Rubriche

Non esiste Louvre

Roberto Mussapi martedì 19 febbraio 2019
«Io non so chi dipinga sulla tela del ricordo! Ma chiunque sia l'ignoto artista, qualunque cosa vada riproducendo, ciò che egli fa non è che una successione di quadri. In generale, non abbiamo modo di contemplare interamente come si forma nella nostra anima questo studio in tutti i suoi particolari, alcuni fatti di tanto in tanto attraggono lo sguardo, ma la maggior parte di essi sfuggono e restano nell'ombra». Il grande Rabindranath Tagore, poeta, scrittore, pensatore indiano, Premio Nobel e autore amato da molti, anche non esperti di letteratura, quindi anima di forza universale, scrive pagine memorabili sulla memoria e il ricordo. Tutti ricordiamo e dimentichiamo, abbiamo ricordi consapevolmente impressi nella nostra memoria e altri che appaiono all'improvviso, imprevisti, inaspettati. Ritengo geniale, fondamentale interrogarsi sulla natura di memoria e ricordo, come fa Tagore, come il filosofo francese Bergson. Ugo Foscolo nei Sepolcri indica nella memoria il senso di fratellanza della specie, il legame tra i vivi e i morti, la custode dell'amore, degli affanni, dei sogni. Con un lampo di genio Tagore descrive il ricordo come una tela che qualcuno in noi dipinge. Non ricordiamo concetti, storie: ma visioni. Non esiste Louvre pari al vivente museo di tele
di ognuno di noi.