Sinner e Zverev alla finale di resilienza. In cui hanno già vinto entrambi

I due campioni si contendono il titolo
di Wimbledon 2026. Il malore a Parigi per l’italiano, il diabete e le continue delusioni per il tedesco:
il racconto di chi ci insegna prima a resistere e poi a vincere
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July 12, 2026
Sinner e Zverev alla finale di resilienza. In cui hanno già vinto entrambi
Jannik Sinner a Wimbledon / Ansa
È la capacità di resistere quell’affinità che unisce Jannik Sinner e Alexander Zverev, ben oltre la finale di Wimbledon che li vedrà oggi rivali per l’assegnazione del titolo più prestigioso del tennis. Perché il Centre Court, più ancora che il tempio dell’eleganza e della tradizione o il giardino di casa del nobile Roger Federer, è il luogo in cui ogni campione arriva dopo aver superato una prova. Non vince soltanto chi gioca meglio. Vince chi riesce a trasformare una ferita in una risorsa. Per questo, la finale di quest’anno racconta due storie diverse ma sorprendentemente parallele. Per Sinner il punto di svolta non è stata una vittoria, ma una sconfitta. Il Roland Garros aveva lasciato aperti interrogativi più profondi del risultato. Il malore accusato durante il torneo parigino aveva costretto il numero uno del mondo a fermarsi, a interrogarsi sul proprio corpo, a capire cosa fosse realmente accaduto. Molti avrebbero archiviato l’episodio come un incidente di percorso. Lui ha scelto la strada più difficile: comprendere, analizzare, correggere. Non ha avuto paura della fragilità. L’ha trasformata in conoscenza.
Anche Wimbledon è stato un percorso di ricostruzione. Nei primi turni l’azzurro ha cercato soprattutto il ritmo. Poi, partita dopo partita, il suo tennis è tornato quello capace di dominare il circuito. La semifinale contro Novak Djokovic (vinta in tre set, 6-4 6-4 6-4) è stata probabilmente la dimostrazione più evidente di questa crescita. Servizio ritrovato, aggressività, lucidità tattica, continuità da fondo campo. Ma soprattutto la serenità di chi ha imparato che anche i momenti di difficoltà possono diventare parte della propria evoluzione. Dall’altra parte della rete ci sarà un uomo che la resilienza la pratica da una vita. Alexander Zverev arriva a Wimbledon da campione del Roland Garros, il primo Slam conquistato dopo anni trascorsi a sfiorare il traguardo. Per la sua generazione - la Gen Z - quella vittoria ha avuto un valore che va oltre il titolo. Per quasi vent’anni il tennis è stato dominato dai cosiddetti Fab Four. Quando Roger Federer, Rafael Nadal, Novak Djokovic e Andy Murray hanno iniziato lentamente a lasciare spazio, sembrava che fosse finalmente arrivato il momento della generazione successiva. Invece è esplosa un’altra coppia di fenomeni: Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. Ancora una volta, molti tennisti della Generazione Z hanno rischiato di vivere all’ombra di qualcun altro.
Zverev, invece, non ha mai smesso di credere che il suo tempo sarebbe arrivato. Le tre finali Slam perse, l’infortunio gravissimo alla caviglia durante il Roland Garros del 2022, la lunga riabilitazione, le critiche e le delusioni non gli hanno impedito di continuare a migliorarsi. A quasi trent’anni, quando molti avevano iniziato a considerarlo un campione incompiuto, ha finalmente conquistato il torneo che inseguiva da una carriera. Come se il successo fosse arrivato proprio quando aveva smesso di rincorrerlo con ansia. C’è poi un’altra battaglia, meno visibile ma forse ancora più significativa. Dal 2021 Zverev convive pubblicamente con il diabete di tipo 1, una condizione che lo accompagna ogni giorno e che richiede disciplina, controlli continui e una gestione rigorosa durante gli allenamenti e le partite. Anche questa è resilienza: trasformare un limite in una forma diversa di forza. Per questo la finale di Wimbledon (raggiunta battendo nettamente Arthur Fery per 7-6 6-2 6-4) racconta qualcosa che va oltre il tennis. Viviamo in un tempo che ci abitua a cercare risultati immediati, successi precoci, percorsi lineari. Sinner e Zverev dimostrano invece che la crescita è quasi sempre irregolare. Si cade, ci si ferma, si ricomincia. La resilienza non consiste nel non soffrire, ma nel non permettere alla sofferenza di avere l’ultima parola.
C’è infine un elemento simbolico. Per il quindicesimo confronto diretto, Sinner arriva con nove vittorie consecutive contro il tedesco e con il ruolo di campione in carica. Zverev, però, sembra aver cambiato pelle. Il Roland Garros gli ha restituito qualcosa che nessuna classifica può misurare: la convinzione definitiva di appartenere al gruppo dei campioni capaci di vincere gli Slam. È quella fiducia che spesso separa un finalista da un vincitore. Domani uno solo alzerà il trofeo. Ma qualunque sarà il risultato, il Centre Court consegnerà al tennis una verità che vale anche fuori dallo sport e di questa edizione del torneo che non sarà ricordata fra le più entusiasmanti. I grandi campioni non sono quelli che evitano gli ostacoli, ma quelli che ogni giorno curano la fiducia nel domani, con disciplina e pazienza.

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