venerdì 17 aprile 2020
Il presidente della Cri di Milano: centinaia di famiglie chiedono aiuti alimentari. Gli operatori del centralino formati per dialogare con chi si trova in difficoltà
Cri di Milano: centinaia di famiglie chiedono aiuti alimentari

LaPresse

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«La prima settimana dallo scoppio della pandemia abbiamo fatto attività sanitaria in emergenza… eravamo sotto pressione, ovviamente, ma non c’erano chiamate di altro tipo. La settimana dopo abbiamo cominciato a ricevere le prime richieste di pronto spesa e pronto farmaco. Anche questo tutto sommato rientrava nella norma-lità, o meglio nella nuova normalità imposta dal coronavirus: erano persone in quarantena, o anziani con difficoltà a uscire di casa». Il presidente di Croce Rossa Milano, Luigi Maraghini Garrone, racconta come sono state gestite e come sono cambiate le emergenze in questi giorni di coronavirus.

Anche l’indigenza, come la malattia, ha i suoi sintomi, e riconoscerli all’inizio non è facile. «In quindici giorni abbiamo avuto la sensazione che il nostro ingaggio stesse cambiando. Alla terza settimana le chiamate sono aumentate ancora, e di parecchio, 126… tanti non sapevano come dircelo, ma alla fine veniva fuori che avevano bisogno di aiuto, di cibo, e che non potevano pagarlo. Allora abbiamo capito e ci siamo attrezzati».

Settimana scorsa la centrale operativa della Croce Rossa di via Pucci ha ricevuto 426 chiamate di famiglie, persone rimaste in casa e a casa, senza lavoro, da oltre un mese, senza disoccupazione né cassa integrazione con solo debiti da pagare. E se il trend rimane questo aumenterà in modo esponenziale: le attività sono ferme ma le spese ci sono sempre e chi prima faceva fatica a sbarcare il lunario, oggi, se non ha una copertura previdenziale è destinato a precipitare nell’indigenza. «In un comune di Milano Est, dov’eravamo già conosciuti, siamo passati da quattro a 400 chiamate in 15 giorni», dice il presidente di Croce Rossa Milano. Gli operatori sono stati formati per rispondere alle chiamate di persone che per la prima volta in vita loro si trovano a chiedere aiuto, che sono reticenti a spiattellare la loro situazione, che devono essere indirizzati.

Viene fatto un primo screening telefonico per capire se c’è la possibilità di accedere ai canali di assistenza del Comune di Milano. Si fanno domande sulla spesa quotidiana: cos’è rimasto in frigorifero, in dispensa. Dopodiché se le risposte rivelano una situazione vicina alla soglia di sussistenza, parte un mezzo della Croce Rossa con la spesa a domicilio. Un centinaio le consegne fatte la scorsa settimana. Non si tratta di gente che vive per strada (anche i pasti ai senza dimora sono aumentati di un terzo, ma per un altro motivo: la chiusura di alcune mense), ma di persone passate nel giro di un mese dalla soglia della povertà al di sotto di quella di sussistenza: precari, lavoratori in nero, famiglie monoreddito residenti delle periferie di Milano. «Dopo un mese di emergenza coronavirus il nostro ruolo è più che decuplicato – continua Maraghini Garrone –. Oggi a Milano e nel suo hinterland ci sono alcune decine di migliaia di persone che dipendono direttamente o indirettamente, attraverso altri enti e associazioni come Caritas, dal sistema di aiuto che fa capo al nostro polo logistico di Segrate, che rifornisce gli otto hub del comune di Milano, con 35 tonnellate di alimenti per 4500 famiglie a settimana. Sono numeri che indicano una crisi in atto senza precedenti e che impongono un ripensamento del modello economico.

Con 5 milioni di poveri in Italia che potrebbero precipitare sotto la soglia di sussistenza dall’oggi al domani è fondamentale avere una rete e un termometro della situazione: questa rete e questo termometro è il terzo settore, in collegamento con le istituzioni», conclude il presidente di Croce Rossa.

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