Nella Calabria mistica un Codex da scoprire

Due colli gemelli accolgono Rossano e Corigliano, tra il blu profondo del mare Ionio e il verde intenso delle foreste della Sila. Dal 22 al 24 maggio l'Open Lab "Patir", dedicato alla scrittura
April 25, 2026
Nella Calabria mistica un Codex da scoprire
Il suggestivo centro storico di Rossano / Francesco Patrizio
Dal blu profondo del mare Ionio al verde intenso delle foreste della Sila. Due colli gemelli accolgono l’uno le radici di una spiritualità antica e l’altro l’anima marinara del Sud: Rossano e Corigliano, dal 2018 un solo Comune della provincia di Cosenza per due centri storici che insieme costituiscono uno scrigno da aprire pian piano, uno spicchio di Calabria affascinante e riservata, tra il tacco e la punta dello Stivale. Arrivarci, da qualunque parte d’Italia si parta, non è una passeggiata: i tre aeroporti più vicini, Crotone, Lamezia Terme e Bari, distano rispettivamente 75, 80 e 170 chilometri, e il percorso stradale o ferroviario può essere avventuroso. Ma forse è anche in ciò il fascino di questi posti: la conquista di un territorio che, come dice ad Avvenire il sindaco Flavio Stasi, «non rappresenta solo coordinate geografiche, ma come uno scrigno racchiude storia, bellezza, arte, umanità». Ci sono luoghi che sono conosciuti in ogni continente, «altri aspettano di essere scoperti dagli studiosi, dai viaggiatori, dai curiosi, dai propri stessi abitanti». Corigliano-Rossano è uno di quei luoghi. La prima, con il suo Castello Ducale, uno dei meglio conservati e più belli del Sud, domina la valle e custodisce secoli di storia tra affreschi, saloni nobiliari e leggende di principesse. Più in basso la spiaggia dorata di Schiavonea è una calamita di turisti stagionali. Sul colle gemello si fronteggia Rossano, “la bizantina”, che offre ai visitatori tesori indimenticabili: la Cattedrale di Maria Santissima Achiropita, che conserva l’icona della Vergine “non dipinta da mano umana”, oggetto di devozione popolare e simbolo identitario della città, e soprattutto il “Codex Purpureus”, un Vangelo miniato del VI secolo realizzato su pergamena purpurea e considerato tra i più importanti manoscritti bizantini esistenti al mondo, patrimonio Unesco, degnamente conservato nel nuovo museo diocesano. E poi, immersa tra i castagni della Sila Greca, ecco che compare l'abbazia di Santa Maria del Patire, il cuore del monachesimo italo-bizantino, dove “patire” deriva da padre, il fondatore.
L'Abbazia di Santa Maria del Patire ripresa dal drone / Domenico Sergi
L'Abbazia di Santa Maria del Patire ripresa dal drone / Domenico Sergi
A 600 metri di altitudine, l’Abbazia, che seguì la regola di San Basilio, fu fondata tra l’XI e il XII secolo, quando ormai questa parte della Calabria aveva iniziato il processo di latinizzazione con i Normanni, che finanziarono la costruzione del complesso proprio perché riconobbero il radicamento della comunità di cultura, lingua e rito greco. Questo luogo segna anche l’avamposto di una montagna della Sila greca, appunto, che è tanto impregnata di spiritualità da essere chiamata la “montagna sacra”: grotte e sentieri sono state abitati nei secoli da monaci eremiti come il persiano-egiziano sant’Onofrio, il santo dei pastori. E l’occasione propizia per accostarsi a questo angolo di Calabria - come dimenticare la straordinaria offerta gastronomica, con le eccellenze di liquirizia, olio e agrumi - potrebbe essere la terza domenica di maggio, quando si celebra la storica festa della transumanza proprio sotto la protezione di Onofrio, nell’incredibile paesaggio della Valle del fiume Colognati.
Il Codex Purpureus / Museo diocesano
Il Codex Purpureus / Museo diocesano
La settimana successiva, dal 22 al 24 maggio, la vita cittadina si animerà grazie alla quinta edizione di Patir, scritto significativamente con la P greca a simboleggiare già nel nome la stratificazione culturale del Mediterraneo, dell’Italia meridionale, della Sibaritide e della Calabria del Nord-Est. «Patir, che quest’anno porta il nome evocativo di Scriptoria, è un open lab, un laboratorio culturale, un evento che unisce storia, arte, musica, teatro, letteratura e scienze sociali», racconta Alessandra Mazzei, presidente dell’associazione Rossano Purpurea che ha ideato l’appuntamento, poi istituzionalizzato dall’amministrazione comunale. Nei tre giorni della manifestazione, ogni angolo di Corigliano-Rossano ospiterà momenti di studio, di riflessione e di spettacolo sul tema della scrittura, dall’oralità ai segni, dal codice alla calligrafica, dalla rete fino all’algoritmo. Non è un caso: a Rossano nacque Giambattista Palatino, calligrafo rinascimentale che tanto ha influenzato la storia della scrittura da aver ispirato il moderno carattere Palatino Linotype. Il filo conduttore della manifestazione sta nella considerazione che «lo scrivere – continua Mazzei – non è solo traccia fisica, ma forma dinamica del pensiero, capace di narrare, interpretare, includere… ». Non a caso lo scriptorium era il cuore pulsante della vita cenobitica, da cui i monaci amanuensi consegnarono con i loro eleganti codici, la memoria dell’antichità all’intero Mediterraneo. Anche l’arcivescovo di Rossano-Cariati, monsignor Maurizio Aloise, ama ricordare che il tema della scrittura, così ben rappresentato in questa terra calabrese dal Codex Purpureus Rossanensis, «offre un’occasione preziosa per riscoprire il valore profondo della parola come custode della memoria e strumento di dialogo».

Dal 22 al 24 maggio il laboratorio "Patir"

Nel quarto fine settimana di maggio si svolgerà sul territorio di Corigliano-Rossano la quinta edizione dell’Open Lab Patir dal titolo “Scriptoria”, una manifestazione diffusa dedicata quest’anno al tema della scrittura, che sarà analizzata da diverse prospettive da numerosi relatori e ospiti, da quella intima a quelle storiografica, artistica, spirituale, calligrafica, matematica, fino a quella cinematografica e musicale, declinata dalla regista e attrice Eleonora Ivone e dal cantautore Dario Brunori, “ambasciatore” della Calabria in Italia e nel mondo.

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