A Pomigliano gli operati licenziati aprono la Via Crucis

di Redazione romana
I parroci danno la parola ai lavoratori di Trasnova: il 30 aprile finisce la commessa nei capannoni di Stellantis. Chiesa e città fanno quadrato
April 3, 2026
Parroci e lavoratori Trasnova di Pomigliano, foto del 5 dicembre 2024
Parroci e lavoratori Trasnova di Pomigliano, foto del 5 dicembre 2024
I sacerdoti delle sei parrocchie di Pomigliano d’Arco, città industriale della provincia di Napoli, hanno deciso che stasera la Via Crucis cittadina sarà aperta dai lavoratori Trasnova, addetti alla logistica negli stabilimenti Stellantis, sui quali dal 13 febbraio pende una lettera di licenziamento collettivo. Per gli operai si tratta davvero di un tempo di passione, considerando che senza soluzioni, dal primo maggio, si troveranno in mezzo a una strada. Una beffa nella beffa: proprio dal primo maggio, festa dei lavoratori.
Dunque stasera i lavoratori si uniranno alla Via Crucis cittadina, che arriverà nello stadio Gobbato, proprio a due passi dalla grande zona industriale di Pomigliano, dai capannoni non solo di Stellantis, ma anche di Leonardo e di molte aziende dell’indotto.
Da parte dei sacerdoti, una scelta di continuità: il 5 dicembre del 2024 i parroci si recarono al picchetto dei lavoratori Trasnova, portando la loro solidarietà e un messaggio del vescovo di Nola, Francesco Marino. Già a fine 2024, infatti, Trasnova agì con i licenziamenti collettivi, che furono poi ritirati grazie ad una proroga della commessa all’interno degli stabilimenti Stellantis.
Di proroga in proroga, si è giunti all’ultimo atto, che pare irreversibile. Una storia, quella di Trasnova, che ha coinvolto l’intera città di Pomigliano. Buona parte dei lavoratori, infatti, originariamente erano organici a Fiat. L’esternalizzazione del servizio di logistica interna li ha portati in aziende che sono fuori dal perimetro della casa-madre, rendendo via via sempre più precaria la loro posizione lavorativa. Proprio per questi motivi la vertenza Trasnova è vissuta dalla città di Pomigliano come la punta di un iceberg: evitare l’esito peggiore significa anche opporsi allo scenario della de-industrializzazione. Per questo motivo, per ben due volte negli ultimi mesi si è riunito un Consiglio comunale straordinario, alla presenza delle istituzioni territoriali e dei sindacati, per provare a fare pressione su Regione e Governo.
Come detto, lo scorso 13 febbraio è arrivata la lettera con cui Trasnova annuncia il licenziamento collettivo dei suoi 94 dipendenti impiegati negli stabilimenti Stellantis di Pomigliano d’Arco, Torino, Piedimonte San Germano e Melfi. Nella missiva mandata ai ministeri competenti e alle organizzazioni sindacali, Trasnova comunica l'impossibilità di ricorrere a strumenti sociali alternativi in quanto gli esuberi sono "di carattere strumentale".
L’ultimo tavolo svoltosi al Mimit, l’11 marzo, aveva aperto degli spiragli per il futuro dei lavoratori. Nella vertenza Trasnova, che mette a rischio in totale 280 posti di lavoro in tutta Italia tirandosi dietro le imprese in subappalto Logitech, Teknoservice e Csa, potrebbe subentrare una società operante nel settore della logistica, Autouno, presente con sedi in diverse regioni d’Italia. Autouno ha manifestato la disponibilità ad assumere nell’immediato alcune decine di lavoratori, con la prospettiva di assorbire nel medio periodo ulteriori 70-80 unità. Su questo aspetto sono ancora in corso interlocuzioni con la Regione Campania e l’Agenzia Sviluppo Lavoro. Al tavolo del Mimit è stato inoltre registrato l’interesse di altri committenti che potrebbero essere interessati alle prestazioni di Trasnova. Inoltre, il ministero del Lavoro ha avviato verifiche sulle condizioni per l’utilizzo degli ammortizzatori sociali.
Intanto però il tempo passa impetuoso. Il 30 aprile è alle porte. I lavoratori licenziati hanno ripreso il presidio dinanzi ai cancelli di Stellantis a Pomigliano e chiedono certezze. Stasera le loro parole introdurranno la Via Crucis in una città che da sempre associa il suo nome all’industria. I parroci e le comunità parrocchiali, ancora una volta, si sono messi al loro fianco.

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