giovedì 10 febbraio 2022
Solo un piccolo passo per il ddl tornato di nuovo alla Camera: dopo la discussione votato lo slittamento, forse a marzo La maggioranza resta divisa, pochi margini per un’intesa
Fine vita in aula, un altro rinvio
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Nuovo rinvio per la legge sul suicidio assistito. Approdata nell’aula della Camera, ieri, c’è stato solo tempo per l’illustrare il complesso degli emendamenti, in tutto quasi 200. Non essendoci accordo nella maggioranza e in assenza di tempi contingentati, la discussione di tutte le proposte di modifiche avrebbe protratto la discussione ben oltre i tempi a disposizione nel calendario d’aula, e quindi al termine della discussione, il relatore M5s Nicola Provenza, parlando anche a nome del collega dem Alfredo Bazoli, ha chiesto il rinvio.

Probabilmente a marzo, visto che prima c’è da licenziare in via definitiva il decreto che proroga fino al 31 marzo lo stato di emergenza, e poi c’è da approvare il decreto Milleproroghe e quello che ha introdotto l’obbligo di Green pass rafforzato per gli ' over 50'. A marzo però i tempi potrebbero essere contingentati e Fdi ha votato contro anche alla richiesta di rinvio, lamentando l’intenzione di parte della maggioranza di voler «mettere il bavaglio». Guardando la mole degli emendamenti si capiscono anche le forze in campo. Sono 43 quelli firmati dalla sola Lega, 31 da Fdi, 20 da Coraggio Italia, 6 da Noi con l’Italia, 9 da Italia viva. Praticamente il centrodestra al completo si oppone al testo, nonostante la mediazione e le modifiche apportate, che poi sono alla base degli emendamenti di segno contrario presentati da Alternativa c’è ed altri ex M5s, oltre che da Riccardo Magi di +Europa che giudica «assolutamente insufficiente» il testo.

Sono invece a favore il Pd, M5s e Leu. Italia viva, che ha votato a favore del testo in commissione, opta per la libertà di coscienza. Ma senza i voti dei renziani il testo potrebbe non avere i numeri. Contraria invece Forza Italia, anche se nell’assemblea di gruppo è stata, analogamente, lasciata libertà di coscienza. «Deve essere chiaro l’orizzonte culturale e politico nel quale ci muoviamo - spiega l’azzurro Antonio Palmieri -. Questa legge è un altro passo verso l’eutanasia.

Questo é l’obiettivo finale dei radicali e dei più fervidi sostenitori di questa legge. A questo noi opponiamo la concezione di una società dove la vita fragile sia custodita e non spinta a chiedere la morte». Nel centrosinistra non perdono le speranze e mettono in campo un ultimo tentativo di mediazione. Ma sia Lega che Coraggio Italia hanno ribadito il loro 'no', pur offrendo la propria disponibilità a verificare, come hanno spiegato in aula Alessandro Pagano e Maurizio D’Ettore, se si può «migliorare il testo», ma «nel complesso della norma resta la nostra contrarietà », hanno ribadito in aula. Tende la mano il Movimento 5 stelle, alla luce del lavoro di mediazione e correzione del testo portato avanti in Commissione: «Un lavoro di ascolto e sintesi, che abbiamo intenzione di continuare.

E visto che si parla tanto di centralità del Parlamento, credo che dobbiamo coniugare questo termine con un altro, responsabilità», ha detto il relatore pentastellato Provenza. Anche i dem cercano la mediazione: «Mi auguro, a nome del Pd, che si arrivi a un voto finale sul provvedimento, anche un voto nel quale ci sia una maggioranza e una minoranza, ma che alla fine esca fuori un testo che dia risposte alla sofferenza di tante persone che non meritano di essere lasciate sole.

Auspico che davvero » l’Aula sappia «dimostrare maturità», ha sottolineato Walter Verini. Sul lavoro del Parlamento incombe il referendum promosso dall’Associazione Coscioni per il quale si attende il verdetto della Consulta il 15. Il testo sul fine vita, licenziato dalle commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera lo scorso 9 dicembre è poi approdato in Aula per la discussione generale il 13. Tra le novità più importanti, l’introduzione dell’obiezione di coscienza per medici e personale sanitario e una specificazione più stringente delle condizioni per poter accedere al suicidio assistito, sulla falsa riga delle pre-condizioni previste nella legge sul fine vita.

«Ma, come ci ha ricordato il Papa, non c’è un diritto alla morte. Dobbiamo accompagnare alla morte, ma non provocarla o aiutare qualsiasi forma di suicidio», osserva Paola Binetti, senatrice dell’Udc.

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