Opinioni

La cittadinanza. Un patriottismo inclusivo italiano e anche europeo

Alessandra Servidori sabato 9 febbraio 2019

Gentile direttore,
chiedo ospitalità per brevi riflessioni legate ai vari contributi apparsi sul giornale – in modo particolare quelli di Alessandro Rosina e Marco Bentivogli – sul tema dell’opportunità per i cattolici di opporsi 'in movimento' al declino politico e sociale con valori, idee libere e forti da mettere insieme, offrendo un «paniere alternativo condiviso di obiettivi», rispetto a quelli dannosi che l’attuale quadro politico e di governo ci infligge con la legittimazione di un pragmatismo senza princìpi e senza idee coerenti ed etiche. In buona sostanza progettare il futuro, certo, ma senza dimenticare le lezioni del passato. La premessa è che condivido la proposta di contribuire al confronto costruttivo sull’impegno dei cattolici italiani a servizio del Paese solidale e coeso. Un dialogo e un percorso per rimuovere tutti gli impedimenti che si sovrappongono al pieno sviluppo della persona declinando i princìpi dell’uguaglianza sostanziale che connota le democrazie emancipate e impegnate a garantire e realizzare concretamente l’effettiva partecipazione all’organizzazione politica economica e sociale di un Paese. Non sono la sola convinta che, se la congiuntura continuerà a essere negativa, difficilmente aumenterà l’occupazione, e in particolare quella stabile dei nostri giovani: anzi, aver reso difficoltoso il ricorso al lavoro a termine comporterà il forte rischio che il saldo occupazionale sia significativamente negativo. Il cosiddetto Decreto Dignità non solo ha contribuito paradossalmente a invertire il tasso di crescita occupazionale, che fino alla sua entrata in vigore era in aumento, ma ragionevolmente costituirà un elemento di ostacolo alle assunzioni durante la congiuntura negativa, e ancor più in recessione creando ulteriore povertà. La modestia degli obiettivi perseguiti: pensioni a 'quota 100' (che costa un patrimonio a tutti gli italiani e interessa una esigua minoranza di lavoratori al Nord); sostegno al reddito che incrementa più la burocrazia che la domanda interna; assenza di investimenti pubblici e di sostegno alle imprese, velleitarie ipotesi di nazionalizzazione di aziende decotte; disintermediazione caparbia delle forze e risorse sociali che, per nostra fortuna, non hanno esaurito la vitalità dei corpi sociali. Se si intende, come mi auguro, prendere in mano la tradizione niente affatto disprezzabile delle aggregazioni popolari si deve farlo con la capacità di reinventarle in termini nuovi e cioè inclusivi e non ideologici e privi di pensieri unici di democrazia delle disuguaglianze e fantasiosi 'beni comuni'; si deve riuscire ad avvicinare i cittadini italiani a una idea di Italia e di Europa che porta a riempire insieme di contenuti nuovi il diritto di cittadinanza per farne non una cittadinanza accessoria, ma una vera pacificazione, contemporaneamente, anche della regione mediterranea attraverso nuove forme di cooperazione per garantire pace e stabilità favorendo un vero patto non solo simbolico ma costituente tra istituzioni e cittadini. L’Italia e l’Europa devono tenere in vita un welfare che garantisca la redistribuzione del reddito in forme tali che una vasta maggioranza di relativamente poveri possa condividere l’operato del governo e apprezzare l’investimento per lo sviluppo economico difendendo la società aperta e promuovendo azioni a difesa del pluralismo e del dialogo. L’identità sia italiana sia europea si rilancia, sconfiggendo attraverso la discussione pubblica le paure fomentate da tanti allo scopo di rimettere in circolo culture e fedi sconfitte dalla storia, con progetti politici in grado di affrontare le cause delle disuguaglianze che spesso costituiscono una scelta politica e non la conseguenza di uno stato di necessità. Bisogna aggiungere all’uguaglianza dei diritti l’uguaglianza delle opportunità e delle responsabilità essendo consapevoli che un sistema assistenziale che trae le proprie risorse sottraendole agli investimenti si autodistrugge. I sistemi di welfare devono incoraggiare il lavoro e non scoraggiarlo: si tratta di offrire agli italiani e italiane, europei ed europee, idee e progetti in grado di garantire una nuova dimensione politica dell’Italia e dell’Unione nel nome di un ritrovato patriottismo inclusivo, economico, sociale , italiano ed europeo. Dunque, un rinnovato 'Appello ai liberi e forti', che si riconoscono negli ideali di giustizia e libertà , rivolgendosi allo stesso tempo al 'cuore' e alla 'testa' degli italiani, ovvero in grado di mettere assieme 'valori' e 'competenze' e fede che significa speranza. Docente di Diritto del lavoro Università di Modena e Reggio Emilia © RIPRODUZIONE RISERVATA