Opinioni

Parigi e la preghiera «di strada». Quelle voci fedeli quella croce intatta

Marina Corradi mercoledì 17 aprile 2019

Su Notre-Dame in fiamme era già sceso il buio. Sotto al cielo rosso dal riverbero del fuoco il profilo della Cattedrale era così maestoso eppure così impotente, davanti a ciò che sembrava il suo destino. L’area attorno all’Île de la Cité impazzita di sirene, di clacson, di folla che veniva su dal metrò a vedere coi suoi occhi ciò in cui non voleva credere. Sgomento, e timore che fosse un attentato: un gran caos tra le migliaia di persone accalcate, e ancora nell’aria l’eco del grido corale, al cedere della guglia più alta, quella già ricostruita nell’Ottocento, quella con la croce.

Poi, all’inizio magari a bassa voce, qualcuno in quella folla si è messo a pregare. Un piccolo gruppo forse, quasi timidamente nel frastuono; e però spinto da un’urgenza interiore, da una domanda impellente. La Chiesa Madre sembrava agonizzare: e, come al capezzale di una persona cara moribonda, qualcuno, d’istinto, si è messo a pregare. Le immagini dei video della tarda sera di lunedì testimoniano che i primi crocchi riunivano fedeli e gente che si trovava lì accanto per caso. Mentre i credenti cominciavano a recitare l’Ave Maria, il volto fisso al fuoco, altri interdetti li guardavano, come non abituati a quel gesto. Qualcuno se ne restava zitto, qualcuno invece, lo si vede nei video dal movimento incerto delle labbra, cercava di ripetere parole che a stento ricordava. Altri, sentendo l’Ave Maria, si avvicinavano, commossi si univano al coro.

E chi ricorda com’è Parigi abitualmente – frenetica, brusca, disattenta – davanti a quelle immagini è rimasto meravigliato: incredibile, tanti parigini in strada a pregare. Come avvertissero in quella mole quasi millenaria di pietra il nucleo di una parte di sé, e una comune origine. Notre- Dame: Nostra Signora, Nostra Madre. Le fiamme continuavano ad alzarsi sopra il tetto, fameliche, decise a incenerire ogni cosa. Otto secoli di storia, e il lavoro infinito delle mani di migliaia di oscuri artigiani e carpentieri, dell’antico popolo di Parigi ( perché le cattedrali innalzate nel Medio Evo e continuate poi come cantiere di secoli erano fatte con le mani di un popolo). Qualcuno sosteneva: crollerà tutta, il fuoco non le darà scampo.

Ma intanto, con la velocità consentita dai social, dalle chiese e anche dalle periferie altri fedeli si organizzavano e convenivano all’Île de la Cité. Nei video questi secondi gruppi appaiono più omogenei e sicuri, intonano canti sacri che conoscono bene; recitano compatti, lo sguardo fisso alle fiamme, « Je vous salue, Marie... ». Molti si inginocchiano. Molti hanno le lacrime agli occhi. E, quanti, sono ragazzi. Non ti saresti aspettato di vedere questa gente in preghiera per strada, in una metropoli secolarizzata come la capitale francese.

Ma questa notte sono venuti, e ti commuove riconoscere in loro un popolo cristiano. (Avevano forse queste stesse facce, occhi azzurri, giovani barbe brune, gli artigiani che costruirono la cattedrale?) Vanno avanti a pregare, a domandare che Notre-Dame regga la furia del fuoco. Nel cuore dolore, e angoscia – negli occhi quella croce sulla guglia, caduta nel vuoto. È notte fonda, quando le fiamme lentamente cominciano a cedere. Viene annunciato che la struttura portante sembra salva: la poderosa madre di pietra ha tenuto. E chi ascolta da lontano, da tutto il mondo, e rivede volti di chi recitava l’Ave Maria sulla Senna, pensa che, certo, i pompieri hanno combattuto aspramente: ma, anche, che quelle preghiere sono state accolte. Che Dio le ha ascoltate. All’alba, nel cuore della città non c’è un cumulo fumante di macerie, come poteva essere, ma Notre-Dame: squarciata, il tetto distrutto, i marmi anneriti dal fumo, e tuttavia in piedi. Dentro, l’altare e la croce sono intatti.

C’è chi fra i credenti, in questo momento amaro per la Chiesa, vede nella cattedrale in fiamme, nella croce che precipita, un annuncio di dolore, o di castigo. Certo è un’immagine che lascia sgomenti, e non si dimentica. E però Notre-Dame, cattedrale mariana, è stata sottratta alle fiamme all’alba del 16 aprile, festa di Bernadette di Lourdes. E anche questo sembra un segno, e una strada. Nello smarrimento più grande i cristiani, da sempre, si affidano a Maria. Come figli alla madre. Come quelle centinaia di uomini e donne lungo la Senna, a pregare. Fino a quando l’alba si è alzata, e il fuoco, come un assediante respinto, si è arreso.