Un festival per riscattare le periferie: a Modena la Generazione Z unisce la città
di Estefano Tamburrini, Modena
Nel parco XXII Aprile, ritenuto «pericoloso» da media e famiglie, quaranta ragazzi hanno organizzato la rassegna “Oltre”. Tre giorni di musica, fumetti e sport per «superare le barriere social che dividono le generazioni»

Si può (e si deve) rompere l’algoritmo. È la provocazione lanciata dai giovani di Modena, intenti a superare barriere che dai social alla strada incasellano vecchie e nuove generazioni. E possono dire di avercela fatta, almeno per qualche giorno, usando il proprio linguaggio – musica, fumetti, sport – capace di unire anche i più lontani. Loro – quaranta giovani coinvolti nell’organizzazione di “Oltre, il festival che connette la città”, conclusosi alla scorsa mezzanotte – hanno scelto di svolgere l’intera rassegna in periferia, oltre le mura del centro storico, al Parco XXII Aprile, più volte definito «pericoloso» dai loro genitori, dai media e dalla politica locale. Ci hanno lavorato per cinque mesi, con il metodo del World Café, facilitato da Caritas di Modena-Nonantola, Centro servizi volontariato e altre sigle nell’ambito di Modena capitale italiana del volontariato.
«Ci siamo ascoltati l’un l’altro, creando diverse connessioni tra giovani diversi, pronti a mettersi in gioco», commenta Ciro Ludovico, referente del festival e operatore Caritas. «Tutti siamo stati chiamati a fare un salto dall’io al noi», dice Ludovico in riferimento ai lavori e al programma finale che «è un equilibrio tra più dimensioni – artistica, laboratoriale, verbale – proposte dai partecipanti». Sullo sfondo: riflessioni sulla responsabilità, l’appartenenza plurale e la contro-narrazione. Altra scelta importante – prosegue – è stata quella di «investire sulla convivialità e la fraternità», attirando «bambini e giovani famiglie» nell’area nota come il “Cortile della Crocetta”: il padiglione in legno di larice, circondato da nuove piantumazioni, inaugurato quattro anni fa nell’ambito del progetto G124 dell’architetto Renzo Piano. «Avete invertito gli schemi e vi siete presi la parola per parlare agli altri. E ne abbiamo bisogno – ha osservato il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti –. Di solito questa città parla molto di giovani, ma non si ferma a dialogare con loro». Il primo cittadino elogia la capacità dei ragazzi di andare «al di là della rappresentazione aggressiva che spesso viene fatta dei giovani, così come del parco e dello spazio pubblico in generale, che in realtà andrebbe vissuto con più intensità».

Prima di lui monsignor Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola e di Carpi, aveva espresso il desiderio di dare «più ascolto ai giovani». «Troppo spesso – aggiungeva – ci chiediamo cosa dire e come farci capire da loro, ma raramente ci poniamo in ascolto di ciò che i giovani intentano dirci». Tra i partecipanti incontriamo Serena Mignano, direttrice artistica del Centro “La Fenice”, con sede all’R-Nord, complesso residenziale vicino al Parco XXII Aprile, al centro della cronaca nera locale. «Aderiamo a “Oltre” – racconta – perché abbiamo una visione comune che punta sulla comunità, che va vissuta insieme, dando spazio ai ragazzi attraverso il corpo e la parola». Mignano è tra le fondatrici del Centro, che anima il quartiere facendo rete e organizzando eventi. «Il contesto, che molti ritengono fragile, è invece una ricchezza per chi fa arte – prosegue –. Qui le differenze si intrecciano e ci aiutano a crescere, diversamente da quanto viene narrato». Percorriamo anche i diversi stand allestiti nel parco, tra cui quello dell’artista Umme Farwa, che propone tatuaggi henné al pubblico, e un altro gestito dal fumettista Francesco Giglio, capace di immortalare volti e stati d’animo. «Siamo qui per valorizzare le risorse che nella città ci sono già – commenta Carolina Boscardin, operatrice Caritas coinvolta nel progetto –. In particolar modo la voce dei giovani, che fatica spesso a trovare il proprio spazio».
Quanto alla scelta del parco – dove Caritas opera interventi socioeducativi dal 2021, anche attraverso un Tavolo di comunità che riunisce diverse sigle associative –: «Crediamo sia ancora possibile fare comunità. E che lo spazio pubblico vada recuperato costruendo legami». Boscardin conclude anticipando che il metodo di lavoro «“con” i giovani anziché “per” i giovani» sperimentato a “Oltre” ispirerà anche la prossima progettualità 8xmille della Caritas locale: «Occorrono strumenti, perché la partecipazione sia quotidiana».
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