Leone XIV è tornato a Pennabilli: il pranzo privato con le monache che lo aspettavano da un anno
di Igor Traboni
L'auspicio confidato da suor Abir Hanna ad “Avvenire”: «Speriamo che Prevost torni qui da Pontefice». Il desiderio si è avverato: un’ora insieme, nel raccoglimento, tra preghiera e un semplice pranzo. Ecco tutta la storia

«Ora l’auspicio è che Prevost torni da Pontefice a Pennabili»: era il 30 giugno 2025 quando suor Abir Hanna rilasciava questa dichiarazione ad Avvenire, dopo aver raccontato di come l’allora priore generale degli Agostiniani era stato nel loro monastero già nel 2005 e nel 2009, con un’amicizia nata un po’ per caso ma poi consolidatasi negli anni, anche in via epistolare, soprattutto nel nome di Agostino. E il 22 agosto di un anno dopo, Prevost ha realizzato quel desiderio, vistando in forma strettamente privata il monastero di Sant’Antonio da Padova a Pennabilli, nell’ambito della visita di Stato a San Marino e prima di quella al Meeting. Una visita privata «e noi vogliamo fortemente rispettare questa forma, lo abbiamo deciso come comunità, senza rilasciare ulteriori dichiarazioni, ma conservando tutto nel cuore e nella preghiera», afferma suor Abir Hanna, monaca di origine libanese. La visita al monastero è durata circa un’ora, giusto all’ora di pranzo, che il Papa ha consumato con le monache, in maniera semplice, anche nella scelta di un menù essenziale, ma lieta.
Un pranzo consumato con una comunità monastica formata da undici religiose di voti solenni, due professe di voti temporanei, una novizia e una postulante. Una vita tra preghiera, studio e lavoro, compresa una falegnameria, un laboratorio di vetrate artistiche e un orto biointensivo. Ma quando e perché Prevost, non ancora Papa, era stato nel monastero di Pennabilli? Così suor Abir Hanna aveva ricordato i due eventi: «Quando ho pronunciato i voti semplici, nel 2005, non era tenuto a farlo, eppure venne in quella piccola realtà di cinque monache, io giovane e le altre anziane. E poi ancora nel 2009 per la professione solenne. Da allora siamo rimasti sempre in contatto. Quando poi è stato nominato vescovo in Perù, la vicinanza non è stata fisica, ma pur sempre fatta di quel legame profondo e significativo anche quando non c’è una frequentazione assidua».
Tra l’altro, questa monaca libanese è anche coordinatrice della Rete dei Monasteri del Mediterraneo, che comprende decine di monasteri di vita contemplativa anche di altri ordini religiosi e non solo in Italia. E tutto lascia ritenere, dalle ulteriori indiscrezioni filtrate, che in questo incontro privato il Papa abbia fatto esplicito riferimento alla Rete e a quel Mediterraneo mare di pace. Nei giorni scorsi, la madre superiora, Francesca Serreli, aveva dichiarato, dopo la conferma ufficiale della visita privata del Papa: «Prevost torna a incontrarci come sorelle, donne protese verso Dio. Viene e incontra una comunità di donne protese verso Dio, incamminate verso quello che è il dono più grande che si possa ricevere: diventare sorelle e amiche, che vogliono contribuire alla vivacità del Regno di Dio con una vita appassionata al Vangelo e alla crescita umana. Una vita che ne ispiri altre, in uno scambio reciproco, senza fine». Come ulteriore preparazione alla visita, le monache, sempre nei giorni scorsi, hanno aperto le porte del monastero per una serata di meditazione sulla Magnifica Humanitas, per un incontro fortemente voluto dal Vescovo Domenico Beneventi.
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