Il Poverello
e il Crocifisso:
quella scuola
di ascolto

Il crocifisso di San Damiano che parlò a San Francesco, cosa accadde realmente e cosa ci insegna quel momento?
Google preferred source
July 10, 2026
Il colloquio di Francesco con il Crocifisso nella chiesa di San Damiano è uno degli eventi più noti della vita del santo di Assisi, anche se i testi più antichi, in realtà, nulla dicono su quell’avvenimento. Ne parlò per la prima volta l’autore della Leggenda dei tre compagni, testo i cui primi sedici capitoli risalgono – nella loro sostanza – agli anni 1244-1246; dopo di allora l’episodio fu regolarmente narrato nelle fonti ufficiali dedicate a san Francesco e a santa Chiara d’Assisi.
Cosa accadde, in realtà, in quella chiesa campestre? L’esatta cronologia delle opere agiografiche ci aiuta a dare una giusta valutazione dell’episodio. La fonte più antica, infatti, ossia la Leggenda dei tre compagni, narra che, passando un giorno Francesco «presso la chiesa di San Damiano, gli fu detto in spirito di entrarvi a pregare». Pregando egli «fervidamente davanti a una immagine del Crocifisso», questa «gli parlò con pietà e benevolenza: “Francesco, non vedi che la mia casa sta crollando? Va’ dunque e riparamela”. Tremante e stupefatto, rispose: “Lo farò volentieri, Signore”», intendendo però si trattasse della ristrutturazione dell’edificio, che minacciava rovina. «Tuttavia, per quelle parole fu colmato di tanta gioia e inondato di tanta luce, che egli sentì nell’anima che era stato veramente il Cristo crocifisso a parlare con lui».
Dunque, un’esperienza interiore, la cui autenticità fu comprovata dagli effetti benefici che Francesco provò nell’anima: fu inondato di tanta gioia! Nel Memoriale Tommaso utilizzò tale testimonianza, ma vi aggiunse nuovi e importanti particolari, che denotano un’evidente crescita dell’elemento miracoloso. Precisò infatti che «l’immagine di Cristo crocifisso, dal dipinto», parlò a Francesco «muovendo le labbra»; il giovane si ritrovò allora «tremante e pieno di stupore», e perse quasi «i sensi» alle parole di Cristo, ma obbedì alla sua voce. Bonaventura, da par suo, conosceva le versioni precedenti e le utilizzò entrambi. Nondimeno, operò delle interpolazioni notevoli: secondo il suo racconto, infatti, il giovane, «fissando gli occhi pieni di lacrime nella croce», avrebbe udito «con gli orecchi del corpo» la voce del Signore, che dall’alto della croce gli chiedeva, «per tre volte», di riparare la sua chiesa. Egli però fraintese l’invito e si mise a riparare le mura.
Ci troviamo perciò di fronte a un episodio che è stato più volte riscritto e dove l’elemento prodigioso è stato ampliato in maniera progressiva, a mo’ di una palla di neve che più rotola e più s’ingrossa. In ogni caso, da quel momento Francesco trovò il coraggio di rendere nota la sua conversione interiore e comprese via via, con sempre maggiore chiarezza, che «proprio nell’amore di Cristo» andava ritrovata «la ragione profonda per cui amare gli altri uomini» (Raoul Manselli).
Forse, non una volta soltanto, in momenti particolari, Cristo ha parlato anche al nostro cuore. Abbiamo dato ascolto alla sua voce? L’abbiamo compresa nel suo vero senso? E qual tesoro ne abbiamo fatto?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire