Il Papa: «Dio vede le ferite delle guerre e soffre per noi»
di Agnese Palmucci, Roma
Ieri all'Angelus Leone XIV, commentando il Vangelo di Matteo, ha sottolineato l'importanza di imparare ad avere lo «sguardo di Gesù» sull'umanità: lui «vede l'oppressione che schiaccia e la violenza che toglie la forza». Poi ha ringraziato Dio per il viaggio apostolico in Spagna, che si è tenuto dal 6 al 12 giugno.

Avere lo «sguardo di Gesù» è imparare a guardare l’umanità sofferente con gli occhi del Figlio di Dio, ha ripetuto ieri il Papa durante la preghiera dell’Angelus, commentando il Vangelo di Matteo (Mt 9,36 – 10,8) proposto dalla liturgia domenicale. Nel brano evangelico, guardando le folle «stanche e sfinite», Cristo ha compassione di loro, che sono «come pecore senza pastore». Un racconto, ha spiegato il Pontefice, «che testimonia l’attenzione della sua vista oltre a dirci che cosa il Signore osserva». Gesù «vede l’oppressione che schiaccia e la violenza che toglie la forza», ha sottolineato davanti ai molti fedeli in piazza San Pietro, «vede le ferite delle guerre e il vuoto del consumismo», «vede volti ridotti a maschere, famiglie spezzate dal male e giovani illusi da falsi ideali». Quando chiama a sé i dodici discepoli, il Signore «vede e ama», «ama e soffre per noi, con noi» e «la sua compassione esprime non solo vicinanza fraterna, ma volontà di redenzione».
Gesù «conosce il nostro cuore e se ne prende cura», si dedica «a tutti come buon pastore e, come signore della messe, manda operai nel campo del mondo». La missione degli "operai" è «dare il conforto di Dio a chi soffre», portando «carità dove c’è miseria, speranza dove c’è afflizione, fede dove c’è sfiducia». È il Vangelo stesso a riportare i nomi dei primi dodici “operai”, gli apostoli. «Tra loro c’è Simone detto Pietro, il primo, e anche Giuda Iscariota, l’ultimo», ha proseguito Leone XIV, «per ricordarci che si può seguire Gesù e tradirlo, ma il Vangelo rimane per tutti parola viva e vera», e ripete che «il Regno dei cieli è vicino». Quando questo Vangelo «viene annunciato e praticato», infatti, «il male crolla come una malattia che finisce, come una notte che cede all’aurora, come la morte vinta dal Risorto».

Allo stesso modo lo sguardo di Gesù «trasforma la realtà piena d'amore: la sua iniziativa dà vita a un popolo nuovo, la Chiesa, chiamato a continuare la missione degli apostoli: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date». Un dono che «è del tutto gratis, perché il suo valore eccede ogni misura: è impossibile meritarla o “comprarla”». Questa grazia «è il bellissimo nome della misericordia di Dio, che ci raggiunge ovunque, per portarci a sé». Il compito di evangelizzare, ha concluso il Papa, «nasce dal dono di Dio che in Cristo diventa perdono per il mondo, servizio a chi è più piccolo e povero, impegno per la giustizia»
Dopo la preghiera mariana Leone XIV, tornato nella notte di venerdì dal viaggio apostolico in Spagna, ha ringraziato il Signore per i giorni in terra iberica. «Ringrazio il popolo spagnolo che mi ha accolto con grande entusiasmo e devozione», ha detto, ringraziando in particolare il re, i vescovi, le comunità incontrate e l’intera Chiesa di Spagna. Poi ha ricordato alcuni nuovi beati: i sacerdoti diocesani Venceslao Drbola e Giovanni Bula, della Moravia, e Giovanni Świerc e otto compagni, sacerdoti salesiani polacchi. «Tutti sono stati beatificati come martiri, perché vittime delle persecuzioni di regimi totalitari a motivo della loro fedeltà a Cristo - ha proseguito - Inoltre, nel Mato Grosso, in Brasile, è stato beatificato Nazareno Lanciotti, sacerdote romano missionario, anch’egli martire, perché in nome del Vangelo difendeva i più poveri». Prevost ha espresso vicinanza anche alle popolazioni delle Filippine «colpite alcuni giorni fa da un forte terremoto», e ha pregato «per i defunti e i loro familiari, per i feriti e per tutti coloro che soffrono a causa di questa calamità».
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