sabato 23 luglio 2016
L’area sarà gestita da volontari e migranti. Si chiude l’epoca della vecchia baraccopoli. I lavori cominceranno fra cinque giorni e dovranno finire entro settembre, quando arriveranno i primi raccoglitori di olive. ( A.M. Mira)
Rosarno, una tendopoli per i lavoratori immigrati
Sul grande prato incolto sono stati piantati dei lunghi picchetti di metallo collegati da una fettuccia in plastica bianca e rossa. Qui, nell’area industriale del comune di San Ferdinando, tra cinque giorni, come Avvenire è in grado di rivelare, comincerà a nascere la nuova e efficiente tendopoli per i lavoratori migranti. Una risposta al dramma e allo sfruttamento di centinaia di giovani africani che giungono a Rosarno e negli altri paesi della Piana di Gioia Tauro per la raccolta degli agrumi.  E finiscono in mano a caporali, imprenditori disonesti, mafiosi. Si chiude il capitolo della vecchia tendopoli diventata ormai una baraccopoli con più di mille persone, e se ne apre uno nuovo, nel nome dell’accoglienza, della solidarietà e della legalità. Con un grande lavoro di squadra che ancora una volta vede insieme istituzioni statali e locali, chiesa, associazioni e volontariato. Ci saranno 44 grandi tende da otto posti, una zona cottura ogni cinque tende, un modulo infermeria, uno per la chiesa e uno per la moschea, uno per il deposito e uno per la guardiania.  Oltre a cinque container con bagni e docce. Sopra le tende delle tettoie di plastica per ripararle dalle corrosive deiezioni degli uccelli. Tutto a norma così come l’impianto idrico e quello elettrico. Quest’ultimo sarà aereo e con cavi di alluminio e non di rame, per evitare i furti che avevano colpito la vecchia tendopoli. Ce lo spiega Sandro Borruto, funzionario della Prefettura di Reggio Calabria distaccato presso il comune di San Ferdinando, sciolto per infiltrazione della ’ndrangheta. Sarà proprio il comune, in collaborazione con la Regione, a realizzare a partire dal 28 luglio i primi lavori di allestimento, con la pulizia del terreno, gli allacciamenti, il fondo in ghiaia e la recinzione in “new jersey” donati in comodato d’uso gratuito dall’Anas. Per tutti questi lavori saranno invitate ditte presenti nella “white list” della prefettura, visto che siamo in zona ad altra infiltrazione mafiosa nelle imprese.  Anche per questo, ci spiega il prefetto Claudio Sammartino, «il cantiere e i mezzi saranno attentamente sorvegliati». Costo dei lavori 60mila euro, parte del finanziamento di 300mila euro stanziato dalla Regione. Gli altri 240mila serviranno per le tende, acquistate con un bando e complete di impianto elettrico. Tutto procede speditamente e l’intenzione è di finire i lavori per settembre, in tempo per la prima “ondata” di arrivi, quella per la raccolta delle olive. Eliminando contemporaneamente le vecchie tende e le baracche, anche per evitare che siano nuovamente occupate, con ulteriori rischi. Per la gestione del nuovo campo (quello vecchio di fatto non lo era) nascerà un’associazione che coinvolgerà la Croce rossa, Emergency, Medu, Libera, Caritas e altre associazioni. E anche gli stessi migranti. «In modo da esaltare il loro protagonismo e la ca- pacità di autogestirsi», sottolinea il prefetto. Una gestione che, dunque, conferma la collaborazione tra istituzioni e associazioni. «Deve esserci un impegno da parte loro – aggiunge Sammartino –. Le Forze dell’ordine devono fornire la cornice di legalità, ma è la società che si deve governare ». Ma il nuovo campo è solo un primo passo, per sanare una situazione vergognosa e a rischio (nella tendopoli sono morti 5 migranti, l’ultimo ucciso in una colluttazione da un carabiniere). C’è poi il progetto di accoglienza diffusa per il quale il prefetto ha sollecitato i comuni e che dovrà coinvolgere anche le associazioni del mondo agricolo, per evitare che anche con le migliori intenzioni la tendopoli torni ad essere un ghetto. «Per questo serve un secondo passaggio, quello delle politiche di integrazione – conclude il prefetto – da parte della Regione e degli enti locali».
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