L'Egitto, l'Argentina di Messi e gli sponsor-padroni: il complottismo è il re dei Mondiali

Il reclamo dell'Egitto dopo la clamorosa sconfitta: colpa dell'arbitro francese? Ogni campionato ha avuto i suoi scandali, ma questa volta...
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July 8, 2026
L'Egitto, l'Argentina di Messi e gli sponsor-padroni: il complottismo è il re dei Mondiali
Lionel Messi in trionfodopo la vittoria sull'Egitto il 7 luglio 2026 / Thomas COEX / AFP)
Dopo il Maga trumpiano, anche l’americanissimo Movimento QAnon scende in campo al Mondiale e grida, come da statuto, al “complotto!”. E dopo l’attaccante americano Balogun, espulso, squalificato e amnistiato in un amen, per essere in campo contro il Belgio (il tutto grazie alla linea diretta Fifa-Trump), la pietra dello scandalo ora è la Pulce dorata Leo Messi. Il re dei Palloni d’oro argentino che ha trascinato la Selecciòn alla clamorosa vittoria in remuntada contro l’Egitto (da 0-2 a 3-2) ora è sul banco degli imputati perché quel successo per i complottisti è avvenuto solo grazie all’aiutino dell’arbitro, il francese monsieur François Letexier. L’Argentina campione del mondo, da quattro anni a questa parte viaggia con la nomea di “nazionale ladrona”: in Qatar nell’inverno del 2023 vinse in finale contro la Francia in una partita molto chiacchierata e ora un francese altrettanto indiscusso l’avrebbe aiutata ad entrare nei quarti di finale del Mondiale americano. Un gol annullato, un rigore sul faraone Salah non concesso e la convalidazione del terzo gol, quello decisivo, del sorpasso argentino, cinque cartellini gialli a sfavore contro 0 per gli argentini, sono i quattro capi di accusa della Federcalcio egiziana che furiosamente ha presentato regolare reclamo alla Fifa con un fascicolo intitolato: «Applicati due pesi e due misure. Fuori l’arbitro Letexier dai campi di calcio». Gli egiziani dall’alto della loro piramide morale invocano il reato del “crimine arbitrale”. Giorni fa rievocavamo lo scandaloso arbitraggio a senso unico del corrottissimo signor Byron Moreno che fece letteralmente scacciare l’Italia dai Mondiali nippocoreani del 2002, eliminati dalla Corea del Sud. Non è per patriottismo ma quella partita fu veramente pilotata.
Ora, al di là degli errori, umani troppo umani, dell’arbitro Letexier, a noi pare una protesta comprensibile ma anche estrema quella degli egiziani. Salah e compagni possono recriminare di aver giocato meglio degli argentini, ma nel calcio poi alla fine vince quasi sempre il più forte e in questo caso si tratta dei campioni del mondo in carica e del “10” più stellare del pianeta football. Dire che sono «gli sponsor che vogliono mandare avanti Messi a questo Mondiale» è la voce madre del complottismo. Agli sponsor, come Adidas, stavano molto a cuore la Germania, uscita subito di scena e alla Nike che è legata al Brasile dal lontano 1996 (accordo rinnovato fino al 2038) avrebbe tanto gradito una finalissima tra la Seleçao e l’Argentina. E invece tra le lacrime Neymar, l’icona convocata da Carlo Ancelotti per vox populi dopo la voce del padrone-sponsor Nike, è tornato a casa dopo la scoppola norvegese. Stessa sorte, l’eliminazione agli ottavi contro la Spagna, è toccata a CR7, il 41enne Cristiano Ronaldo che ovunque vada con il suo Portogallo si porta dietro decine di sponsor individuali, Nike compresa.
«Torno a casa e non guarderò più nessuna partita del torneo. Lo prometto!» è l’anatema lanciato a fine gara dal ct dell’Egitto Hassan che nel suo “non gioco più me ne vado” è il primo ad alimentare il sacro fuoco del complottismo: «È solo una questione di marketing e soldi. Vogliono che Messi, campione del mondo, resti in corsa nel torneo. Nel calcio molte cose si decidono fuori dal campo in base agli interessi». Per il “caso Balogun” abbiamo appurato che le cose si decidono fuori dal campo e con un gettone, la telefonata di Super Trump al n.1 della Fifa Gianni Infantino, ma arrivare a dire come fa l’egiziano Ziko che «il Mondiale è truccato» ci riporta indietro di quasi mezzo secolo. Il complottismo da noi fece il suo esordio nel 1982 dopo il Mondiale vinto dagli azzurri di Enzo Bearzot. Il bracconiere di storie torbide, anche sportive, Oliviero Beha sulla base di voci, mai pienamente confermate, lanciò la bomba del Mundialgate generato dal pari truccato di Italia-Camerun (1-1) che permise alla nostra Nazionale di qualificarsi e poi di alzare la Coppa del Mondo sotto il cielo dello stadio Bernabeu di Madrid. Ziko, con quel suo sfogo amaro in mondovisione «il torneo è stato chiaramente truccato. Congratulazioni all’Argentina per aver già vinto la Coppa del Mondo, è tutto pianificato», ha fatto un assist di troppo a un mondo come quello del calcio, dove sicuramente corruzione e omertà non mancano mai, ma c’è ancora spazio per il merito (il Belgio punendo gli Usa del graziato Balogun con un secco 4-1 lo ha dimostrato), per il bel gesto tecnico e soprattutto per le belle storie di cuoio come quelle di Leo Messi. Un campionissimo l’argentino che, alla soglia dei 40 anni, in questo Mondiale ha già realizzato 8 gol e quello segnato all’Egitto (“derubato”?) è stato il 21° in 31 partite disputate in una competizione iridata. Il suo antagonista, il bomber francese Mbappè è a quota 7 gol e ai quarti, domani sera, da vice campione del mondo sfiderà il fortissimo Marocco. I complottisti sono già a lavoro e avvertono che per quel match la terna arbitrale, con a capo il signor Facundo Tello, sarà completamente argentina, ergo: farà di tutto per far fuori la Francia e mandare avanti il Marocco. Fantacalcio? Lo scopriremo solo vedendo.
 

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