Il "popolo giallo" delle Università si schiera con i Regeni: «Senza giustizia, non c'è diritto alla ricerca»

All'uscita dalla Corte di Assise di Roma, un'onda gialla si è stretta attorno alla famiglia. Antonella Polimeni, rettrice della Sapienza di Roma: «È un richiamo fortissimo al diritto di interrogare la realtà con rigore e indipendenza» Marina Brambilla, rettrice della Statale di Milano: «La sua vita è il simbolo della libertà di conoscenza». Elena Cattaneo: «Le iniziative devono continuare»
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September 28, 2026
Il "popolo giallo" delle Università si schiera con i Regeni: «Senza giustizia, non c'è diritto alla ricerca»
Manifestanti con cartelli davanti al tribunale a Roma / Ansa
Un nugolo di giovani mani a fine maggio si era alzato per Giulio Regeni nell’Aula magna dell’università di Reggio Calabria. Erano decine di matricole che, dopo aver ascoltato le parole di Paola Deffendi e Claudio Regeni, i genitori del dottorando italiano rapito e ucciso in Egitto oltre dieci anni fa, avevano valanghe di richieste e domande da porre. Alcuni già in quell’occasione indossavano maglie gialle, il colore su cui dal 2016 campeggia la richiesta di “Verità per Giulio” negli striscioni appesi in centinaia di Comuni italiani. Le stesse maglie che, all’ingresso del Tribunale dove oggi è stata pronunciata la prima sentenza di condanna per tre dei quattro egiziani accusati del sequestro, della tortura e dell’omicidio di Regeni, circondavano anche l’avvocata della famiglia Regeni, Alessandra Ballerini. A pochi minuti dal verdetto, la legale ha ringraziato proprio loro. Tutte quelle matricole che in dieci anni hanno mostrato vicinanza alla famiglia Regeni: «Grazie al popolo giallo, perché in pochi avrebbero scommesso sul fatto che saremmo arrivati a un processo e poi a sentenza». Tra quei pochi, in realtà, ci sono anche alcuni docenti universitari che, all’uscita dalla Corte di Assise di Roma, hanno accolto la famiglia Regeni.
«Giulio Regeni continua a rappresentare per le Università, e più in generale per ogni realtà scientifica ed educativa, un richiamo fortissimo alla libertà di studio e di ricerca e al diritto di interrogare la realtà con rigore e indipendenza». Antonella Polimeni, rettrice dell’università La Sapienza di Roma, è stata tra le prime a ospitare nelle aule del suo ateneo interventi, dibattiti e cineforum «per chiedere concretamente verità e giustizia per Giulio». Per gli alunni della sua Università, Polimeni auspica lo stesso futuro che, esultante, ha prospettato la legale della famiglia Regeni: dopo questa sentenza, «potranno sentirsi più sicuri», soprattutto di fare ricerca. La rettrice Polimeni, però, ricorda che la strada da percorrere, almeno quella processuale, è ancora molto lunga: per questo, «in queste ore, siamo ancora una volta accanto alla famiglia, nella richiesta di verità e giustizia».
Tra aprile e maggio, in realtà, quasi tutte le Università italiane si erano strette attorno alla famiglia Regeni. Settantasei eventi in altrettanti atenei hanno coinvolto in due mesi oltre 15mila persone – tra matricole e professori – in dibattiti, proiezioni di docufilm e incontri con i genitori. «Giulio Regeni era un ricercatore: la vita che aveva scelto rappresenta al livello più alto la libertà della conoscenza, un principio che come Università abbiamo il dovere di presidiare e difendere sempre». Così, a qualche minuto dalla sentenza, la rettrice della Statale di Milano, Marina Brambilla, esprimeva la sua vicinanza alla famiglia. Molti studenti del suo ateneo, che per primo ad aprile aveva ospitato gli eventi dell’iniziativa “Le Università per Giulio Regeni”, nel pomeriggio attendevano con apprensione il verdetto: «La ricerca di verità e di giustizia per Giulio .- continua Brambilla - è ricerca di verità e giustizia per tutti noi, e da tutti noi va condivisa e sostenuta».
Ma nel “popolo giallo” che  si è riunito di fronte alla Corte di Assise di Roma non ci sono solo giovani matricole e ricercatori. «I due anni e mezzo di processo per il sequestro, le torture e l’omicidio di Giulio Regeni hanno un valore che prescinde dall’esito giudiziario odierno», ha spiegato la professoressa di Farmacologia e senatrice a vita Elena Cattaneo, che per prima ha proposto agli atenei italiani le iniziative «per la verità per Giulio Regeni». Accanto alla docente, presente al verdetto, c’erano «anche altri colleghi», assicura. Tutti riuniti per «ribadire che in uno Stato come il nostro i diritti fondamentali sono un bene incomprimibile». Ma il loro lavoro non termina certo oggi: «Le azioni di supporto alla famiglia Regeni e alla ricerca della verità – conclude Cattaneo – proseguiranno. Le iniziative sono molte e devono andare ancora avanti». Come un’onda gialla.

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