«La finanza metta al centro la persona». Ecco cosa dice la Chiesa italiana sugli investimenti

Presentate nella sede di Borsa italiana le linee guida della Cei in materia. Il cardinale Zuppi: la finanza non sia solo per la finanza, ma sia uno strumento. No a logiche speculative. Caselli (Bocconi): ogni singolo euro può cambiare il destino del mondo
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June 9, 2026
«La finanza metta al centro la persona». Ecco cosa dice la Chiesa italiana sugli investimenti
La presentazione delle linee guida della Cei in materia di investimenti etici e sostenibili: da sinistra Marco Ferrando, vicedirettore di Avvenire, il cardinale Matteo Zuppi e il professor Stefano Caselli
Sono state presentate oggi a Piazza Affari le linee guida della Cei in materia di investimenti etici e sostenibili. L'evento si è svolto a Milano, in Borsa Italia, e ha visto l'intervento del cardinale Matteo Zuppi e del professore Stefano Caselli. «Le banche fanno il loro mestiere, che ci siano delle banche che si uniscono, che crescono, fa parte del gioco. A noi rimane sempre da dire che se è una logica speculativa e meramente finanziaria è pericolosa» ha detto il presidente della Cei, cardinale Matteo Zuppi, commentando a margine dell'appuntamento il risiko bancario. «Il problema - ha aggiunto - è mettere al centro la persona e i cattolici dovrebbero dare il buon esempio, anche se tutti devono mettere al centro la persona». Ecco le dichiarazioni dei due relatori intervenuti alla conferenza stampa di Milano.
Il cardinale Zuppi: attenti ai rischi di stordimento
«La giornata di oggi ratifica un impegno, che prendiamo di fronte alla Chiesa e alla società civile. È un impegno di scelte, perché l’etica non è a intermittenza o a convenienza. La scelta delle linee guida in materia di investimenti etici e sostenibili è intanto un impegno che prendiamo per noi stessi, ma che offriamo anche come applicazione della Dottrina sociale della Chiesa che mette al centro la persona. Pensiamo alla Magnificas humanitas: cantare la bellezza dell’umanità è un’indicazione davvero importante per non farsi vincere dal pessimismo e dalle difficoltà. Se la finanza è solo per la finanza e perde di vista quello che deve avere al centro, ovvero la persona, tutto ciò è pericoloso anche per la finanza stessa. Quando la finanza diventa un assoluto e perde di vista l’obiettivo che orienta le scelte allora diventa pericolosa per la finanza stessa.
Ogni scelta di investimento non è neutra. «Attenzione al vortice della guerra» dice papa Leone XIV, ma a volte anche la finanza può diventare un vortice. Il sistema lo domina ognuno di noi, questo vuol dire una capacità e una responsabilità. Anche nella Costituzione si parla di concorrere al progresso materiale e spirituale, e questo sviluppo è per un noi, per quella comunità che ti aiuta a capire il senso delle cose che fai e che orienta le scelte che fai.
La finanza può essere una carità organizzata? I rischi di stordimento dalla finanza ci sono. È uno strumento indispensabile ma da maneggiare con parecchia cura. Di per sé con la finanza si possono fare cose straordinarie anche con poco. Papa Francesco diceva che l’occidente si trova a a vivere dentro una bolla di sapone. Non c’è una condanna della finanza, ma certo è uno strumento che può avere conseguenze che si pagano anche non nell’immediato, come negare lo sviluppo a interi Paesi contribuendo alle disuguaglianze. Però, ben utilizzata, la finanza può essere uno strumento importantissimo.
Se si pensa solo a conservare la propria vita la si perde, anche come Paese. I valori non sono un freno a mano, sono un incentivo. E il bene comune è un acceleratore che ci fa investire con più saggezza, perché dobbiamo lasciare qualcosa. Ma se si è catturati da una logica speculativa, prestazionale, non va bene. Per questo il nodo è: per chi lo fai? Il rischio richiede la responsabilità, l’azzardo è un’altra cosa».
Il professor Caselli: lasciare in eredità il debito non è eticamente corretto
«Ogni singolo euro ha la capacità di cambiare il destino del mondo e ciò dipende dalla capacità di cambiare regole e principi ma anche attraverso le scelte dei singoli. Investire in modo consapevole o inconsapevole, contribuire a un impatto o meno è una sfida e una scelta collettiva.
Il bene comune è ragionevole perché ci stiamo rendendo conto che il benessere che la nostra società ha raggiunto è sotto attacco. Se andiamo a vedere i gap che agiscono contro il bene comune, questi stanno aumentando. La finanza ha bisogno di continuare a generare un ritorno, un rendimento e in questo cerca di arginare quei gap che mettono in discussione i nostri modi di essere e di produrre. La finanza oggi deve cercare non solo di fare attenzione ai gap ma di riempirli, invertendo la rotta su ciò che mette in discussione il nostro modo di essere, anche nella ricerca di rendimento. Poi certo ci sono ostacoli, tra cui il fatto che il concetto di Esg può diventare solo burocrazia (pensiamo al greenwashing), c’è il tema della finanza per la finanza, e poi delle aree grigie che sono irrisolvibili. Certo, chi ha la responsabilità di investire deve mettersi continuamente in discussione.
Bisogna combattere la malattia del debito. Siamo una fase in cui gli Stati hanno tolto il freno a mano, stampando debito come non mai, ma questo è molto pericoloso perché lasciamo in eredità dei problemi da risolvere ed eticamente non è corretto».
Gestione finanziaria, rispetto dei criteri Esg: cosa c'è nel documento della Conferenza episcopale italiana
Approvate dal Consiglio episcopale permanente il 24 marzo 2026, le linee guida della Cei in materia di investimenti etici e sostenibili aggiornano la prima versione del documento pubblicato nel febbraio 2020. Sei anni appena, durante i quali però i mercati finanziari hanno aumentato esponenzialmente il livello di complessità e le sfide che esso comporta (dal boom delle criptovalute all’ingresso dell’intelligenza artificiale). Intanto il tema è entrato stabilmente nella riflessione ecclesiale, come dimostra l’attenzione dedicata dal cammino sinodale della Chiesa italiana, che ha trovato agevole riscontro nel Giubileo della Speranza, per definizione un  tempo di restituzione, liberazione e rinnovamento, per ristabilire giustizia ed equità nelle relazioni economiche e sociali.
Di qui gli elementi fondamentali del documento, al quale ha collaborato  un gruppo di lavoro composto da Mario Anolli, Giuseppe Baturi, Elena Beccalli, Andrea Beltratti, Bruno Bignami, Mariarosa Borroni, Alessandro Caffi, Claudio Francesconi, Livio Gualerzi, Mario Menin e Leonardo Salutati, e che da qualche settimana è scaricabile dal sito Cei.
Al confine tra metodo e contenuto, il documento si basa su un principio chiave: «Le attività finanziarie non devono essere finalizzate solo ad una qualche forma di rendimento, ma necessariamente e contestualmente verso scopi etici e socialmente responsabili», si legge nella parte iniziale. Un passaggio che ricorda da vicino il paragrafo 160 della Magnifica humanitas, una “minisumma” sull’argomento in cui Leone XIV ricorda che «la finanza per la finanza è cosa ben diversa della finanza per lo sviluppo e per la creazione e l’evoluzione del lavoro».
All’atto pratico, lo sforzo è duplice. Da un lato, c’è da definire «criteri etici e socialmente responsabili» da applicare nell’ambito degli investimenti. Dall’altro, serve l’assunzione di responsabilità da parte di ogni credente impegnato su questo versante, chiamato a declinare i criteri in questioni ai diversi contesti. Sullo sfondo, il principio morale di riferimento: la destinazione universale dei beni, che impone di guardarli non solo con gli occhi della convenienza ma anche della giustizia.
Di qui ne consegue una vera e propria rilettura dei diversi strumenti tipici della gestione finanziaria (il giusto rapporto rischio/rendimento, un utilizzo responsabile della leva finanziaria, una corretta lettura dei diversi orizzonti temporali), così come dei criteri Esg (ambiente, sociale, governance), un riferimento imprescindibile a cui va fatta “la tara” per evitare che si limitino a mere operazioni di forma. Una bussola tratta dal magistero è, in questo caso, il paradigma dell’ecologia integrale, introdotto da papa Francesco nell’enciclica Laudato si’. «L’allocazione delle risorse finanziarie non è un atto neutro, ma può diventare uno strumento di crescita integrale per la società, nel rispetto della dignità della persona e dell’armonia del creato», si legge ancora nel documento Cei. Un principio che è premessa e punto d’arrivo, che fa del documento uno strumento utile ad aprire un dibattito interno al mondo della finanza e a fornire una guida a chi si occupa di investimenti dentro e fuori dalla Chiesa. E che rende l’attività di gestione del patrimonio un luogo di missione e testimonianza.

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