San Benedetto, ponte tra Roma e il monachesimo russo
di Andrea Galli
Dal 30 giugno al 3 luglio una delegazione della Confederazione benedettina ha visitato monasteri dell'area di Mosca ed è stata ricevuta nella sede del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato

I figli di san Benedetto e di santa Scolastica in dialogo diretto con il monachesimo ortodosso russo. Dal 30 giugno al 3 luglio una delegazione della Confederazione benedettina ha visitato diversi monasteri maschili e femminili dell'area di Mosca. Il programma, rende noto un comunicato della Curia della Confederazione benedettina dal titolo «Un ponte verso l'Oriente», è stato organizzato in collaborazione con il Dipartimento per le Relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca (Decr, secondo l'acronimo usato a livello internazionale), inserendosi nella tradizione dei rapporti tra i Benedettini e le Chiese d'Oriente, «missione affidata al più antico ordine monastico della Chiesa cattolica da Leone XIII e Pio XI».
«Le origini del monachesimo benedettino, anteriori al grande scisma del 1054, e la comune esperienza della vita monastica favoriscono questi rapporti. San Benedetto e sua sorella santa Scolastica sono venerati sia nelle Chiese d'Oriente sia in quelle d'Occidente», sottolinea la Curia benedettina.
Come segno di comunione spirituale, i Benedettini hanno donato una reliquia di sant'Andrea Apostolo e una riproduzione in facsimile della lettera apostolica Pacis Nuntius di san Paolo VI del 1964, con la quale il Pontefice bresciano proclamò san Benedetto patrono d'Europa. Tutti i membri della delegazione hanno inoltre ricevuto in dono un'icona raffigurante san Benedetto da Norcia insieme a san Sergio di Radonež, la cui vita e la cui opera presentano notevoli affinità con quelle del patriarca del monachesimo occidentale. I due santi offrono a Cristo, alla Madre di Dio e a san Giovanni Battista i monasteri da loro fondati e tuttora fiorenti: l'Abbazia di Montecassino e la Lavra della Santissima Trinità di Sergiev Posad. Cristo tiene tra le mani le parole del Vangelo, scritte in latino e in slavo ecclesiastico: «Perché tutti siano una cosa sola» (Gv 17,21).

La visita si è conclusa con una solenne celebrazione liturgica in latino nella cattedrale cattolica di Mosca.
La delegazione era guidata dall'abate primate Jeremias Schröder ed era composta dagli abati Luca Fallica (Montecassino), Cirill Hortobágyi (Pannonhalma, Ungheria) e Urban Federer (Einsiedeln, Svizzera), dall'abbadessa Noemi Scarpa (Sant'Anna di Bastia Umbra), da padre Adalberto Piovano (Dumenza), da padre Sebastian Hacker (Schottenstift, Vienna), da suor Manuela Scheiba (Alexanderdorf, presso Berlino) e da suor Rafaela Kołodziejak (Monastero benedettino dell'Adorazione, Vienna).
Il sito della diocesi cattolica di Mosca e quello del Decr riferiscono inoltre che il 1° luglio la delegazione è stata ricevuta nella sede dello stesso Decr dal presidente del Dipartimento, il metropolita Antonij di Volokolamsk. All'incontro hanno preso parte anche il segretario del Decr per le relazioni intercristiane, lo ieromonaco Stefan (Igumnov), il diacono Aleksandr Čerepenin, lo ieromonaco Sergij (Filippov), superiore della comunità di San Giovanni Battista, dipendente dal monastero Novospasskij a Sumarokovo, e lo ieromonaco Filofej (Artjušin), docente dell'Accademia teologica di Mosca.
Nel dare il benvenuto agli ospiti, il metropolita Antonij ha sottolineato il significato della visita, ricordando che il monachesimo è stato nei secoli «custode della vita di preghiera, della tradizione ecclesiale, della cultura liturgica, della produzione libraria e dell'istruzione».
Nel corso del colloquio è stato inoltre ricordato l'imminente 1500° anniversario dell'Abbazia di Montecassino, fondata nel 529 da san Benedetto. Le parti hanno infine discusso di uno scambio di esperienze monastiche e di una possibile collaborazione accademica.

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