Per la legge sui caregiver ci sono tre strade: accelerare, rinviare o investire
La prossima settimana riprendono in commissione alla Camera le votazioni degli emendamenti al ddl, ma i tempi per arrivare in Aula sono lunghi. L’incrocio con la sessione di bilancio, però, potrebbe rivelarsi un’opportunità. Facciamo il punto

Riprende settimana prossima l’esame degli emendamenti sulla legge sui caregiver in Commissione Affari sociali della Camera. I tempi previsti per l’arrivo in Aula a Montecitorio e l’approvazione in prima lettura, in realtà, sono ancora lunghi. Con il rischio – che potrebbe però rivelarsi anche un’opportunità – di incrociare temporalmente il varo della manovra economica e la ormai prossima sessione di Bilancio in Parlamento.
Di certezze, finora, c’è solo che è già saltata l’ottimistica tabella di marcia che si era data la ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli, dopo l’approvazione del Disegno di legge in Consiglio dei ministri a inizio anno. Contava, infatti, sull’approvazione della norma entro settembre, in maniera da permettere all’Inps di predisporre la piattaforma informatica necessaria a censire la platea di caregiver interessati dal provvedimento. E poi far partire i pagamenti dei sussidi previsti già da gennaio 2027. Così non sarà, nonostante il finanziamento 257 milioni di euro l’anno sia già stato inserito nella scorsa legge di Bilancio. Ora, però, visti i tempi lunghi dell’iter legislativo ci si interroga se la legge sarà approvata definitivamente entro la fine della legislatura prevista tra un anno o più probabilmente a fine primavera 2027. Se così non fosse, infatti, occorrerebbe ripartire da zero o quasi nel 2028.
A che punto sono i lavori
Prima della pausa estiva, sono stati bocciati numerosi emendamenti. «Altri 15 sono stati accantonati in attesa del parere del ministero dell’Economia e delle Finanze – spiega il presidente della Commissione, Luciano Ciocchetti (FdI) -. Approvati, invece, alcuni suggerimenti migliorativi del testo presentati dalle opposizioni e dalla stessa maggioranza. Contiamo di portare il provvedimento in Aula il 2 ottobre». In particolare, nell’ultima seduta del 4 agosto è stato riformulato un emendamento che “allargherebbe”, anche se non di molto, il limite Isee previsto per poter beneficiare del sussidio di massimo 1.200 euro trimestrali per i caregiver familiari conviventi che dedicano almeno 91 ore settimanali all’assistenza, hanno un reddito personale inferiore a 3mila euro e un Isee familiare di 15mila euro. La nuova formulazione prevede che per chi ha un Isee fino a 25mila euro, il contributo sia «pari a quello determinato per i valori Isee sino a 15mila euro moltiplicato per la differenza tra 25mila e il valore Isee e diviso per 10mila». Dunque, in caso di approvazione la platea potenziale sarebbe leggermente ampliata, anche se il sussidio immaginato per chi ha un valore Isee pari a 20mila, ad esempio, sarebbe dimezzato a 600 euro a trimestre e di soli 120 euro ogni tre mesi per un valore Isee pari a 24mila. Per questa e altre modifiche, però, si attende appunto il parere del Mef che deve valutarne il peso economico e le compatibilità. Finora la maggioranza è stata ben attenta a non uscire dagli stretti binari fissati dal Ddl governativo che è finanziato, appunto, con circa 250 milioni di euro per ogni anno. «La vita quotidiana delle persone e purtroppo alcune storie drammatiche accadute anche nelle scorse settimane, però, ci richiamano all’urgenza dell’approvazione della legge – commenta Paolo Ciani (Demos-Pd) -. Purtroppo, devo dire con amarezza che la discussione degli emendamenti è stata molto deludente su due punti che ritengo fondamentali: l’ampliamento della platea, con un maggior investimento finanziario, e il pieno riconoscimento sociale della figura del caregiver».
A chi andrebbe il sussidio
La relazione tecnica del Governo stima siano 62.333 i beneficiari effettivi del contributo, stante i limiti fissati e già così o la spesa andrebbe oltre i 250 milioni fissati o il contributo non sarebbe di 1.200 euro a trimestre ma 1.000 al massimo in media. In ogni caso, si tratta di una piccolissima percentuale a fronte di quasi 1,1 milioni di caregiver familiari impegnati per oltre 20 ore settimanali e di 552mila persone con gravi disabilità, che necessitano di supporto continuo. Nel contempo, la previsione di criteri di ammissione così stretti in termini di reddito e Isee farebbero somigliare il provvedimento più a una misura anti-povertà che a un riconoscimento reale della figura del caregiver. È a questo punto che si apre un’opportunità politica per il Governo e la maggioranza con la prossima manovra di bilancio: la possibilità di prevedere maggiori stanziamenti per approvare una legge che incida in maniera più significativa su una categoria sociale – i caregiver familiari – in grande sofferenza. Ma quanti soldi servirebbero? Il conto a grandi cifre è semplice: se si volessero includere almeno tutti i 552mila che assistono le persone con le disabilità più gravi (al di là del loro Isee) la spesa da mettere in preventivo sarebbe di 2,65 miliardi di euro con un contributo di 400 euro al mese e di 3,6 miliardi per 550 euro mensili, cifra analoga all’importo dell’Assegno di accompagnamento e al Reddito di inclusione. Se si volesse arrivare a 1.000 euro per la stessa platea, il costo salirebbe a quasi 7 miliardi.
Il destino della legge
La maggioranza, insomma, ha davanti tre strade. La prima è quella di tirare dritto, con minime modifiche al Ddl Locatelli, accelerando per arrivare alle prossime elezioni con la legge approvata e operativa, per quanto però con misure limitate che rischiano di non essere percepite come una vera risposta al bisogno. La seconda è lasciare che la norma finisca su un binario morto al Senato e rimandare alla prossima legislatura l’approvazione definitiva, sperando in tempi migliori. Oppure, terza via virtuosa, scommetterci forte fin da subito aumentando il finanziamento in maniera significativa, potendo poi rivendicare un risultato “pieno” davanti agli elettori.
«Per noi Caregiver Familiari Uniti questo Ddl non è solo fortemente insufficiente nelle risorse, ma sbagliato nella sua struttura e difficilmente emendabile – dice netta Alessandra Corradi, portavoce del Cfu, che per 21 anni ha assistito a tempo pieno suo figlio, morto improvvisamente a fine agosto -. E perciò, meglio non approvare una legge sbagliata che sarebbe poi difficile cambiare in futuro. Occorre un cambio vero: la politica deve diventare umana e smetterla di giocare sulla pelle delle persone».
Opposta la conclusione di Sofia Donato, madre caregiver dell’associazione Comma 255: «Il Ddl Locatelli sconta molti limiti ma ha un grande pregio: parte da uno stanziamento certo di 250 milioni di euro, una cifra che non si è mai vista finora e che non deve andare perduta. Occorre concentrarsi sulla platea delle persone che non possono autodeterminarsi, senza appiattirsi su tutte le disabilità e tutte le scelte di accompagnamento possibili. Ho la netta impressione che, se perdiamo questa occasione, non verrà più approvata alcuna legge in materia. Nessuna forza politica la sostiene davvero».
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