Dagli Omega-3 alla vitamina D: l'apporto del tonno in una dieta sana
I dati della ricerca di Associazione delle conserve ittiche: gli italiani sempre più interessati ai benefici dell'alimentazione

Il tonno in scatola, immancabile nelle dispense degli italiani, ha proprietà nutritive che possono contribuire a mantenere in salute il nostro corpo attraverso l’alimentazione. Omega-3, vitamina D, vitamina A, ferro, selenio, zinco e iodio sono tutti nutrienti generosamente presenti nel tonno, rendendolo un alimento imprescindibile: parola di addetti ai lavori. È da questa consapevolezza che si è aperta la conferenza organizzata a Milano da Ancit, l’associazione nazionale conservieri ittici e delle tonnare, su un tema quanto mai attuale per un Paese longevo come l’Italia: la ricerca di scelte quotidiane sul piano alimentare che favoriscano uno stile di vita sano. L’Organizzazione mondiale della sanità individua proprio nell’alimentazione un fattore chiave per preservare da molte patologie la capacità intrinseca del corpo durante l’invecchiamento. Un messaggio recepito chiaramente dagli italiani, come confermano i dati dell’indagine condotta da AstraRicerche su un campione di 1.007 cittadini di età compresa tra i 18 e i 65 anni: la quasi totalità della popolazione desidera conoscere i benefici pro-longevità dei cibi.
Sul piano nutrizionale, il passaggio chiave riguarda il modo stesso in cui concepiamo la dieta. Come ha spiegato il professor Luca Piretta, gastroenterologo e nutrizionista all’Università Campus Bio-Medico di Roma, è necessario «un profondo cambiamento concettuale. La dieta è vista troppo spesso come una rinuncia, una “dieta del senza”, che alla fine perde qualsiasi appeal. Al contrario, bisogna educarsi alla positività nutrizionale, imparando ad analizzare gli alimenti per tutto ciò che di buono possono fare al nostro organismo. Non si tratta di isolare singoli ingredienti, ma di valutare la proporzionalità dell’alimentazione nel suo complesso, mantenendo il giusto equilibrio tra carboidrati, lipidi e proteine ad ogni pasto».
Solo il cibo, ovviamente, non basta. In un percorso di mantenimento del benessere fisico, un ruolo di primo piano spetta anche all’attività fisica. La perdita di massa e di funzionalità muscolare, nota come sarcopenia, colpisce fino al 10% degli over 65 e aumenta in modo drastico il rischio di mortalità. Il professor Roberto Volpe, del direttivo della Società italiana per la prevenzione cardiovascolare (Siprec), ha ricordato come già Ippocrate 2.500 anni fa avesse compreso l’importanza fondamentale di unire alimentazione adeguata e attività fisica. Muoversi, anche soltanto camminando a passo veloce, è infatti indispensabile per stimolare la neurogenesi e creare nuovi neuroni, mentre l’apporto di proteine nobili, come quelle del pesce, permette di preservare la struttura muscolare e la salute delle ossa.
È qui che le conserve ittiche rivelano la loro efficacia. Il tonno in scatola – è emerso dal convegno - oltre a risultare una scelta comoda, economica e già pronta all’uso, costituisce anche una fonte diretta di cosiddetti “nutrienti nobili”. I suoi acidi grassi Omega-3 aiutano a ridurre i trigliceridi, abbassano la pressione sanguigna e proteggono il sistema cardiovascolare, agendo anche come antinfiammatori e rallentatori del declino cognitivo. Gli esperti hanno inoltre contestato un pregiudizio diffuso, chiarendo che il tonno in scatola non è un alimento processato. Si tratta infatti di una conserva del naturale che contiene esclusivamente pesce, olio o acqua, e sale, senza alcun bisogno di additivi o conservanti sintetici. Perfino l’olio presente nella confezione è una risorsa preziosa che non andrebbe sprecata, poiché si arricchisce delle vitamine e dei grassi polinsaturi ceduti dal pesce, sfatando il mito comune (e la tendenza ancora molto diffusa) che il tonno in scatola vada sempre sgocciolato.
I numeri confermano l’affetto dei consumatori per un prodotto che genera quasi 1,7 miliardi di euro l’anno di fatturato ed entra regolarmente nelle dispense delle famiglie con oltre due chili di consumo pro-capite all’anno. Dopo una fase segnata dall’inflazione generale del comparto alimentare negli anni scorsi, negli ultimi mesi i prezzi del mercato si sono calmierati consentendo una progressiva ripresa dei volumi.
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