Essere prete tra i malati: don Andrea e la sfida della speranza
Cappellano nel reparto di ematologia del Policlinico di Borgo Roma, il sacerdote veronese racconta l’ascolto dei pazienti, le domande senza risposta e la necessità di accompagnare il dolore senza esserne travolti

La voce si incrina più volte mentre gli tornano in mente volti e storie di chi non ce l’ha fatta. Don Andrea Gaino, sacerdote veronese, dal 2016 cappellano nel reparto di ematologia del Policlinico di Borgo Roma, li nomina uno alla volta: Lucia, giovane mamma di due bambini piccoli che si preparava con cura prima della videochiamata con i figli e impiegava tutte le proprie forze per trasmettere serenità. Luana, ricoverata a lungo per un duplice trapianto, sul cui volto ha visto «progressivamente riaffiorare la serenità». Giulio, che ha combattuto e affrontato la malattia con grande fede. Sono passati anni, ma i loro volti sono impressi nella memoria. Don Andrea, 65 anni a novembre, sacerdote da 39, insegna teologia morale all’Istituto superiore di scienze religiose “San Pietro Martire”, allo Studio teologico “San Zeno” di Verona e all’Istituto superiore di scienze religiose “Romano Guardini” di Trento. Da due anni è anche presidente della Pia Opera Ciccarelli, che gestisce residenze per anziani e persone con disabilità. Tra aula e corsia, spiega, c’è «un rapporto reciproco». La riflessione teologica, in particolare sulla bioetica della cura, lo aiuta ad avvicinare i casi concreti che incontra in ospedale. Ma vale anche il contrario: il contatto con la vita impedisce alla teologia di restare «puramente teorica e fatta a tavolino». Il ministero in corsia gli ha «consegnato un luogo perché quella riflessione maturasse nel tempo in maniera molto più radicata», dando all’insegnamento teologico «un taglio molto più esperienziale e legato all’umanità concreta». Nel reparto di ematologia i ricoveri possono durare mesi, nel corso dei quali si tessono relazioni. Quello di don Andrea è «un servizio prevalentemente di ascolto» durante il quale «ha molto da imparare». Si accosta ai pazienti in modo «sempre rispettoso – precisa –, perché non tutti frequentano la Chiesa». Ma non ha «mai incontrato resistenze». Al contrario. Sono tante le domande che gli vengono rivolte. «Molte sono implicite – afferma –. Resta il bisogno di essere compresi e accompagnati nelle situazioni particolarmente impegnative, come quelle dei malati oncologici. Poi ci sono quelle cariche di dolore per dover lasciare i familiari. Sono le più difficili da accompagnare. Si ascoltano, si condividono, si accolgono». Decine di volte si è sentito rivolgere “la domanda delle domande”: perché proprio a me, perché proprio a mio figlio? Don Andrea non pretende di dare risposte. «Spiego che quell’interrogativo lo porto dentro anch’io – afferma –. Non c’è un perché. Portiamo insieme quella domanda davanti al Signore». Don Gaino ha un nodo alla gola e alla domanda come si fa a farsi coinvolgere dalle storie senza farsi travolgere risponde che «serve misura. Se si vuole aiutare qualcuno, bisogna anche sapere fin dove lo si può accompagnare. Lo suggerisco anche al personale ancora più coinvolto di me perché in reparto ogni giorno. Bisogna essere assolutamente veri ed empatici, ma con la consapevolezza che puoi portare un carico nella misura delle tue forze. Se supero quel limite non posso più essere di aiuto».
Alla Pia Opera Ciccarelli lo sguardo si allarga alla terza e quarta età, in una società che troppo spesso scarta chi non produce. Le persone accolte, sottolinea subito, «non sono ospiti ma residenti: sono a casa loro». Quotidianamente il personale si impegna a «restituire dignità» agli over 65 per «farli restare autori e protagonisti della propria vita, con le capacità che hanno, e mantenere vivo il legame con le famiglie, e non diventino oggetto di abbandono o di delega». Infine, don Andrea ci tiene a sottolineare l’importanza del lavoro di squadra. «Sia in ospedale con il personale e con gli altri cappellani, sia alla Pia Opera Ciccarelli con chi condivide la responsabilità della gestione, è fondamentale «il lavoro di équipe – conclude –. Ci si impegna personalmente ma affinché tutto proceda al meglio per il benessere dei pazienti bisogna costantemente confrontarsi». È proprio dentro questa rete di cura e di condivisione che si inserisce la campagna della Conferenza episcopale italiana “Uniti nel Dono”. Sostenere i sacerdoti attraverso le offerte deducibili all’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero significa entrare a far parte di quella stessa catena di reciprocità: un gesto che permette a don Andrea, e a tanti sacerdoti come lui, di continuare a essere una presenza sincera e gratuita laddove ce n’è più bisogno, affinché nessuno debba mai sentirsi solo o di peso.
«Uniti nel Dono» è la campagna promossa dalla Conferenza episcopale italiana per sensibilizzare i fedeli al sostentamento dei circa 31mila sacerdoti che operano nelle diocesi italiane e nelle missioni all’estero, impegnati ogni giorno nelle parrocchie, negli ospedali e accanto alle persone più fragili. È possibile contribuire con un’offerta sul sito www.unitineldono.it, tramite carta di credito, oppure con bonifico bancario all’Iban IT33A0306903206100000011384, intestato all’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero. Si può anche utilizzare il conto corrente postale 57803009. Le offerte sono fiscalmente deducibili fino a 1.032,91 euro all’anno, conservando la ricevuta del versamento.
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