A San Marino, dove la libertà ha mille anni: il viaggio di Leone XIV tra politica e ragazzi

di Paolo Viana, inviato a San Marino
Dal Palazzo Pubblico all’incontro con i giovani sul sagrato della basilica, il Pontefice ha legato coscienza, dignità e pace, rilanciando il valore della comunità e della «cura dell’umano»: «Non abbiate paura di fare scelte esigenti»
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August 22, 2026
Il Papa a San Marino / REUTERS
Il Papa a San Marino / REUTERS
Davanti al governo del Titano, davanti alle reliquie del Santo, ma soprattutto davanti a centinaia di ragazzi, alcuni giovanissimi, papa Leone XIV ha deciso che la visita a San Marino dovesse chiarire perché la fede sia una scelta di libertà. Nella tappa sul monte Titano, prima di pranzare con le monache agostiniane di Pennabilli e partire per Rimini, ha regalato quasi un trattato morale sulla Libertas e poi, conquistato dallo sguardo dei ragazzi, uscendo sul sagrato della basilica, ha tenuto un discorso a braccio. Parlando come un padre: «L'autentica libertà - ha detto - la troviamo nella verità, in un mondo tante volte pieno di menzogne e inganni: ma se avete la verità e libertà nel cuore non avete bisogno di altro». Aveva appena terminato di pregare sulle reliquie del Santo che nel Trecento, in punto di morte, aveva pronunciato un modernissimo “relinquo vos liberos ab utroque homine”, cioè vi lascio liberi da ambedue gli uomini, riferendosi all'imperatore e al Papa. Ancora oggi, le istituzioni della libera Repubblica sono legate a quelle radici religiose. Ai ragazzi del Montefeltro (e non solo) riuniti sul piazzale, il Papa ha tracciato così le coordinate di una libertà che possono rinnovare ogni giorno: «Aprite la porta del vostro cuore, non abbiate paura di ascoltare quello che Gesù ha da dirvi. Riconoscete in voi stessi i valori della vita che sei stato già creato da Dio e la vita ha tanto valore. Siate generosi, aperti agli altri, cercate di tornare autentiche amicizie; siamo veramente una sola comunità».
Ma la visita a San Marino è stata una pedagogia della libertà non soltanto per i più giovani. Di Libertas ha parlato lungamente nel primo incontro, che è stato con i capitani reggenti Alice Mina e Vladimiro Selva e si è concluso con l’augurio rivolto alla popolazione dal balcone del Palazzo Pubblico - «Che viviate sempre con l'autentica libertà» e «siate sempre uniti in questo spirito accogliente» -, ma attraverso tutta la visita Prevost ha insistito sul legame tra questo dono e quelli della pace e dell’unità che si traduce cristianamente in comunione; concetti che ha vergato anche sul libro degli ospiti, nella Sala del Consiglio dei XII. In questi incontri, il Papa ha dato evidentemente una caratura politica alla sua visita, che si è realizzata nel centenario dei rapporti diplomatici tra il Titano e la Santa Sede. Prima di tutto, ha ricordato il legame filosofico e teologico tra libertà e verità, ricollegandosi all’insegnamento di San Tommaso Moro e ricordando che «anche oggi, in molte parti del mondo non mancano persone che rimangono fedeli alla loro coscienza anche in contesti di forte avversità, testimoni della vera libertà, quella che deriva dall'essere figli e figlie di Dio», in contrasto «all'idolatria che guasta alla radice quei progetti politici ed economici che si presentano in nome della libertà, ma in realtà sono schiavi degli idoli e del potere». Poi ha declinato queste considerazioni in un’esportazione all’impegno. «Questa visita, analogamente a quanto accaduto nel Principato di Monaco - ha spiegato -, mi invita a sottolineare il valore peculiare di uno Stato piccolo, 'a misura d'uomo', in cui è possibile sperimentare la prossimità della politica ai bisogni dei cittadini e, dunque, una democrazia più effettiva, tanto più se animata anche dall'ispirazione cristiana». Oltre alle radici religiose della Repubblica, infatti, il piccolo stato adriatico ha una lunga tradizione democristiana, che prosegue tuttora.
Il Papa auspica che questa repubblica sia un «laboratorio di buona politica, dove, senza derogare alla laicità dello Stato, si può attingere ai principi della dottrina sociale cattolica: la ricerca del bene comune, la destinazione universale dei beni, l'armonia di sussidiarietà e solidarietà, la giustizia sociale», a maggior ragione ora, ha sottolineato, che si accinge a divenire operativo l'Accordo di Associazione con l'Unione Europea.
Se è vero che, come ha ricordato ai capitani reggenti, «non c'è vera libertà civile senza libertà personale, cioè senza il rispetto e la promozione della dignità della persona umana, di cui la libertà è una componente essenziale» - aggiungendo che «questa libertà è donata e garantita, in ultima analisi, da Dio, la cui voce risuona nella coscienza di ogni essere umano» - nel “laboratorio” la libertà deve condurre a quella unità di obiettivi che il Papa afferma da sempre anche nella vita ecclesiale e che vanno dall’accoglienza del povero alla tutela di ogni vita «dal concepimento alla morte naturale». Questa dimensione della politica è stata sintetizzata dal Papa con il concetto della “cura dell’umano”, troppo disattesa oggi: il diritto internazionale umanitario, ha voluto ricordare Prevost «appare quotidianamente disatteso se non addirittura calpestato». Nella visione cristiana, la pace è la declinazione più importante della libertà e Leone lo ha ripetuto incontrando la diocesi nella basilica del Santo: «Viviamo in un mondo ferito da molti conflitti, in cui con preoccupazione si vedono aumentare violenze, chiusure, paura dell'altro. Di fronte a queste derive inquietanti, la nostra risposta non può che essere quella di camminare con ancora maggiore convinzione sulla via del Vangelo» prestando «attenzione ai più deboli, perdono, comunione, solidarietà». La pace si costruisce anche con la prossimità e il Santo Padre ha lodato appunto «la valenza profetica di alcune esperienze di sostegno vicendevole e di vicinanza con cui, nelle zone più interne di questo territorio, le piccole comunità affrontano i problemi legati allo spopolamento e alla carenza di servizi, tenendo vivo il senso di famiglia e di comunione. Queste realtà, apparentemente piccole e marginali, sono come fiammelle a cui attingere per riaccendere e rianimare in tutti il fuoco di valori solidi, antichi e sempre attuali. Tali esperienze testimoniano il calore di quella magnifica humanitas a cui è necessario tendere, per vincere l'individualismo di una certa cultura metropolitana e consumistica, come pure altre forme di campanilismo diffidente e divisivo, e ridonare ossigeno alle nostre speranze di fraternità e di pace». Parole che il vescovo di San Marino-Montefeltro, monsignor Domenico Beneventi ha definito “un dono di grazia” confermando che «qui, dove la bellezza dei borghi e dei territori sposa la gratuità delle relazioni, impariamo ogni giorno il valore della prossimità e della collaborazione per il bene comune».
In questa pedagogia della libertà esiste anche una dimensione più intima in cui vivere la verità ed è quella che il Papa ha toccato prima in basilica e poi sul sagrato, rivolto a giovani e educatori. «Non abbiate paura di fare scelte esigenti, come il matrimonio, la consacrazione, il ministero ordinato, la vita professionale, l'impegno sociale e politico» ha detto ai primi, ringraziando sacerdoti, educatori e famiglie per il loro prezioso servizio e auspicando «una forte sinergia formativa tra famiglie e comunità ecclesiali, un patto educativo». Quindi, parlando nuovamente ai giovani, ha aggiunto: «Abbracciate con entusiasmo la vostra missione nel mondo, cercando di capire qual è la chiamata per voi, unica per ciascuno, e di apprezzarne la grandezza. E poi spendetevi in essa, investendo senza risparmio». Ricordando le parole di Benedetto XVI ai giovani sammarinesi quindici anni fa - 'Il vostro cuore è una finestra aperta sull'infinito!' -, ha esortato «Tenete aperta questa finestra!». Con questa promessa: «i vostri sogni avranno la forza di incidere nella storia e migliorarla».

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