lunedì 6 settembre 2021
Manifestazioni ed eventi per ricordare il giovane ucciso a calci e pugni a Colleferro. La Messa a Paliano, nel parco che porta il suo nome. Mons. Parmeggiani: inutile la sua morte se non cambia nulla
Willy Montero è stato ucciso un anno fa a Colleferro. Qui un murales con i suo volto all'università di Roma Tre

Willy Montero è stato ucciso un anno fa a Colleferro. Qui un murales con i suo volto all'università di Roma Tre - Foto Cecilia Fabiano/ LaPresse

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«Willy è stato sicuramente "un santo della porta accanto": uno di noi che forse senza nemmeno comprendere quanto gli stava accadendo ha reagito alla violenza con l’amore che aveva appreso dalla sua cara famiglia, dall’Azione cattolica parrocchiale, dal catechismo, dalla scuola, da quella rete educativa che lo ha circondato nei brevi anni della sua esistenza».

Così Mauro Parmeggiani, vescovo di Tivoli e di Palestrina, ha ricordato Willy Monteiro Duarte, il 21enne ucciso a calci e pugni a Colleferro da 4 giovani perché ritenuto “colpevole” di aver difeso un amico dalle angherie di quel branco, nel corso della Messa in suffragio, ad un anno dalla morte, celebrata questo pomeriggio nel parco che gli è stato intitolato a Paliano, il paesino della Ciociaria dove i Monteiro Duarte, originari di Capoverde, si sono stabiliti una volta emigrati in Italia e dove hanno deciso di far crescere Willy e la sorella Melissa, perfettamente integrati in una comunità che li ha accolti da subito.

«Di Willy – ha detto ancora il presule nell’omelia – resta il ricordo di un volto che tutti abbiamo imparato a riconoscere per lo sguardo limpido e gioioso e che di tanto in tanto compare ancora come il simbolo di un giovane cristiano coraggioso che ha amato. È rimasto l’esempio di un giovane uomo giusto, giunto in breve alla perfezione e che per il gesto di amore compiuto e perché la malvagità non alterasse la sua intelligenza o l’inganno non seducesse la sua anima, ha conseguito la pienezza di tutta una vita». Tra la commozione dei tanti amici presenti, con i genitori in prima fila nel dolore composto di sempre, Parmeggiani ha voluto anche chiedere e chiedersi «cosa è rimasto in noi? Per noi? Purtroppo il gesto di Willy non è stato seguito da altrettanti gesti di amore. Probabilmente ci sono stati. I giovani se vogliono sanno amare e anche dare la vita per gli amici. Ma forse non si è compreso quale sia stata la scaturigine del suo gesto di amore. La gente non ha compreso che al di là dell’accaduto, anzi proprio per il dono della vita, egli ora ha ottenuto “grazia e misericordia” quella grazia e misericordia che sono per i suoi eletti e protezione per i suoi santi».

Il ricordo di Willy, ha ulteriormente invitato a riflettere il vescovo di Tivoli e di Palestrina, non deve rimanere solo tale: «Sarebbe triste continuare a commemorare Willy ma non deciderci mai a scoprire l’origine del suo gesto nobilissimo e a imitarne l’esempio. E ancor più triste se ci arrendessimo nell’impegno comune di trasmettere il Vangelo da cui Willy ha imparato ad amare, a spendersi per l’altro. Se ci arrendessimo pensando che ormai il Vangelo è roba passata, che i grandi valori del cristianesimo non corrispondono più ai veri bisogni degli uomini e dei popoli. Che questo sia ciò che ci portiamo a casa evitando che finita la Messa tutto torni come prima; nulla può rimanere come prima ma tutto si rinnova e se lo permetteremo diverremo anche noi belli, con gli occhi splendenti di quella luce che riflette la bontà del cuore così come erano gli occhi di Willy».

Domenica scorsa, invece, Willy è stato ricordato con una serie di eventi tenutisi a Colleferro, teatro dell’omicidio, e ad Artena, paese natale dei fratelli Marco e Gabriele Bianchi, di Mario Pincarelli e Francesco Bellegia accusati di omicidio volontario e ora sotto processo presso la Corte d’Assise di Frosinone. Dalle prime udienze sono emersi altri elementi, in particolare sulla violenza dei fratelli Bianchi, conosciuti in tutta la zona per i loro metodi da picchiatori per il controllo del territorio, anche per un giro di droga. I testimoni fin qui ascoltati hanno riferito dell’accanimento sul corpo del povero Willy già a terra, impossibilitato a reagire. Tutte versioni che fanno il paio con quanto stabilito dall’autopsia: prima preso a pugni e quindi messo al tappeto, il pestaggio a terra di Willy durò altri 85 lunghissimi secondi, con lesioni poi rilevatesi mortali alla carotide e al torace.

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