La festa, la preghiera, la fatica e la gioia che ti cambia: ecco perché andare a una Gmg
di Irene Funghi
È partito il cammino di preparazione verso l’incontro di Seul 2027. Chi ha partecipato alle passate edizioni spiega perché vale la pena iscriversi

Partire per la Gmg? Il cammino verso Seul 2027 è iniziato e solo chi ha partecipato a una Gmg può spiegare perché vale la pena prendere parte all’itinerario che ha come culmine l’incontro mondiale. In questa pagina, alcuni giovani, originari di diverse zone d’Italia, raccontano perché, in definitiva, vale la pena fare a meno, magari, di qualche giorno di vacanza “ordinaria”, per tuffarsi in un’esperienza decisamente più scomoda, ma altrettanto più imprevedibile. Il motivo, spiegano, è semplice quanto difficile da raccontare, almeno a chi non ha mai partecipato a un raduno del genere. È come ritrovarsi in una folla immensa, che si perde a vista d’occhio, di discepoli, che realizzano una profezia: «Attirerò tutti a me». Coetanei di ogni lingua, popolo e nazione danno forma, in modo evidente e tangibile, molto più che in altri contesti, a quel volto di Dio che ogni giovane cerca. Ma c’è anche dell’altro: quando un giovane, raggiunto da qualcosa di grande, torna a casa, ormai sa, con più consapevolezza, cosa è la Chiesa e che, insieme agli altri, costruire un mondo diverso non è un’utopia.
Cristina di Susa: Panama, segno indelebile

«Salutando Panama siamo saliti sull’aereo accompagnati dalle parole che papa Francesco ha pronunciato durante la Messa conclusiva: “Voi, cari giovani, non siete il futuro di Dio: voi giovani siete l’adesso di Dio! Lui vi convoca, vi chiama nelle vostre comunità, vi chiama nelle vostre città ad andare in cerca dei nonni, degli adulti; ad alzarvi in piedi e insieme a loro prendere la parola e realizzare il sogno con cui il Signore vi ha sognato”». Cristina Zeppa aveva 27 anni e alla Gmg di Panama era andata come unica “rappresentante” della diocesi di Susa, in provincia di Torino. Con lei altri 90 pellegrini delle diocesi del Piemonte per una esperienza che le è rimasta nel cuore al punto che anche oggi, a distanza di 7 anni, il riparlarne genera entusiasmo. Quell’essere l’“oggi di Dio” le è rimasto impresso, ma non è stato solo quell’invito di papa Francesco a far dire a Cristina quanto l’esperienza di una Gmg sia preziosa per il cammino. «Intanto rispetto a ciò che è stato per me», prosegue, «penso che la Gmg non sia solo una “cosa da Chiesa”, nel senso che non è solo una proposta per quelli che hanno già tutte le risposte». È un aiuto a farsi domande, a cercare, ad allargare l’orizzonte anche rispetto a giudizi o pregiudizi sulla Chiesa: «È infatti un’esperienza dove incontri giovani da tutto il mondo con storie diverse dalla tua. Ci sono momenti di festa, musica, ma anche spazi dove puoi fermarti a pensare alle cose importanti della vita che spesso nella routine quotidiana non affrontiamo mai. Cosa mi rende davvero felice? Cosa voglio fare della mia vita? Sono gli interrogativi che l’essere lì ti spinge ad affrontare». Le chiediamo cosa direbbe a chi oggi non ha ancora deciso se iscriversi. «Che non è necessario arrivarci da credenti modello, basta arrivarci aperti a vivere qualcosa di autentico. A me quella Gmg ha lasciato la sensazione di non essere sola. Mi sono resa conto che c’erano migliaia di ragazzi che vivevano le mie stesse domande, paure e desideri. Mi ha lasciato ricordi fortissimi e un modo nuovo di guardare me stessa e gli altri. In ogni caso, si torna a casa diversi da come si è partiti!». (Federica Bello)
Marilena di Nola: capire l'enormità della Chiesa

Quando è partita per la sua prima Giornata mondiale della Gioventù, a Lisbona, nel 2023, Marilena Giugliano aveva vent’anni, «non avevo mai preso parte ad un’esperienza così grande e non avrei immaginato di tornare a casa con gli occhi pieni di meraviglia. Sono partita per curiosità, contagiata dai preparativi di alcuni amici: non immaginavo che il ricordo di quei giorni sarebbe diventato così prezioso», racconta al telefono. Originaria della diocesi di Nola e socia di Azione cattolica, Giugliano ha scelto di partire per il Portogallo proprio perché contagiata da un gruppo di giovani di Ac di una parrocchia diocesana: «L’esperienza associativa ha di prezioso, per me, soprattutto la possibilità di vivere l’ecclesialità: se l’Ac mi aiuta a scoprire, ogni giorno, che la Chiesa è una realtà che va ben al di là dei confini parrocchiali, la Gmg mi ha fatto scoprire che la Chiesa è “enorme” – sottolinea con commozione –. Una realtà vasta in cui però puoi sentirti ovunque a casa. In quei giorni, in Portogallo, eravamo tantissimi, provenienti da esperienze di Chiesa diverse, con lingue diverse. Insomma, c’erano molte diversità, eppure, ognuna sembrava superabile: credo che abbiamo fatto, in quei giorni, un po’ l’esperienza di Pentecoste. Potersi immergere nell’abbraccio enorme della Chiesa è il motivo per me più importante per scegliere di partecipare ad una Gmg». Questa percezione di immensità ecclesiale, la giovane Giugliano – che a breve completerà la laurea magistrale in management – l’ha percepita in particolare in occasione della Veglia al parco Tejo-Tr’ancão: «Per arrivarci abbiamo dovuto camminare un po’ e faceva molto caldo: ma l’immagine di un popolo in cammino incontro a Pietro ripagava di tutto. Così come il ritrovarsi parte di un mare fatto di giovani con i quali pregare ma anche far festa: ogni gruppo faceva festa secondo il costume del proprio Paese, ma la voce della gioia era unica». Una gioia indimenticabile che ha reso accantonabili le difficoltà: «Camminare con lo “zainone” in spalla non è stato facile, ma il vivere la comunione tra di noi nolani ha fatto la differenza: c’era il rispetto del tempo di ciascuno, si camminava facendo attenzione che nessuno restasse indietro». (Mariangela Parisi)
Matteo e Giacomino di Roma: lì possono nascere legami indistruttibili


C’è chi ha fatto un cammino di maturazione spirituale e umana partecipando a più Gmg e chi è già proiettato verso Seul 2027. Matteo Maio e Giacomino Segreto, 25 anni il primo, 18 il secondo. Due giovani della diocesi di Roma accomunati dal desiderio di dare un senso vero alla propria vita e dimostrare, oggi più che mai, che un modo pacifico di stare insieme è possibile. Matteo ha partecipato alle Gmg di Cracovia nel 2016 e di Lisbona nel 2023. L’anno scorso è stato responsabile dei volontari parrocchiali per il Giubileo dei giovani. Giacomino ha vissuto un assaggio del clima delle Gmg partecipando la scorsa estate alla veglia con Leone XIV a Tor Vergata con ragazzi provenienti da tutto il mondo. Partire per una Gmg «sicuramente non è una vacanza a cinque stelle – racconta Matteo – ma è un viaggio verso una meta». Gli fa eco Giacomino, secondo il quale «si può senz’altro dire che è un viaggio faticoso, ma del resto lo è ogni giorno. C’è sempre chi è più forte e sarà più veloce, come ci sarà sempre quello che si schiererà dalla parte degli ultimi». In questa fatica, infatti, si sperimenta una solidarietà che azzera le differenze sociali ed economiche. Durante il Giubileo dei giovani Giacomino ha conosciuto «persone che condividevano quel poco che avevano e chi credeva di avere tutto si è reso conto che in realtà gli mancava solo un po’ d’amore». Per Matteo, la Gmg «dona un senso di pienezza. Per i più grandi è una cura alla solitudine esistenziale, per i più piccoli una prevenzione. Tutto sta nell’amicizia. In quelle giornate si stringono legami indistruttibili. Ti ritrovi con milioni di coetanei che cercano la stessa cosa, ognuno con le proprie storie, ferite e fragilità, ma tutti in cammino verso la stessa direzione. È qualcosa di sconvolgente che ti grida che vale la pena vivere. C’è la certezza che stiamo “condivivendo” una vita meravigliosa e stiamo andando tutti verso Gesù». (Roberta Pumpo)
Sara di Vicenza: un modo per conoscere qualcosa in più di sé

«Due sono i ricordi più intensi di Lisbona 2023: la festa degli italiani e la Via Crucis». Sara Padovan, quasi 24 anni, iscritta al IV anno di Scienze della formazione primaria a Padova, è certa sui momenti che l’hanno più segnata durante la sua prima Gmg, quella portoghese: la coesione ed il sentirsi parte di qualcosa di grande l’hanno sorpresa durante la tradizionale festa organizzata per Paesi o lingue, mentre della Via Crucis l’hanno colpita le modalità di proposta e le parole di papa Francesco. «Eppure durante la Via Crucis eravamo accampati alla meno peggio – racconta la vicentina –; l’obiettivo iniziale era trovare un angolino di ombra per proteggersi dalla calura, ma poi è passato tutto in secondo piano perché mi sono raccolta e ho vissuto intensamente quella preghiera».
Sara stava vivendo l’esperienza del Gruppo Sichem, percorso di discernimento vocazionale della diocesi di Vicenza, quando ha detto “sì” all’occasione della Gmg. «Sono sempre stata una persona molto timida, al punto da non accettare le proposte che arrivavano – aggiunge –. Mia sorella ha vissuto la Gmg di Cracovia ed è tornata entusiasta, ma io ho fatto fatica. Poi ho pensato che potesse essere un modo per continuare il mio discernimento e così ho accettato!».
Quello che ha trovato ha confermato alcune aspettative, come l’esperienza di una Chiesa giovane, ma in parte le ha consegnato qualcosa di sé che non conosceva. «Mi aspettavo momenti di fede molto forti – afferma – come la veglia, per esempio. Ho trovato una Chiesa giovane che pare essere dimenticata nelle realtà parrocchiali. La dimensione diocesana a me aveva già dato un respiro, ma lì tutto si è moltiplicato: anche vedere il modo di vivere la fede nelle varie culture è stato illuminante». Serve un grande spirito di adattamento per inevitabili scomodità quando ci si trova in milioni di persone, ma Sara è certa che «aver affrontato anche questi disagi con il gruppo ci ha resi veri pellegrini. La differenza la fa il modo in cui vivi le difficoltà e con chi». E al ritorno sono stati gli altri a notare il cambiamento avvenuto in lei grazie alla Gmg. (Naike Monique Borgo)
Matteo di Chiavari: quella gioia rimane per sempre nel cuore

Ci sono esperienze nella nostra esistenza che hanno la forza di avviare dei cammini perché regalano intuizioni che rilanciano scelte e restituiscono direzione. Per Matteo Sommani, 24 anni di Chiavari, la Gmg è una di queste: «Quella a Lisbona è stata la mia prima volta – racconta – e questo incontro con i coetanei arrivati in Portogallo da tutto il Mondo mi ha fatto toccare con mano la freschezza che restituisce alla vita il mettersi sui passi del Vangelo». Matteo sta concludendo gli studi in Ingegneria civile a Genova e nella sua Parrocchia di San Giuseppe dei Piani di Ri accompagna come educatore i ragazzi delle scuole superiori.
«Alcune sensazioni che porto ancora oggi nel cuore sono sicuramente la gioia dei ragazzi durante gli scambi di oggetti o il profondo silenzio durante la veglia – continua –, assieme allo stupore di scoprire di essere in tanti a seguire Gesù. A volte si prova la sensazione che non valga la pena scegliere con la logica del Vangelo, siamo presi dal solito cinismo del “tanto le mie scelte non contano niente” oppure “non cambierà mai nulla”. Invece in quei momenti mi sono reso conto che si può essere determinanti, che le nostre scelte contano e che non siamo soli».
Il clima di gioia e festa che scandisce ogni Gmg è contagioso: «Un’altra immagine che mi è rimasta impressa sono le tante bandiere che ho visto. Mi viene in mente quel passo del Vangelo quando Gesù dice che la messe è molta, ma pochi sono gli operai. Da educatore mi sembra molto vero: quante persone, quanta umanità, quante domande, quanto desiderio di cose grandi, quanta fame. Ci sarà qualcuno che si prenderà cura di questo tesoro? Saremo adulti affidabili? Riusciremo a metterci a servizio di questo bene?». «Non vedo l’ora della prossima Gmg in Corea, in un posto così lontano e con persone che saranno ancora più diverse – conclude Matteo –. Non vedo l’ora di accompagnare altri ragazzi ad incontrare Dio e gli altri, a stringere legami, a sperimentare la gioia del Vangelo. A trovare quel fuoco che nella vita di tutti i giorni ci aiuta a prendere scelte giuste e ad essere persone fedeli». (Luca Sardella)
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