Dieci passi di sostenibilità: come camminare (bene) in montagna
Agesci e CsvNet lanciano un "manifesto" per vivere l'ecosistema montano con maggiore consapevolezza. L'esperienza di Marco Pietripaoli con il suo progetto "Ritmo dei passi" lungo il Sentiero Italia del Cai. Dal 13 giugno il via alla terza edizione

Il cammino come atto di resilienza, di cura e di rispetto del territorio in una nuova alleanza tra l'uomo e la montagna. È da qui che può partire il cambiamento. Da un patto silenzioso che per secoli ha legato le comunità delle terre alte ai loro paesaggi e che oggi chiede di essere riscoperto. Perché le montagne, che da lontano sembrano immobili e invincibili, sono in realtà fragili. Fragili davanti alla crisi climatica che ne ridisegna i ghiacciai, i boschi e i corsi d'acqua. Fragili davanti a un turismo che corre troppo veloce, consuma luoghi e immagini sulle rotte disegnate da social e influencer, accumula chilometri e colleziona mete senza lasciare il tempo di viverle pienamente e comprenderle. Fragili anche davanti a una società che rischia di perdere il senso del limite e della relazione.
Nasce da queste riflessioni il decalogo "Dieci passi sostenibili per camminare in montagna", promosso da Agesci e CSVnet con il patrocinio dell'ASviS e costruito a partire dall'esperienza del progetto "Ritmo dei Passi" avviato nel 2024 da Marco Pietripaoli con l’idea di di percorrere, in dieci anni, per un intero mese all’anno, il Sentiero Italia del Cai: oltre 7.000 km attraverso l’intero arco alpino e appenninico fino a Sicilia e Sardegna. Non una raccolta di prescrizioni, ma di inviti, una bussola per orientarsi.
Il primo verbo scelto dal decalogo è forse il più controcorrente: ascoltare. Ascoltare la montagna, osservare con stupore ciò che accade attorno a noi, rallentare fino a ritrovare il ritmo essenziale e rivoluzionario del passo umano. In un'epoca che misura tutto in termini di prestazione e velocità, il cammino diventa esercizio di attenzione. Alle forme delle cime, ai cambiamenti del paesaggio, alle tracce lasciate dal clima che cambia. Ai silenzi. «Le montagne parlano continuamente, ma spesso noi non abbiamo più il tempo per ascoltarle», racconta Marco Pietripaoli, che per 17 anni ha diretto il CSV, il Centro servizi per il Volontariato della Città metropolitana di Milano. «Camminare lentamente significa tornare a osservare. Significa accorgersi di una sorgente che si è ridotta, di un ghiacciaio che arretra, di un bosco che cambia. Ma significa anche osservare sé stessi. Il respiro, il battito, la fatica, i pensieri. La montagna ci restituisce una misura più autentica del tempo».

I dieci punti affrontano diversi aspetti del rapporto tra persone e territori. Tra le indicazioni: osservare con attenzione la natura e i segnali del cambiamento climatico, limitare l’impatto ambientale degli spostamenti, utilizzare alimenti, prodotti e servizi locali, evitare il sovraffollamento dei percorsi più battuti e scegliere forme di turismo lento e consapevole. Ampio spazio è dedicato anche alla sicurezza e alla dimensione sociale del cammino. Il decalogo invita a prepararsi adeguatamente alle escursioni, rispettando i propri limiti fisici e privilegiando un approccio non competitivo alla montagna. Camminare viene descritto come occasione per costruire relazioni autentiche, favorire inclusione e accessibilità e valorizzare le comunità locali, contrastando spopolamento e marginalizzazione dei territori montani. Il documento sottolinea inoltre il valore educativo e civico del cammino, soprattutto per le giovani generazioni. “Camminare insieme è anche praticare il volontariato”, affermano i promotori, evidenziando come la cura dei sentieri, dei rifugi e dei beni comuni possa rafforzare la partecipazione e la solidarietà. Nell’ultimo punto, il decalogo richiama infine il ruolo delle montagne come luoghi di incontro tra popoli e culture, dove il cammino può diventare esperienza concreta di dialogo, pace e sviluppo sostenibile.

«Percorrere il Sentiero Italia Cai - riprende Pietripaoli - mi sta permettendo ci conoscere tutta l’Italia dal punto di vista delle montagne; c’è una varietà e ricchezza di luoghi e comunità davvero straordinaria che dovrebbe essere conosciuta da ciascuno. Scoprire luoghi nascosti e meravigliosi, non mitizzati dai social media e quindi soggetti al sovraffollamento turistico, è una occasione unica grazie a un percorso lento che poi permette di incoraggiare altri a scoprire. La montagna è scuola di vita e ci permette di imparare a progettare, ad avere un obiettivo, essere autonomi e responsabili, ad aver cura di sé, del territorio e della sua sostenibilità. Un modo unico ci permette di ascoltare sé stessi, i segni tangibili e intangibili della nostra presenza: il respiro, il battito, il sudore, i pensieri, le impronte; di condividere con i compagni di viaggio parole, silenzi, risorse, fatiche, felicità ed emozioni”. Iniziative che guardano al futuro e per questo puntano a trasmettere “l’amore dei territori montani alle giovani generazioni”.

Non è un caso che proprio i giovani siano al centro di "Ritmo dei Passi" e della rete di iniziative che Pietripaoli promuove con Cai, Agesci, CSVnet e ASviS attorno all'idea che il cammino possa diventare esperienza di sostenibilità ambientale, sociale, economica e culturale. Dopo aver percorso l'intero Friuli Venezia Giulia nel 2024 e le montagne tra Belluno, Alto Adige e Trentino nel 2025, Pietripaoli si prepara ora alla terza tappa: il 13 giugno partirà dal Passo Gavia per attraversare la Lombardia lungo la variante nord del Sentiero Italia CAI fino a raggiungere Luino, sulle sponde del Lago Maggiore, l'11 luglio. Sarà ancora una volta un viaggio in solitaria soltanto in apparenza. Perché lungo il cammino sono previsti incontri, iniziative, momenti pubblici e occasioni di confronto costruite nei mesi precedenti insieme alle associazioni locali. Nei primi due anni il progetto ha già coinvolto oltre 550 persone in ventidue eventi diffusi lungo il percorso. Quest'anno ne sono programmati altri quindici.
«Parto sempre da solo, con lo zaino e gli scarponi», racconta Pietripaoli. «Ma il senso del progetto è proprio quello di trasformare un'esperienza personale in un'esperienza condivisa. Il cammino diventa occasione per costruire relazioni, riflettere sui territori, coinvolgere i giovani, promuovere la sostenibilità. È questo il vero ritmo dei passi».
Un ritmo che oggi trova nei “Dieci passi sostenibili per camminare in montagna” una sintesi concreta e condivisa. Dieci passi che non insegnano soltanto come andare in montagna, ma come viverla. Perché il sentiero più importante, come suggerisce l'esperienza del progetto "Ritmo dei Passi", non è quello segnato sulle carte. È quello che porta a sentirsi parte dei luoghi che attraversiamo. Ad averne cura e rispetto. Con la consapevolezza che il futuro delle terre alte non dipenderà soltanto dalle politiche o dagli investimenti, ma anche dalla qualità dello sguardo con cui sapremo attraversarle. Passo dopo passo.
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