Emergenza caldo, il pressing di sindaci e ambientalisti: misure subito, più soldi per le buone pratiche
di Giulio Isola
Dall'Anci a Goletta Verde, cresce la mobilitazione dal basso per chiedere interventi strutturali. Oggi attese nuove temperature record. Dai rifugi climatici alle piscine, ecco cosa si sta facendo nei territori in attesa di un piano nazionale

Nella giornata in cui è atteso il nuovo picco di caldo estremo, con temperature fino a 40 gradi, i sindaci e il mondo ambientalista tornano a chiedere interventi radicali contro il cambiamento climatico. Lo fanno mettendo in fila una serie di dati sull'emergenza da tempo strutturale in corso e ricordando una serie di buone pratiche possibili già messe in campo. Per i primi cittadini, in particolare, vanno previsti «sostegni economici per interventi sempre più integrati tra servizi territoriali e di prossimità, servizi sociali con attenzione ai più vulnerabili, servizi sanitari». Il pressing degli ambientalisti, invece, si concentra sulla necessità di nuove risorse e di piani ad hoc, sin qui rinviati.
«Non è caldo, è crisi climatica» ha sottolineato ieri Goletta Verde, la storica imbarcazione di Legambiente in navigazione lungo l’Adriatico, diretta verso Pescara. Un monito sintetizzato anche nello striscione, esposto sulla Goletta, per lanciare un chiaro messaggio al governo Meloni: «Non c’è più tempo da perdere: servono più interventi di mitigazione e adattamento, lo stanziamento delle ricorse per attivare il piano di adattamento ai cambiamenti climatici, e la definizione di una strategia nazionale per i rifugi climatici in città. Cosa stiamo aspettando?» ha spiegato Francesca Cugnata, responsabile Goletta Verde. Dalla tropicalizzazione del Mediterraneo alla secca del fiume Po, dalla fusione dei ghiacciai alpini in quota per arrivare alle ondate di calore nelle città e all’aumento degli eventi meteo estremi, l’Italia è sempre più sotto scacco della crisi climatica.
Sono tanti i fronti aperti, su cui l'esecutivo ha cercato di rispondere con misure sul fronte sanitario e lavorativo. Per i lavoratori è stata reintrodotta anche per l’estate 2026 la possibilità di sospendere o ridurre l’attività lavorativa in caso di eccezionali ondate di calore, con accesso in deroga agli ammortizzatori sociali. La misura è contenuta nel decreto Infrastrutture approvato dal Consiglio dei ministri del 22 giugno e ripropone uno strumento già utilizzato negli anni precedenti per tutelare i lavoratori esposti alle temperature estreme. Sul fronte sanitario, invece, per il ministero della Salute, al momento non si registrano picchi significativi di mortalità né aumenti rilevanti degli accessi ospedalieri riconducibili alle ondate di calore. Il monitoraggio proseguirà nelle prossime settimane e sarà affiancato, in via sperimentale in alcune grandi città, da un sistema di sorveglianza sugli accessi ai Centri di salute mentale territoriali.
Il nodo dei rifugi climatici
Nelle città il vero nodo da affrontare, viste le attuali temperature, rimane quello dei cosiddetti rifugi climatici, aree accessibili alla cittadinanza in cui è possibile trovare sollievo grazie a spazi ombreggiati, acqua potabile, ventilazione naturale o artificiale, sedute e servizi dedicati. Secondo Legambiente, i rifugi climatici sono in numero insignificante rispetto alle sempre più evidenti necessità. Il ritmo con cui crescono è troppo lento e l’Italia paga lo scotto della mancanza di una strategia nazionale sui rifugi climatici e dei necessari finanziamenti.
In Italia ad oggi nelle città osservate da Legambiente (Napoli, Milano, Roma, Terni, Bari, Torino, Firenze, Bologna) risultano almeno 280 luoghi censiti o assimilabili a rifugi climatici: 29 a Napoli, 116 a Milano, 3 a Terni, 19 a Torino, 26 a Bari, 53 a Firenze e 24 a Bologna. Per Roma non è disponibile un numero complessivo pubblico e verificabile (10 solo nel Municipio VIII). Su modello della città di Barcellona, sottolinea Legambiente, una rete minima proporzionata alla popolazione richiederebbe circa 705 rifugi climatici solo in questi 8 comuni. Su scala nazionale, in assenza di un catasto ufficiale e prendendo come modello Barcellona, il fabbisogno minimo può essere stimato in Italia, secondo Legambiente, in almeno 5.900 rifugi climatici, che salirebbero a quasi 17.000 per una rete davvero capillare e accessibile a piedi in soli 10 minuti, come nel caso di Barcellona.
Le buone pratiche dei sindaci
Le ondate di calore non rappresentano più soltanto un'emergenza sanitaria, ma una nuova sfida per le amministrazioni locali. In tutta Italia cresce il numero dei Comuni che affiancano ai tradizionali Piani Caldo servizi sempre più articolati per proteggere anziani, persone fragili e cittadini soli durante i mesi estivi. Biblioteche, musei, centri civici e parchi si trasformano in luoghi di refrigerio, mentre si rafforzano l'assistenza domiciliare, la telefonia sociale, il trasporto dedicato e le reti di volontariato. Le esperienze raccolte mostrano come l'adattamento al caldo stia entrando stabilmente nelle politiche locali.
Secondo l’Anci le città sono resilienti e i sindaci sono i primi a mettere in campo azioni sull’adattamento al cambiamento del clima che si manifesta anche in Europa e in Italia da Nord a Sud del nostro Paese. Queste azioni promosse dal basso e vicine ai cittadini devono poter avere spazio all’interno delle strategie e dei piani nazionali di adattamento ai cambiamenti climatici e di contrasto alle ondate di calore prevedendo sostegni economici per interventi sempre più integrati tra servizi territoriali e di prossimità, servizi sociali con attenzione ai più vulnerabili, servizi sanitari.
Le grandi città stanno sperimentando modelli differenti ma accomunati dallo stesso obiettivo: rendere gli spazi pubblici e i servizi comunali strumenti di adattamento climatico. A Roma gli over 70 possono accedere gratuitamente a 17 piscine comunali nell'ambito del Piano Caldo cittadino. Bologna ha consolidato una rete di rifugi climatici distribuiti nei quartieri, collegati anche dal progetto delle "Linee d'ombra", che valorizza i portici come percorsi ombreggiati. Milano ha creato 116 "Spazi Freschi" tra parchi, biblioteche e Case di Quartiere, mentre Firenze ha ampliato la rete dei rifugi climatici portandola a 53 luoghi pubblici distribuiti nei cinque quartieri della città. A Verona, con il progetto "Oasi climatiche", oltre cento biblioteche, musei, centri civici e aree verdi sono stati individuati come punti di refrigerio, affiancati da nuovi erogatori di acqua potabile. Anche Venezia utilizza biblioteche e musei civici climatizzati come luoghi di sollievo dal caldo, mettendo a disposizione cittadini e visitatori una rete di spazi pubblici durante le giornate caratterizzate dalle temperature più elevate. Anche altre città metropolitane hanno rafforzato i propri servizi. Genova ha realizzato una rete di "rifugi freschi" ospitati in biblioteche, musei e sedi municipali, una mappa delle aree verdi e dei punti acqua e agevolazioni per l'accesso alle piscine comunali durante i giorni di maggiore caldo. Torino ha rinnovato il Piano Estate con 19 centri climatizzati aperti gratuitamente, assistenza domiciliare, telesoccorso e accompagnamenti dedicati agli anziani. Brescia ha potenziato la collaborazione tra Comune, sistema sanitario e volontariato, mettendo a disposizione centri climatizzati e un servizio di trasporto gratuito verso le strutture di accoglienza. Perugia ha individuato una rete di luoghi climatizzati – tra biblioteche, cinema e altri spazi pubblici – dove i cittadini possono trovare sollievo durante le ore più calde della giornata.
Nel Mezzogiorno i Comuni stanno rafforzando soprattutto i servizi di prossimità e la tutela delle persone più vulnerabili. Bari coordina un Piano operativo che coinvolge Comune, ASL e Terzo settore con assistenza domiciliare, distribuzione di acqua e beni di prima necessità e interventi dedicati anche alle persone senza dimora. Napoli ha intensificato la rete di assistenza sociale e le unità di strada, mentre Palermo e Catania hanno aggiornato i propri piani di Protezione civile e prevenzione sanitaria, rafforzando il monitoraggio delle persone fragili e la diffusione delle informazioni durante le giornate di allerta.
Accanto alle esperienze delle grandi città emergono anche iniziative particolarmente innovative promosse da amministrazioni di dimensioni medie e piccole. Ad Ancona il Comune concede in comodato gratuito condizionatori portatili alle persone più fragili che ne sono prive. A Legnano il progetto "Estate Gentile" coinvolge studenti delle scuole superiori e universitari nell'assistenza agli anziani soli. A Treviglio, Comune, Casa di Comunità, Auser e volontariato hanno costruito una rete di prossimità che unisce telefonia sociale, trasporto e locali climatizzati. A Follonica e Oristano il contrasto al caldo passa anche attraverso attività ricreative, socializzazione e giornate organizzate sul mare dedicate agli anziani, dimostrando come il benessere climatico e quello relazionale possano procedere insieme.
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