Nessun abuso edilizio: al processo per Torre Milano sono stati tutti assolti
di Simone Marcer, Milano
La prima sentenza nell'ambito dell'inchiesta sull'urbanistica milanese: «Costruttori e funzionari in buona fede nel seguire le prassi del Comune e le sentenze dell'epoca». Sala: «Dai pm violenza verbale»

Finisce con otto assoluzioni perché il fatto non sussiste il primo processo dell’urbanistica milanese, quello per la Torre Milano di via Stresa, che avrebbe dovuto fare da apripista tra le tante inchieste e i processi in corso sull’urbanistica milanese e il cosiddetto sistema Milano. La giudice monocratica Paola Braggion, dopo una breve camera di consiglio, ha assolto dalle accuse di abuso edilizio, lottizzazione abusiva e falso gli ex dirigenti del Comune Giovanni Oggioni, e Franco Zinna, i costruttori Stefano e Carlo Rusconi, il progettista e direttore dei lavori Gianni Maria Ermanno Beretta. E infine gli allora funzionari dello Sportello edilizia, Francesco Mario Carrillo, Maria Chiara Femminis e Pietro Ghelfi. La lettura della sentenza è stata accompagnata da un applauso in aula. La vicenda era quella della realizzazione del grattacielo di 24 piani, alto 82 metri, costato 45milioni di euro, e realizzato attraverso una Scia, segnalazione di inizio attività. In pratica una nuova costruzione fatta passare per intervento di ristrutturazione. L’accusa di lottizzazione abusiva nasceva invece dalla «trasformazione edilizia urbanistica» in assenza di un «piano urbanistico attuativo» obbligatorio per gli edifici con altezze superiori ai 25 metri. Che sono poi le contestazioni di molte altre inchieste in corso dell’urbanistica milanese, e anche in almeno altri tre processi appena iniziati («Bosconavigli», che vede imputato l’architetto Stefano Boeri), in corso («Park Towers» di Crescenzago) o che si stanno avviando a conclusione: la palazzina di via Fauché (con sentenza prevista in luglio). Perciò le assoluzioni di ieri possono rappresentare un precedente importante. In attesa di leggere le motivazioni della sentenza, tra 90 giorni, il presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia, in una nota ha spiegato che gli otto imputati del processo Torre Milano sono stati assolti perché hanno agito in buona fede a fronte di una giurisprudenza sul concetto di ristrutturazione che è cambiata negli anni: «Manca l’elemento soggettivo del reato, sia doloso che colposo, atteso che solo negli ultimi anni la giurisprudenza penale, quella amministrativa e finanche le pronunce della Corte Costituzionale più recenti - scrive Roia - hanno offerto diverse interpretazioni del concetto di ristrutturazione». L’anno spartiacque, dopo il quale costruttori, progettisti e funzionari comunali non possono più sostenere di aver fatto degli abusi edilizi «in buona fede», perché le norme glielo consentivano, sarebbe il 2023, quando appunto Cassazione e Corte Costituzionale si sono pronunciate contro le pratiche del «sistema Milano»: costruire con la Scia, con il parere positivo della commissione Paesaggio, e in assenza di un piano attuativo. Invece, nel caso di Torre Milano (ultimata nel 2022), «la prassi consolidata del Comune di Milano, discendente dall'applicazione della Legge Regionale, del Pgt e del Regolamento Edilizio», «sostenuta dalla pacifica giurisprudenza amministrativa dei Tar e del Consiglio di Stato, consentiva l'intervento con il titolo effettivamente rilasciato». La Scia, appunto. Gli inquirenti attenderanno le motivazioni e poi valuteranno il ricorso in appello. La Procura è convinta che la sentenza abbia riconosciuto l'abuso edilizio, ma che ne abbia scagionato gli autori.
Pungente il commento del sindaco di Milano Giuseppe Sala: «A questo punto sono anche un po’ curioso di capire il dottor Viola (il procuratore capo di Milano, Marcello Viola, ndr) , che stimo, come vede la situazione, perché evidentemente sta tutto in una responsabilità generale. Quindi mi chiedo che giudizio dà dell’operato del suo team». «La cosa che proprio mi ha molto amareggiato - ha aggiunto - è stata la violenza verbale usata dai pm nel sostenere le accuse. Il primo motivo di amarezza è aver visto colpite persone che sono a me vicine e di cui sono certissimo dell'onestà. Faccio un nome, l'ex assessore Tancredi». «E poi la seconda cosa - ha detto -, c’è un continuo uso di aggettivi, una necessità di corroborare le loro tesi con parole tese a screditare la nostra azione. Un mio amico mi ricordava del maxiprocesso di Palermo e mi diceva che in quelle carte non c’è un aggettivo, ci sono fatti. Se ripensiamo a tutto quello che è stato detto e scritto in quest’ultimo anno ci sono tantissimi aggettivi e sono proprio tesi a screditare persone e istituzioni rispetto all’opinione pubblica. Fino a utilizzare termini come “democrazia urbanistica” e come appunto “sovvertimento”. Noi siamo stati accusati di sovvertire la democrazia urbanistica».
Mezz'ora dopo la sentenza, il comitato Famiglie sospese, che riunisce le persone che hanno comprato casa nei cantieri bloccati e finiti sotto sequestro hanno improvvisato una conferenza stampa fuori da Palazzo di Giustizia a Milano. «L’assoluzione piena di Comune e operatori nel processo sulla Torre Milano mette fine a una vicenda giudiziaria che non avrebbe mai dovuto investire la vita di cittadini onesti», hanno detto. «Per due anni scrive il portavoce Filippo Borserllino -, un'intera comunità è rimasta ostaggio di teoremi urbanistici e cortocircuiti interpretativi che hanno congelato i risparmi, i progetti e il futuro di migliaia di nuclei familiari. Questo non è stato solo un processo edilizio, è stato un sequestro di certezze civili. Chi risarcirà le famiglie per l’angoscia e i danni subiti in questo periodo di totale stallo?». Borsellino ricorda come «la requisitoria» della pm Petruzzella «era terminata definendo le nostre case come “uno sfregio alla città”. La giustizia ha accertato non solo l'assenza di reati, ma anche che l'unico sfregio è stato fatto alle nostre vite». Ora la richiesta è alla politica come il Comitato ribadisce da tempo, che «deve ora rimediare ai danni sociali di questa paralisi».
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