La fabbrica di armi sponsorizza la festa patronale, ma don Maurizio dice «No»

di Maria Lucia Andria, Sulcis Iglesiente
Succede a Villamassargia, nel Sulcis, dove ha sede la Rwm Italia
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September 29, 2026
La fabbrica di armi sponsorizza la festa patronale, ma don Maurizio dice «No»
La chiesa di Villamassargia
La festa della Madonna del Pilar e di san Ranieri si farà senza i soldi della fabbrica di armi. A Villamassargia, nel Sulcis, la parrocchia ha rinunciato al contributo della Rwm Italia per le iniziative in programma dal 9 al 18 ottobre. Il logo dell’azienda, inizialmente presente fra gli sponsor, è stato rimosso dal manifesto. Una decisione arrivata dopo che la sua comparsa aveva aperto nella comunità un confronto sulla compatibilità fra il finanziamento dell’industria bellica e il significato della celebrazione religiosa. A spiegare le ragioni di quel «no» è don Maurizio Mirai, parroco di Villamassargia. «Come pastore della comunità, venuto a conoscenza della situazione, pur trovandomi fuori sede, ho ritenuto opportuno convocare una riunione online del Comitato. In piena condivisione, abbiamo maturato la decisione di rinunciare a tale sponsorizzazione. Si tratta di una scelta di coscienza, maturata nel desiderio di custodire la comunità. In questi giorni, anche la testimonianza di mitezza di Papa Leone ci richiama alla responsabilità di costruire, ciascuno nel proprio ambito, una cultura dell’incontro e della fraternità e una pace disarmata e disarmante».
La vicenda riporta l’attenzione sulla Rwm e sugli interrogativi che la produzione bellica solleva nel territorio. Questa volta, però, il confronto nasce fuori dalla fabbrica: nei preparativi di una ricorrenza religiosa. Fra le voci che hanno contestato la sponsorizzazione c’è quella di Arnaldo Scarpa, portavoce del Comitato Riconversione Rwm. «Non è la prima volta che Rwm Italia si insinua nella vita sociale del Sulcis-Iglesiente per captare la benevolenza della popolazione», afferma, denunciando il ricorso alle donazioni come strumento per ridurre la diffidenza dei cittadini. Scarpa sottolinea «l’immediato intervento risolutivo del parroco» dopo le contestazioni, ma invita ad affrontare la questione anche oltre il singolo episodio: «Forse, sarebbero utili delle indicazioni più stringenti da parte della diocesi». Sulla coerenza della testimonianza cristiana è intervenuto a titolo personale anche don Antonio Mura, parroco di Portoscuso, impegnato da anni nel territorio per la pace e la tutela dei lavoratori. «Mai le feste mariane siano sponsorizzate dalle industrie belliche», tuona il sacerdote ponendo una questione che riguarda la coerenza delle comunità cristiane: «Maria Regina della Pace festeggiata con il sostegno di un’industria delle armi? Non sia mai. La devozione alla Vergine non può essere piegata a logiche commerciali e diventare uno strumento di ethics washing». Don Mura riporta la propria riflessione alla vita concreta delle comunità. «Accettare il sostegno economico di chi produce strumenti di morte sarebbe stato una ferita inferta alla credibilità della Chiesa». È qui che colloca il senso del rifiuto. «La pace è una scelta quotidiana che passa anche dal coraggio dei “no”. Il “no” ai compromessi facili».
Certo, la rinuncia non scioglie il nodo fra produzione bellica e occupazione, né cancella le diverse posizioni sulla presenza della Rwm. Ma è la scelta coraggiosa e concreta di una comunità cristiana che non ha paura di testimoniare la propria fede. Il coraggio di riconoscere che la provenienza delle risorse conta quanto l’uso che se ne intende fare. Sul manifesto della festa il marchio non c’è più. Resta il senso di quel «no»: la pace si testimonia anche con il denaro che si sceglie di non accettare.

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