Anche in montagna è caldo torrido: Monte Bianco, Marmolada e Adamello osservati speciali
L'allarme di Legambiente: registrate in quota anomalie termiche comprese tra +2°C e +4 °C e uno zero termico tra i 4.800 e i 5mila metri

Estate da bollino rosso anche per le Alpi, sempre più calde e fragili e con i ghiacciai che fondono a ritmi ormai preoccupanti. E se l'immagine girata dalla sciatrice Federica Brignone impossibilitata a continuare l'allenamento sul ghiacciaio del Cervino ha fatto il giro del web, a denunciare lo stato delle nostre montagne è ancora una volta anche Legambiente, con la sua Carovana dei Ghiacciai che per questo fine settimana ha organizzato insieme al Cai (Club Alpino Italiano), a Cipra Italia (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi) e alla Fondazione Glaciologica Italiana - promotori insieme all’associazione ambientalista del “Manifesto europeo per una governance dei ghiacciai e delle risorse connesse” - e alle oltre 90 sigle, tra rappresentanti di Ong ed enti di ricerca di diversi Paesi Ue che hanno sottoscritto il documento, un’azione comune congiunta e presentato la prima piattaforma politica - culturale nata in Italia per i ghiacciai, le terre emergenti e il futuro delle montagne dal titolo “Governare le Alpi che cambiano”.
Sull’intero arco alpino aumentano le anomalie termiche generalmente comprese tra +2°C e +4 °C rispetto alla media climatica 1991-2020 (fonte Copernicus), così come i periodi di siccità e la precocità del caldo estremo, quest’ultimo già evidente dalla seconda metà di maggio. Lo zero termico in quota dalla seconda metà di giugno si è mantenuto frequente tra 4.800 e oltre 5.000 metri, favorendo una fusione precoce della neve e condizioni critiche per i ghiacciai alpini e più in generale le vette. Tra quelle più in sofferenza ci sono il Monte Bianco (il Tetto d’Europa), la Marmolada (la Regina delle Dolomiti) e l’Adamello (il ghiacciaio più grande delle Alpi Italiane) sotto costante osservazione. Serve un’assunzione di responsabilità collettiva e azioni concrete a partire da una governance europea per i ghiacciai e il riconoscimento dei “giganti bianchi” come beni comuni, in quanto inseriti all'interno di sistemi ecologici, idrologici e territoriali strettamente interdipendenti.
Un messaggio che Legambiente rilancia nel pieno della quarta ondata di caldo estremo che sta colpendo la Penisola e che non risparmia neanche l’alta quota. Emblematici i tre casi simbolo: Monte Bianco, Marmolada e Adamello. Sulla vetta del Monte Bianco (4.805 m), il tetto d’Europa, il 18 giugno è stata registrata una temperatura di circa +0,8 °C, mentre il 24 giugno la temperatura media oraria ha raggiunto circa +2°C. Condizioni termiche eccezionali anche sulla Marmolada, dove alla stazione di Punta Rocca (3.265 m) la temperatura è rimasta sopra lo zero dal 16 giugno, con punte prossime ai +5°C. Queste condizioni, sottolinea Legambiente, hanno favorito una rapida fusione della neve residua e un’accelerazione dell’ablazione del ghiacciaio.
«Dal crollo di una parte del ghiacciaio dell’Ortles avvenuto in questi giorni alla cascata di acqua dalla vetta del Cervino (4478 m s.l.m) all’Adamello (3.539 m s.l.m) in forte ritirata, anche in alta quota la crisi climatica lascia sempre di più il segno con effetti che si ripercuotono a valle - commenta Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – In particolare le Alpi si stanno riscaldando il doppio rispetto alle medie globali e le comunità montane devono essere aiutate e sostenute».
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