Calano gli arrivi e le domande ma ci sono più morti e dispersi sulla rotta del mare

Idos anticipa alcuni numeri del “Dossier statistico Immigrazione 2026” e per la prima volta, da10 anni, diminuiscono le persone in fuga «Dietro questi dati ci sono le politiche di contenimento forzato»
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October 16, 2026
Il barchino  di legno intercettato da Sos Mediterrane alcuni giorni fa e sparito nel nulla/Camille Martin Juan/SOS MEDITERRANEE
Calano le persone costrette alla fuga nel mondo. Calano gli ingressi irregolari in Europa, inclusi gli sbarchi, e le richieste di asilo. Ma non è una bella notizia: perché aumentano i morti, le privazioni dei diritti umani, le domande di protezione pendenti, l’ostilità verso chi salva i migranti dalla morte in mare.
L’ultimo rapporto di Idos, il “Dossier Statistico Immigrazione 2026” - che sarà presentato il prossimo 27 ottobre - non fa sconti. «Una lettura puntuale e controcorrente delle migrazioni non programmate e forzate che – pur rappresentando una parte minoritaria dell’immigrazione – restano protagoniste nel dibattito pubblico, costantemente associate all’emergenza e alla minaccia» sottolineano i ricercatori che hanno raccolto i dati.
Per la prima volta, negli ultimi dieci anni, diminuiscono le persone costrette a migrare: alla fine del 2025 i migranti forzati nel mondo sono 117,8 milioni, ben 5,4 milioni in meno rispetto al 2024 (-4,3%). Il calo però dipende soprattutto dai ritorni nei territori di origine (14,7 milioni, +49%), spesso non volontari e verso contesti ancora fragili, segnati da insicurezza, povertà e servizi essenziali insufficienti. Gran parte del peso dell’accoglienza resta comunque fuori dall’Europa: il 65% dei migranti forzati vive in un Paese confinante con quello di origine e il 68% è accolto in Paesi a basso o medio reddito. In totale, sette rifugiati su dieci provengono da soli sei Paesi: Venezuela (6,4 milioni), Ucraina (5,2), Siria, Afghanistan, Sudan e Sud Sudan. Anche in Europa, si registra un calo degli attraversamenti irregolari: 180mila contro i 240mila del 2024 (e meno di 64mila nei primi sette mesi del 2026) secondo Frontex. In Italia, gli sbarchi sono fortemente diminuiti: dopo gli oltre 180mila del 2016 e i 157mila del 2023, sono scesi a quota 66mila sia nel 2024 sia nel 2025, e a meno di 20mila nei primi otto mesi del 2026: una diminuzione di oltre il 50% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Calano, in parallelo, anche le richieste di protezione internazionale. Nell’Unione europea nel 2025 le domande d’asilo presentate per la prima volta sono state circa 672mila (-26,4% rispetto al 2024 e oltre un terzo in meno rispetto al picco di 1,05 milioni del 2023). Il tasso di riconoscimento è sceso dal 51,4 al 39,1%, e a inizio 2026 restavano più di 1 milione e 200mila domande in attesa di decisione. Anche in Italia, seconda per nuove richieste di protezione dopo la Spagna, le domande di asilo sono in calo (128mila vs 151mila nel 2024) e si registra un tasso di riconoscimento del 30% (dal 35,9%) confermando un valore sensibilmente più basso della media Ue.
Ma dietro a queste riduzioni, non c’è un ridimensionamento del bisogno di protezione, ma, come dimostrano i morti in mare, «il suo contenimento (forzato)» come dal confronto tra il calo degli arrivi via mare nei primi otto mesi del 2026 (poco più di 51mila in tutto il Mediterraneo contro gli 86mila dello stesso periodo del 2025) e l’aumento delle morti accertate durante la traversata (1.733 da gennaio ad agosto 2026 contro le 1.248 dello stesso periodo del 2025). Solo nella rotta del Mediterraneo centrale hanno perso la vita 914 persone, contro le 827 dello scorso anno (+11%).
«Il contributo della Ong Sos Mediterranee Italia al Dossier ricostruisce un decennio di ostilità e compressione del soccorso civile» elencano i ricercatori. Oltre ai 72 episodi di intimidazioni e violenze alle navi delle Ong da parte della cosiddetta guardia costiera libica, documentati da SeaWatch tra il 2016 e il 2025 (ma che continuano anche nel 2026, ndr), le disposizioni governative che impongono di rientrare in porto dopo ogni soccorso e l’assegnazione di porti lontani hanno fatto perdere alle imbarcazioni di soccorso 1.219 giorni operativi tra il 2022 e il 2025. Per Sos Mediterranee la perdita di vite «non è una fatalità, ma il risultato di precise scelte politiche».
Il presidente del Centro Studi Idos, Luca Di Sciullo, punta il dito contro il patto Ue. «È il risultato naturale di politiche migratorie europee che anche prima del patto si sono irrigidite e incattivite, che hanno cercato in tutti i modi di eludere il dovere di accoglienza, impedendo di fatto di far toccare il suolo europeo ai migranti in fuga per far impedire loro di presentare la domanda d’asilo. In questo modo facciamo fare il lavoro sporco agli altri».

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