Accoglienza, perché i sindaci ora chiedono il coinvolgimento delle Regioni
di Diego Motta
La presentazione del rapporto sul sistema Sai ha confermato che l'ospitalità diffusa dei migranti nei Comuni funziona e può essere un modello anche per l'Europa. Ma ci sono spese da sostenere, innanzitutto dal punto di vista sanitario. D'Alberto (Anci): noi primi cittadini non possiamo essere lasciati soli

I Comuni sfidano le Regioni e lanciano un messaggio al governo sul tema dell’accoglienza. Nel giorno in cui viene presentato il XXIV rapporto annuale Sai, che certifica un aumento dei posti finanziati nel 2025 rispetto al 2024, i sindaci ribadiscono che «le politiche per l'accoglienza, l'immigrazione e l'integrazione non possono esaurirsi in una garanzia di vitto e alloggio, devono andare oltre». Parola di Gianguido D’Alberto, primo cittadino di Teramo e delegato Anci all'Immigrazione e alle politiche per l'integrazione e l'accoglienza.
La riflessione è duplice. Da un lato i Comuni, piccoli e grandi, si sono rivelati un prezioso presidio per i titolari di protezione, i rifugiati, i richiedenti asilo vulnerabili e i minori, i nuovi soggetti indicati dai cosiddetti “decreti Cutro”, in anni in cui si è sostanzialmente disinvestito dall’ospitalità diffusa per puntare sulla macchina amministrativa dei Cas, i Centri di accoglienza straordinaria a guida prefettizia. D’altro canto, la tenuta dei percorsi di integrazione, grazie alla collaborazione con realtà del Terzo settore, ha un costo. Economico e sociale. «Il Sai ha confermato di essere un presidio formidabile di sicurezza e legalità. Sicurezza intesa non come sicurezza securitaria, come purtroppo spesso siamo abituati a declinarla, ma una sicurezza intesa come sicurezza sociale, come sicurezza urbana, come sicurezza umanitaria, come sicurezza di comunità» ha sottolineato D’Alberto.
Complessivamente sono stati 1.991 i Comuni legati alla rete Sai (Sistema accoglienza e integrazione) che hanno accolto migranti nell’anno appena trascorso: oltre 1.100 sono paesi di piccole dimensioni, a conferma del fatto che tante realtà minori intendono farsi carico dei nuovi arrivati, ripopolando i borghi e garantendo percorsi di integrazione il più possibile personalizzati. Quasi il 90% dei beneficiari accolti nella rete Sai ha meno di 40 anni. I minori accolti sono stati 14.829, dei quali il 70,5% in famiglia e il 29,5% minori stranieri non accompagnati. Il dossier ha segnalato inoltre una particolare attenzione nella presa in carico di persone provenienti da crisi umanitarie e conflitti. Dal documento emerge inoltre che dal 2015 la popolazione femminile del Sai è costantemente in crescita, evidenziando una «maggiore esposizione della popolazione femminile a condizioni di vulnerabilità e fragilità».
I posti di accoglienza attivi sono stati 41.289 (con una crescita del 6,7% rispetto al 2024) dei quali 6.646 destinati a minori non accompagnati. I numeri del rapporto dicono anche che sono stati 6.749 gli appartamenti in condomini utilizzati per l’accoglienza, mentre sono 25mila gli operatori coinvolti nei servizi offerti. «È importante questa alleanza che il Sai rappresenta tra lo Stato, gli enti locali, il Terzo settore e le comunità, un rapporto quindi tra istituzioni centrali e territorio che ci vede protagonisti. Anche l’Europa ci prende a modello - ha detto intervenendo alla presentazione dei dati avvenuta a Roma Rosanna Rabuano, capo del dipartimento per le Libertà civili e l'Immigrazione del ministero dell'Interno -. E ha riconosciuto come fondamentale il nostro metodo di partnership interistituzionale».
Sullo sfondo, c’è proprio il Patto per la migrazione e l’asilo che sta entrando in vigore in questi giorni. Al netto dei rimpatri e degli hub in Paesi terzi, che hanno l’obiettivo di abbassare la pressione sui Ventisette, la strategia per l’integrazione resta un nodo da sciogliere. «Noi chiediamo proprio in questa prospettiva che il modello Sai venga nuovamente esteso a tutti i richiedenti asilo, non solo ai vulnerabili, e che in particolare le Regioni scendano in campo al nostro fianco, soprattutto nelle politiche per il diritto alla salute di queste persone» riprende il sindaco di Teramo.
Resta fondamentale, da ultimo, il tema del lavoro: gli inserimenti lavorativi hanno riguardato il 33,8% della popolazione adulta accolta, con un aumento rispetto al 25,4% registrato nel 2022. Per D’Alberto, «occupazione, casa e formazione, a partire dall’apprendimento della lingua italiana, sono i capitoli su cui investire maggiormente. La vera accoglienza si fa sui territori e il sistema Sai resta un modello, ma se vogliamo mantenere livelli virtuosi di risposta ai bisogni, noi sindaci non possiamo essere lasciati soli».
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