Il "mio" padre Angelo, una vita spesa tra i Maya del Guatemala
Il ricordo personale di un missionario nato a San Sebastiano al Vesuvio e morto il 7 ottobre. Dalle comunità di Tacaná all'associazione Hermana Tierra, una rete di amicizia e solidarietà costruita accanto agli ultimi

Don Ernesto e doña Lupe. Sono loro che mi avevano accolto al confine tra Messico e Guatemala la prima volta 10 anni fa. Li aveva inviati padre Angelo Esposito a prendermi per trascorrere dei giorni assieme, tra piantagioni di caffè, las fincas, dove gli uomini e le donne sgobbavano sotto il sole per pochi quetzal, la moneta del Guatemala. Nato a San Sebastiano al Vesuvio (Napoli) 53 anni fa, padre Angelo aveva scelto di vivere in missione in America Latina, assieme ai poveri e piccoli Maya, troppo spesso denutriti. E questo non lo aveva isolato dalla sua terra. Infatti aveva creato l’associazione Hermana Tierra, un ponte tra i due continenti e le persone che potevano dargli una mano. Avevo subito iniziato a scrivere anche su Avvenire su questo mondo, la missione, e di un napoletano “in missione speciale”, come lo aveva definito Luigi, un amico professore di vecchia data. E tra amici vecchi e nuovi, giornalisti, medici, fisioterapisti e altro, si era creata quella rete di solidarietà capace di fare del bene, ma prima di tutto a noi stessi che siamo andati a visitarlo. Non aveva mai visto gente così povera. Ricordo una famiglia, padre alcolizzato, la moglie e quattro figlie in una casa sgarrupata, senza pavimento, nella foresta. Andai con delle volontarie a portare cibo e medicine. Non avevano alcun mezzo per andare in paese, nemmeno una bici per arrivare a Tacanà, al dispensario che padre Angelo aveva creato. Io potevo scrivere, comunicare che con il 5 per mille si contribuiva a sostenere famiglie e bambini, ed era un sollievo far arrivare la notizia ovunque. Psicologi, infermieri, ma anche preti e seminaristi in questi anni sono andati in missione grazie a lui. Italiani, inglesi, americani, credenti e non. Non aveva confini il bene che si può fare, e questo padre Angelo lo sapeva. Come quando mi affibbiò pesanti documenti che dovevo portare alla Cei. Era un progetto che gli aveva tolto il sonno: ingrandire il centro medico, cosa poi che è avvenuta.
È troppo difficile scrivere adesso di lui, è uno sforzo che mi ripaga in parte solo pensando a quanto, io e Vittoria, Pina, Anna, Bianca Giovanpaolo, Oriana e tanti altri abbiamo ricevuto da quest’omone di due metri, di poche parole ma di tanti fatti. Aveva scritto due libri di favole per ricavare contributi all’associazione Hermana Tierra, un ennesimo ponte di una chiesa che o è missionaria o non è. Lo avevano capito in tanti, e con tanta soddisfazione mi aveva comunicato del conferimento dell'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine della «Stella d'Italia», un grazie dall’Italia per quanto il missionario continuava a fare per i dimenticati della terra. Era stato a Lourdes pochi giorni fa, è mancato il 7 ottobre, nella giornata della Madonna del Rosario, la ricorrenza di una festa alla Madre che sa accogliere tutti i suoi figli.
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