha approvato (qui).

Oggi l’Osservatore Romano ha preparato una ampia sintesi di questo documento, ripresa integralmente da VaticanNews (qui).

Nella sintesi si spiega come il testo del Dicastero evidenzi che si tratta di un processo di accompagnamento che «non si esaurisce necessariamente con i sacramenti, ma può essere orientato verso altre forme di integrazione nella vita della Chiesa: una maggiore presenza nella comunità, la partecipazione a gruppi di preghiera o di riflessione o il coinvolgimento in vari servizi ecclesiali». In pratica si tratta di un accompagnamento pastorale «come esercizio della “via caritatis”», che non è altro che un invito a seguire la strada «di Gesù: della misericordia e dell’integrazione».

Il testo ricorda che il 5 settembre 2016 i vescovi della Regione Pastorale di Buenos Aires avevano preparato per i loro sacerdoti una nota esplicativa dell’esortazione apostolica dal titolo Criteri di base per l’applicazione del capitolo VIII di Amoris laetitia, nel quale si sottolinea che «non è opportuno parlare di “permessi” per l’accesso ai sacramenti, ma di un processo di discernimento accompagnato da un pastore. È un discernimento “personale e pastorale” (AL 300)».

Papa Francesco – viene ricordato - nella lettera al Delegato della Regione Pastorale di Buenos Aires aveva spiegato che Amoris laetitia è stata il risultato «del lavoro e della preghiera di tutta la Chiesa, con la mediazione di due Sinodi e del Papa». L’esortazione del 2016 è un documento che si basa sul «magistero dei precedenti Pontefici, che già riconoscevano la possibilità per i divorziati in nuove unioni di accedere all’Eucaristia», purché assumano «l'impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi», come è stato proposto da Giovanni Paolo II. Oppure a «impegnarsi a vivere la loro relazione... come amici» come proposto da Benedetto XVI. Papa Francesco mantiene «la proposta della piena continenza per i divorziati e i risposati in una nuova unione». Ma non si ferma qui. Ammette infatti «che vi possano essere difficoltà nel praticarla e quindi permette in certi casi, dopo un adeguato discernimento, l’amministrazione del sacramento della Riconciliazione anche quando non si riesca a essere fedeli alla continenza proposta dalla Chiesa».

Nella sua risposta ai vescovi della Repubblica Ceca il Dicastero sottolinea che l’esortazione apostolica Amoris laetitia, è un «documento del magistero pontificio ordinario, verso cui tutti sono chiamati ad offrire l’ossequio dell’intelligenza e della volontà». In essa si afferma che i sacerdoti hanno il compito di «accompagnare le persone interessate sulla via del discernimento secondo l’insegnamento della Chiesa e gli orientamenti del Vescovo». A tal proposito «è auspicabile che l’Ordinario di una diocesi stabilisca alcuni criteri che, in linea con l’insegnamento della Chiesa, possano aiutare i sacerdoti nell’accompagnamento e nel discernimento delle persone divorziate che vivono in una nuova unione».

Rispondendo a uno dei quesiti del cardinale Duka il Dicastero ribadisce senza dubbio che, come indicato nel rescritto che accompagna la sua pubblicazione sul fascicolo di ottobre 2016 degli Acta Apostolicae Sedis, la Nota della Regione pastorale di Buenos Aires - fatta propria dal papa perché «esplicita esattamente il senso dell’VIII capitolo di Amoris laetitia» («non ci sono altre interpretazioni») - è da considerarsi «velut Magisterium authenticum», cioè come Magistero autentico.

Alla richiesta del cardinale Duka su chi debba essere il valutatore della situazione data delle coppie in questione, il Dicastero rimarca che si tratta di avviare un itinerario di accompagnamento pastorale per il discernimento di ciascuna singola persona. In questo senso, Amoris laetitia sottolinea che «tutti i sacerdoti hanno la responsabilità di accompagnare le persone interessate nel cammino di discernimento». È il sacerdote che «accoglie la persona, la ascolta con attenzione e le mostra il volto materno della Chiesa, accogliendo la sua giusta intenzione e il suo buon proposito di porre tutta la sua vita alla luce del Vangelo e di praticare la carità». Ma è sempre ogni persona, «individualmente, che è chiamata a mettersi davanti a Dio e ad esporgli la propria coscienza, con le sue possibilità e i suoi limiti». Questa coscienza, accompagnata da un sacerdote e illuminata dagli orientamenti della Chiesa, «è chiamata a formarsi per valutare e dare un giudizio sufficienti per discernere la possibilità di accedere ai sacramenti».

Alla domanda, infine, se sia opportuno che tali casi siano trattati dal Tribunale ecclesiastico competente, il Dicastero fa notare che nelle situazioni in cui è possibile stabilire una dichiarazione di nullità, il ricorso al Tribunale ecclesiastico farà parte del processo di discernimento. Il problema però «si pone nelle situazioni più complesse in cui non è possibile ottenere una dichiarazione di nullità». In questi casi invece può essere possibile anche «un percorso di discernimento che stimoli o rinnovi l'incontro personale con Gesù Cristo anche nei Sacramenti».

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