Più controlli per chi è nero o ha tratti asiatici: in Europa si fa profilazione razziale?
Viaggio ai confini del Vecchio continente, grazie al rapporto dell'Enar: alle frontiere dell'Ue le politiche di ingresso sono neutre solo a parole. Nella pratica, invece, i cittadini provenienti dall'Africa o dall'Asia hanno avuto esperienza diretta di discriminazione etnica

Transitano senza problemi attraverso i confini dell’Ue, i passeggeri dall’aspetto “europeo”, non importa che abbiano con sé i documenti d’identità oppure no. Perché i controlli sono solo per chi ha la pelle scura o per chi appare, alla prima occhiata, parte di un gruppo etnicamente diverso. È una diffusa profilazione razziale quella che hanno rilevato, con dettagliate testimonianze, i ricercatori dell’European Network Against Racism (Enar) in un report lanciato a Bruxelles. Si intitola “Raceless in Name Only”, cioè “senza (pregiudizi sulla) razza, ma solo a parole”. Perché, se pure le politiche dell’Ue sono articolate con un linguaggio in apparenza neutro dal punto di vista etnico, di fatto secondo lo studio «sono parte di una più ampia architettura di governance della migrazione basata su criteri razziali». Il report è frutto di ricerche condotte tra giugno 2024 e dicembre 2025 lungo cinque frontiere europee (tedesco-austriaca, tedesco-ceca, italo-francese, croato-slovena e la regione di confine basca) e in tre Paesi Ue, Cipro, Francia e Grecia. Tra i dodici ricercatori impegnati nelle rilevazioni, la metà ha background migratorio e ha avuto esperienza di discriminazione etnica.
Una testimonianza dopo l’altra, a emergere sono procedure di confine e atteggiamenti delle forze dell’ordine basati spesso sull’aspetto delle persone, oltre che “due pesi e due misure” nel trattamento di cittadini asiatici o africani da una parte e, dall’altra, di quelli ucraini. L’accesso differenziato ai diritti di mobilità e le sue derive drammatiche (respingimenti, detenzioni, violenze) non sono abusi isolati. Per l’Enar sono parte di un sistema più ampio, «plasmato da continuità coloniali e gerarchie razziali». Così, ad esempio, i ricercatori segnalano ad Avvenire, la testimonianza di un cittadino del Gambia che vive a Brescia. È stato ammanettato, arrestato e portato all’Autorità Federale di Polizia francese mentre prendeva un bus per Marsiglia, da dove voleva raggiungere la Spagna per una vacanza. Aveva un permesso di soggiorno, ma in fase di rinnovo. «La polizia francese è molto peggio di quella italiana. Non ho intenzione di chiedere l’elemosina, ho un lavoro, ho soldi, voglio solo andare in vacanza. Se chiedi di andare in bagno, non ti ascoltano, ti trattano come un animale», ha raccontato. In un’altra testimonianza, si riferisce che alla stazione di Mentone-Garavan, al confine franco-italiano, viaggiatori svizzeri che agli agenti si erano auto-segnalati come sprovvisti di documenti sono stati lasciati passare con un semplice «no problem». Le uniche a venire controllate (e fatte scendere dal treno) sono state tre persone dalla pelle nera. O, ancora, c’è il caso rilevato alla frontiera tra Croazia e Slovenia. Un uomo iracheno con cittadinanza croata racconta di venire fermato ogni volta che la attraversa in bus. «Quando non avevo la cittadinanza croata, era anche peggio. La richiesta di asilo non è dotata di chip, quindi c’era sempre un’attesa di mezz’ora per la verifica. Mi vergognavo, mi facevano scendere e tutti dovevano aspettare». La profilazione non si limita alle frontiere, come testimonia un ivoriano al confine basco. «Quando entro nei negozi, le guardie giurate spuntano e si mettono dietro di me. Per loro, essere nero significa essere un ladro, un povero».
Per l’Enar si tratta di pratiche interconnesse, a partire dal regime dei visti, che privilegia in modo sproporzionato i richiedenti bianchi e benestanti, fino all’esternalizzazione della gestione delle frontiere a Paesi terzi (dove si delocalizza la violenza in «una continuità coloniale di dominio per procura»). Passando poi dall’aumento dei poteri discrezionali delle forze dell’ordine fino alla precarietà perpetuata nell’accesso a welfare, lavoro, edilizia abitativa. A consolidare l’articolato sistema contribuiscono in maniera determinante le ultime iniziative legislative dell’Ue. In particolare il nuovo Patto su migrazione e asilo che normalizzerà detenzione e procedure accelerate, il Regolamento sui rimpatri e la riforma del Codice Frontiere Schengen, che aumenterà la profilazione. Anziché invertire la tendenza, concludono i ricercatori, vengono riprodotte e aggravate le pratiche di esclusione a sfondo razziale, che finiscono codificate nelle politiche ufficiali.
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