Manuel aveva 9 anni quando è morto di tumore. Ora si apre la sua causa di beatificazione

Morto nel 2010, ha coltivato sempre l’amicizia con Gesù, diventando un vero e proprio testimone di luce. Il vescovo Fragnelli: dimostra che alzare lo sguardo verso l’alto è possibile a ogni età
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June 19, 2026
Manuel Foderà
Manuel Foderà
Ci sono vite capaci di lasciare tracce di eternità pur nello spazio di un tempo brevissimo. Così è stata l’esistenza di Manuel Foderà, stroncato a soli 9 anni da un tumore il 20 luglio 2010. Per questo “piccolo guerriero della luce” la diocesi di Trapani apre la fase diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione. Il prossimo 26 giugno in Cattedrale, infatti,soi terrà la sessione di apertura con il giuramento dei membri del Tribunale diocesano e del postulatore Francesco Catozzella.
Nato nel 2001 e cresciuto a Calatafimi Segesta, Manuel ha vissuto una lunga battaglia contro un neuroblastoma aggressivo. Una sofferenza logorante, trasformata però in una «missione di luce» per «sciogliere i cuori più induriti». La sua vicenda, segnata da continui ricoveri e terapie devastanti iniziate ad appena quattro anni, più che la cronaca di un’esistenza dolorosa è il diario di un’amicizia profonda: quella con Gesù, che chiamava il “mio amico speciale”, affrontando ogni prova come occasione per vivere la sua “missione di luce”, ricevendo una vita che descrive “strana” ma “speciale”. Pur consapevole della fine imminente, nel giorno del suo ultimo compleanno, al termine di una originale caccia al tesoro il cui premio finale era una statuetta di Gesù bambino invitò gli amici a non mollare mai «perché un guerriero della luce anche se sta morendo ha Gesù nel cuore». Bambino dalla fantasia travolgente, appassionato di feste in costume, Lego e di macchine sportive, Manuel non ha mai smesso di essere un vulcano di iniziative. Memorabile l’episodio in cui, pur trovandosi in isolamento in ospedale, riuscì a organizzare un pranzo per 50 bambini di una delle borgate più difficili di Palermo. Ogni corsia diventava uno spazio di gioco; le flebo e i trattamenti venivano convertiti in “complici” per la sua missione: avvicinare medici, infermieri e piccoli pazienti o persone lontane a Gesù. Una mobilitazione spirituale che continuava inviando messaggi, lettere, preghiere: centinaia!  «Per noi Manuel è un cuore vivo che solleva il nostro sguardo al cielo e ci chiama a rendere più bella ogni vita su questa terra – spiega il vescovo di Trapani, Pietro Maria Fragnelli, promotore della causa –. La leggerezza della sua storia dolorosa è un dono dello Spirito Santo, che penetra nei cuori e li dispone a diventare dimora della grazia». Nelle sue preghiere Manuel non chiedeva la guarigione per sé: intercedeva per la pace nel mondo, per la conversione dei cuori e perché i bambini della Terra non soffrissero. Aveva chiesto e ottenuto di ricevere la Prima Comunione in anticipo, definendo l’Eucaristia una «bomba di grazia». Proprio a questo legame intimo con Gesù nell’Eucaristia sono dedicate le pagine più intense della biografia scritta da Valerio Bocci per le edizioni San Pino (oggi pubblicata in diverse lingue), che ricostruisce dialoghi e scritti, disegni e preghiere custoditi dalla mamma, Enza Milana. «Manuel è stato un grande missionario», aggiunge Fragnelli, che richiama poi il magistero di Leone XIV: «Come ha ricordato il Papa è tempo di alzare lo sguardo e di allargare il cuore. Manuel ci ha insegnato che si può fare in ogni età e in ogni condizione di vita». Una lezione racchiusa in una preghiera scritta dal piccolo Manuel dopo una notte in ospedale: «I miei occhi vedono cose che gli altri non vedono perché nel buio della mia vita, per alcuni vuota e insignificante, io vivo cose bellissime».

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