L'Italia si stringe attorno a Riccardo, Chiara, Achille e Giovanni: «Vivete in tutti noi»
di Giuseppe Muolo, Chiara Unguendoli, Simone Cesati e Ginevra Gori
Tantissimi i giovani ai funerali, oggi a Roma, Milano e Bologna, di quattro dei sei ragazzi italiani morti a Crans-Montana. Il ricordo degli amici, dei genitori e le omelie dei celebranti

«Noi siamo stati abbracciati da tutta Italia, abbiamo tutti sete di verità e che queste cose non succedano mai più»; queste le toccanti parole di Andrea Costanzo, padre di Chiara, morta a 15 anni nell'incendio di Capodanno a Crans-Montana, ai funerali della figlia nella basilica di Santa Maria delle Grazie a Milano. Oggi è stato il giorno dell'addio per quattro delle sei vittime italiane: a Milano per Chiara e per Achille Barosi, nella Basilica di Sant'Ambrogio, a Roma nella Basilica dei Santi Pietro e Paolo per Riccardo Minghetti e a Bologna nella Cattedrale di San Pietro per Giovanni Tamburi. Tante lacrime, tante parole di affetto e di vicinanza alle famiglie, tanti fiori bianchi e palloncini. Soprattutto, tanto dolore. «Mi commuove quanto era amato mio figlio, credo che ne sia molto felice anche lui, perché so che ci guarda», ha detto Carla Masiello, la madre di Giovanni Tamburi, rivolgendosi alla grande quantità di persone presenti. «Ho perso un pezzo di vita, ma devo andare avanti per gli altri figli. Confido che giustizia sia fatta».
A Roma l'addio a Riccardo: «Trasformiamo il dolore in un più di amore»

Ci sono tutti per l’ultimo abbraccio. La famiglia, i compagni e i professori del liceo Cannizzaro, gli amici dell’Eur Sporting Club. Le persone arrivano alla spicciolata dalla lunga scalinata che porta alla basilica dei Santi Pietro e Paolo, nel quartiere Eur. Si stringono nei cappotti per proteggersi dal freddo, con la testa china sopraffatta dal dolore. Minuto dopo minuto, il sagrato comincia a riempirsi di giovani. Qualcuno ricorda che nello stesso punto, lo scorso aprile, si era tenuta la Via Lucis del Giubileo degli adolescenti. Quel clima di festa sembra solo un lontanissimo ricordo.
Sono le 10.45 quando il feretro di Riccardo Minghetti, il 16enne romano morto nella strage di Crans-Montana, si ferma davanti alla basilica. Il piazzale sprofonda nel silenzio. A scortare la bara, c’è la madre Carla, che percorre i gradini spedita. La chiesa è già gremita. Tra gli altri, ci sono il presidente della Regione Lazio Rocca, il sindaco di Roma Gualtieri, e i ministri Abodi e Schillaci. «Riccardo vive in tutti noi», si legge su un cartellone realizzato dai suoi amici con tutte le loro foto. In molti rimangono fuori. La musica dell’organo che accompagna il funerale arriva anche sul sagrato.
È una celebrazione sobria, ma molto sentita, quella che presiede monsignor Andrea Manto, vicario episcopale per la Pastorale della Salute. «Riccardo amava lo sport, gli amici, la famiglia, era un ragazzo pieno di vita - sono le sue parole nell’omelia che tiene a braccio -. Impariamo da questa tragedia che la vita va vissuta ogni giorno con pienezza», dice il sacerdote soprattutto ai giovani, affidando loro l'immagine di una staffetta: «Riccardo consegna a voi un testimone, lui ha combattuto la sua battaglia e ha terminato la corsa, ma a noi resta raccogliere quel testimone, trasformando il dolore in un più di amore».
Commosso il ricordo dei genitori. Il papà Massimo rivolge il suo pensiero anche «agli altri 40 morti e 119 feriti». E chiede agli amici di suo figlio di «continuare a vivere e a sognare con lo stesso entusiasmo e l'amore che vi ha trasmesso Riccardo». Carla, la madre, ricorda l’ultimo saluto, ai piedi della seggiovia: «Mi ha chiamato “Mamma, mamma” e si è fatto dare un bacio. Aveva un cuore grande, tenero e gentile, e una profonda sensibilità». Il feretro, poi, lascia la chiesa accompagnato da un lungo applauso. La più provata la nonna, che piange appoggiandosi alla bara, sulla quale è stata adagiata una maglietta sportiva, uno stendardo del suo circolo, e una corona di rose bianche di «mamma, papà e Matilde», sua sorella. A turno, le persone cominciano ad abbracciare la famiglia. Massimo assicura tutti con la voce strozzata: «Riccardo ci sta dando la forza». (Giuseppe Muolo, Roma)
Bologna, le parole di Zuppi: «Oggi Giovanni è una stella illuminata dalla luce di Dio»

La Cattedrale di San Pietro è stracolma, soprattutto di giovani e giovanissimi per i funerali, a Bologna, di Giovanni Tamburi, il sedicenne morto nella tragedia di Crans-Montana. Un corale gesto d’amore e di dolore per quel ragazzo «bello ancora più dentro che fuori», come lo ha ricordato tra le lacrime il padre Giuseppe. Accanto a lui la mamma Carla Masiello, le sorelle Valentina e Carlotta, il fratello Riccardo e la nonna Letizia; nelle prime file le autorità, tra cui la ministra Anna Maria Bernini, la sottosegretaria Lucia Borgonzoni, il sindaco Matteo Lepore e il governatore dell’Emilia-Romagna Michele De Pascale. Il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, assente perché a Roma per la Cei e il Concistoro, ha voluto però inviare un suo messaggio, nel quale ha detto di sentire «l’unica consolazione proprio nella luce tenera del Natale, di quell’Astro del ciel che dall’enormità insondabile del cielo abbiamo celebrato scendere sulla terra, accettando la debolezza e il limite umano, la nostra sofferenza, la morte. Natale è luce che lotta contro le tenebre e le vince perché ama fino alla fine, perché la nostra vita non finisca. Oggi Giovanni è come una stella del cielo – ha concluso -, illuminata dalla luce di Dio».
All’inizio della celebrazione, monsignor Stefano Ottani, parroco ai Santi Bartolomeo e Gaetano, dove Giovanni si è formato nei primi anni, e che ha presieduto la Messa, ha ricordato: «Ho appreso la notizia della sua morte mentre ero in pellegrinaggio in Terra Santa e ho capito che lui camminava con noi, in questo pellegrinaggio che è la vita, verso la Gerusalemme del Cielo. Ora celebriamo per lui e con lui l’Eucarestia, perché Giovanni, reso misteriosamente partecipe della sofferenza e della morte del Signore, sia ora partecipe della Sua Resurrezione». Giovanni è stato anche ricordato con grande affetto e commozione da don Vincenzo Passarelli, già suo docente di Religione, e nell’omelia da don Stefano Greco, già vice-parroco dei Santi Bartolomeo e Gaetano, che ha seguito la formazione del ragazzo. Una compagna di classe del Liceo Righi, Beatrice, a nome di tutti, ha letto un commovente messaggio all’amico morto, ricordando che «Sarai sempre una persona meravigliosa, insostituibile. Ti vorremo sempre tanto bene». (Chiara Unguendoli, Bologna)
Milano: Chiara aveva voglia di vita, costretta a rinunciare ai sogni

Lacrime, sguardi bassi e un silenzio che si taglia col coltello. Famiglie, anziani, ragazzi e studenti si sono stretti per porgere l’ultimo saluto a Chiara Costanzo, i cui funerali si sono celebrati nella basilica di Santa Maria delle Grazie. Nel giorno del rientro dalle vacanze natalizie, a Milano è stato proclamato il lutto cittadino e, al liceo Moreschi — la scuola di Chiara — l’uscita è stata anticipata per consentire a tutti gli studenti di partecipare alla cerimonia.
Al dolore della famiglia si sono unite le istituzioni. Il sindaco Beppe Sala, insieme al prefetto Claudio Sgaraglia, al termine delle esequie ha abbracciato i familiari della sedicenne. A sorpresa, e con leggero ritardo, è arrivata anche la senatrice a vita Liliana Segre: «Non ho parole per i genitori, lo si può sopportare da figlia, non da madre», ha dichiarato uscendo dalla basilica. Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha voluto ascoltare le parole del padre di Chiara poco prima dell’arrivo del feretro. I genitori, distrutti dal dolore, hanno chiesto giustizia. «Ricordiamoci di far rivivere Chiara, come gli altri giovani, in un mondo pieno, perché Chiara aveva voglia di vita ed è stata costretta troppo presto a rinunciare ai suoi sogni. Ma nessun ragazzo deve farlo», ha detto con voce rotta Andrea Costanzo. «L’Italia ha dimostrato umanità e sensibilità notevoli, ma adesso è il momento di dimostrare professionalità ed efficienza e di scoperchiare tutto quello che c’è», ha proseguito. «Abbiamo sete di verità e vogliamo che queste cose non succedano mai più».
A fine cerimonia è stato ancora più esplicito, condannando «chi ha permesso ai ragazzi di entrare in quel posto» che, secondo le ultime indagini, «non era idoneo». «Non sono un tecnico e non so quali siano i passi procedurali - ha sostenuto - ma desidererei che l’Italia si costituisse parte civile. La presidente Meloni è stata umana e attenta nei nostri confronti. Siccome non ho mai avuto la possibilità di stringerle la mano, vorrei parlare con lei ed essere rassicurato che non ci siano omissioni».
Ora, dopo il dolore e gli abbracci, resta l’attesa delle risposte che la famiglia e un’intera città chiedono con forza. (Simone Cesati, Milano)
Milano, Achille: hai spiccato il volo tra le montagne nel luogo più vicino a Dio

Una Basilica di Sant’Ambrogio gremita fino all’inverosimile ha salutato questo pomeriggio Achille Barosi. Molti genitori di amici e compagni di scuola, parenti, conoscenti della famiglia ma soprattutto tantissimi ragazzi con lo zaino ancora in spalla, che fino alle 14.45 hanno atteso insieme, al gelo di gennaio, l’arrivo del feretro per scortarlo all’interno della chiesa. Qui monsignor Carlo Faccendini ha presieduto le esequie del sedicenne alla presenza, tra le autorità, del governatore lombardo Attilio Fontana e la vicesindaca di Milano Anna Scavuzzo. «Il cuore è straziato e la mente confusa da tante domande. Perché la morte? E perché così?. Condividiamole e proviamo a tenere accesa la luce della speranza» si è espresso l’abate di Sant’Ambrogio all’inizio della celebrazione. «Non lontano da qui (nella vicina chiesa di Santa Maria delle Grazie, ndr) si tengono i funerali di Chiara Costanzo. Sono morti insieme e insieme saranno consegnati all’abbraccio del Signore, per continuare insieme una festa che per loro si è interrotta violentemente» ha poi detto Faccendini rivolgendo un pensiero all’altra giovanissima vittima milanese di Crans-Montana.
L’omelia è stata invece affidata a don Alberto Rivolta, collaboratore del religioso e insegnante al vicinissimo liceo delle Orsoline frequentato da Achille. «Un ragazzino su una scaletta, che prova idealmente a toccare la cima del Cervino, nel paesaggio delle montagne tanto amate. Questa immagine esprime l’essenza di un adolescente che voleva vivere, si distingueva per tante qualità e riusciva a farsi volere bene. Nella sua classe, non a caso, era un leader naturale per gli altri» ha ricordato il sacerdote guardando la fotografia incorniciata sulla bara, scelta da mamma Erica e papà Nicola, che lo ritrae in un momento di spensieratezza. Il ricordo toccante dei genitori ha concluso la funzione: «Hai spiccato il volo tra le montagne, nel luogo più vicino a Dio» le parole della madre Erica. «È stato bello essere tuo padre, sono felice di averti cresciuto. Insieme abbiamo scritto un libro. Da oggi dovrò scriverne un altro, da solo» quelle del padre. Unita nel dolore, la coppia ha seguito Achille all’uscita tra due ali di folla e centinaia di applausi commossi mentre le note di “Perdutamente” di Achille Lauro, la sua canzone preferita, scandivano il momento dell’addio. (Ginevra Gori, Milano)
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