Addio a Pino Cannavò, il diacono ordinato lo scorso luglio in terapia intensiva
di Alessandro Rapisarda, Catania
Combatteva con un tumore diagnosticato nel 2025. «Un vero padre e un vero pastore», diceva dell'arcivescovo Luigi Renna, che aveva indicato nel reparto d'ospedale il luogo del suo ministero, come «un pulpito “scomodo”, che somiglia tanto alla Croce»

Si è spento a 60 anni Pino Cannavò, il diacono permanente ordinato appena due mesi fa nel reparto di Terapia intensiva del Policlinico di Catania. Aveva ancora il respiro corto quando, il giorno dopo la sua ordinazione, raccontava ad Avvenire la gioia di quell’«eccomi» pronunciato dal letto d’ospedale. La voce si interrompeva, i macchinari segnalavano l’affanno, servivano alcuni istanti per recuperare fiato. Poi il racconto ripartiva: «Quando mi è stata proposta la possibilità di essere ordinato qui sono stato entusiasta. Ho trovato nel vescovo un vero padre e un vero pastore». Cannavò è morto stamani, 14 settembre 2026. Da oltre un anno combatteva contro un tumore, diagnosticato nel giugno 2025. Cure e chemioterapia avevano accompagnato l’ultimo tratto di una vita spesa nel lavoro e di un cammino che lo aveva condotto agli studi teologici e alla preparazione al diaconato permanente. Appartenente alla comunità parrocchiale del Santissimo Sacramento, aveva ricevuto l’accolitato il 13 marzo, dopo diversi anni di formazione nella Comunità diaconale. La malattia aveva accelerato i tempi. Il 15 luglio l’arcivescovo Luigi Renna lo aveva raggiunto in Terapia intensiva per l’ordinazione. Accanto al letto c’erano la moglie Maria Rita e i loro due figli, entrambi infermieri nello stesso Policlinico. Quel giorno nel reparto si trovava anche la reliquia di sant’Agata, arrivata durante il pellegrinaggio per il IX centenario della traslazione. Pino aveva chiesto che rimanesse accanto a lui.
«Appena il vescovo è entrato mi sono messo a piangere – raccontava –. È stato un pianto ininterrotto. Anche lui si è emozionato tantissimo, mi ha abbracciato». Renna aveva indicato proprio quel reparto come il primo luogo del suo ministero: «È un pulpito “scomodo”, che somiglia tanto alla Croce». Da quel pulpito, Cannavò ha esercitato il diaconato per appena due mesi. Ha pregato per sé, per la famiglia, per i confratelli e per la Chiesa. Attraverso il telefono ha continuato a raggiungere la comunità dei diaconi e degli aspiranti, scambiando messaggi, incoraggiando, condividendo la propria speranza e mantenendo un legame costante con formatori e sacerdoti che lo avevano seguito. Una fraternità che lo ha accompagnato fino alla fine con la preghiera e che oggi sente la sua assenza. Alla notizia della morte si sono susseguiti i messaggi dei confratelli, ricordi, gratitudine e preghiere per lui e la sua famiglia. Uno di loro ha affidato a poche parole il saluto a Pino: «Oggi è entrato nella diocesi della Gerusalemme celeste». Un’immagine che riporta a quel letto di Terapia intensiva e a quell’«eccomi» atteso per anni. Il ministero di Pino Cannavò è durato appena due mesi. Abbastanza perché quel pulpito “scomodo” diventasse il luogo dal quale continuare a servire, pregare e incoraggiare fino alla fine. I funerali saranno celebrati martedì 15 settembre alle 16.30 nella Cattedrale di Catania.
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