«I soccorsi della Guardia costiera? Trattati come segreto di Stato»
La denuncia della Ong Mediterranea: salvate in mare quasi 200 persone in poche ore ma nessuna conferma data pubblicamente

Arrivi continui e soccorsi: anche d’inverno il Mediterraneo è sempre più crocevia di migranti in transito che fuggono dal nord Africa per raggiungere l’Europa. «Ma per una volta denunciamo una buona notizia» informa la Ong Mediterranea Saving Humans. non ci sono solo “naufragi fantasma”. Capita infatti che ci siano anche dei “soccorsi” di cui nessuno sa nulla. La buona notizia infatti è che, i tre casi segnalati nelle ultime settimane, di barconi in avaria stracarichi di migranti e di cui si erano perse le tracce, malgrado gli allarmi e gli Sos di Alarm Phone, in realtà sono stati soccorsi all’insaputa di tutti e sbarcati in piena notte sulle coste siciliane.
«In stretta collaborazione con Alarm Phone e con le missioni aeree civili nel Mediterraneo Centrale, la nostra Ong attiva il suo team di monitoraggio della situazione in mare anche quando non siamo direttamente presenti in navigazione con i nostri assetti» spiega Beppe Caccia di Mediterranea Saving Humans. E così è stato, in particolare, per quei tre casi segnalati lo scorso 6 marzo.
«Scopriamo che, nella notte fra le 2:53 e le 4:26 del mattino ora locale, un pattugliatore della Guardia Costiera italiana, nave Fiorillo, è entrata e approdata nel porto di Augusta per sbarcare circa 140 persone soccorse in mare. I numeri corrispondono ai tre casi segnalati» racconta la Ong. Poche ore prima, mentre il centro di coordinamento di Malta non rispondeva agli allarmi lanciati dal centralino che raccoglie gli Sos dei migranti in mare, l’Mrcc di Roma, «apprendiamo da terzi - prosegue il racconto Mediterranea - che avrebbero dato indicazione a una nave mercantile che si trovava in zona di “rimanere a 2 miglia di distanza dalle imbarcazioni” in attesa di un non meglio identificato “assetto di soccorso”». E in realtà, monitorando le posizioni e i segnali si scopre che la petroliera Sriwangi III, battente bandiera di Singapore, si posiziona a ridosso delle barche in pericolo da Alarm Phone. «In poche ore sono state salvate in mare forse più di duecento persone, donne, uomini e bambini che rischiavano la vita. Ma mentre noi, insieme ad Alarm Phone, lanciavamo l’Sos e Avvenire rilanciava l’allarme – prosegue Caccia – non abbiamo potuto leggere questa notizia da nessuna parte. E nessuna conferma dei soccorsi è stata data né direttamente né pubblicamente. Perché un’operazione di questo genere viene trattata come se fosse un “segreto di Stato”?» si chiede l’armatore della Ong.
«Dietro a questo silenzio imposto dalla politica c’è anche la terrificante concezione del soccorso come “pull-factor”, incentivo alle partenze. Quindi se si parla dei salvataggi effettuati dalle navi civili delle Ong, questa attività umanitaria e solidale deve essere criminalizzata. Se si tratta dell’attività istituzionale della Guardia Costiera, questa dev’essere tenuta nascosta» tenta di spiegare Caccia.
Per la “Convenzione Sar di Amburgo 1979” e tutte le successive linee guida dell’Imo (l’Organizzazione marittima Internazionale dell’Onu), recepita dall’Italia con legge del 1994 quale norma di rango costituzionale, e per il Piano Sar italiano in vigore, «la trasparenza informativa e una corretta divulgazione delle notizie relative a un evento di soccorso – una volta che si siano concluse le operazioni più delicate in mare – sono un obbligo legale. Perché questo silenzio?».
Intanto non si fermano gli arrivi sull’ isola di Lampedusa: dal 23 febbraio ad oggi sono in tutto 1.399 le persone arrivate. Negli ultimi quattro giorni (dal 4 all’8 marzo) c’è stato almeno un arrivo al giorno. Si è trattato complessivamente di 34 imbarcazioni recuperate, di cui solo 2 arrivate dalla Tunisia, e tutte le altre dalla Libia: 13 casi sono stati soccorsi dalle motovedette della Guardia Costiera, 11 dalla Guardia di Finanza, 5 da motovedetta svedese di Frontex, e 5 sono stati gli arrivi in totale autonomia sulle spiagge dell’isola. L’ultimo soccorso, ieri mattina: un gommone con 37 migranti (fra cui 11 donne) è stato messo in salvo dalla guardia costiera. Sono somali e sudanesi che hanno riferito d’essere salpati da Zouara in Libia. Mentre altre 10 persone, segnala la Ong Sea Watch, sono bloccate sulla piattaforma petrolifera Miskar. «Hanno urgente bisogno di un porto sicuro! Il nostro aereo Seabird 2 ha appena sorvolato la piattaforma» scrive sui social la Ong.
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