Riprendono le traversate del Mediterraneo, a Lampedusa 253 arrivi in poche ore
Sette sbarchi soccorsi e accompagnati al molo intitolato a papa Francesco dalla Guardia costiera. Le Ong perplesse sull'intitolazione del molo Favarolo: non è un luogo di accoglienza

Dopo solo pochi giorni di senza arrivi, sette sbarchi in poche ore hanno portato sull'isola di Lampedusa 253 migranti. I gruppi, composti da un minimo di 10 a un massimo di 63 persone, sono stati soccorsi dalle motovedette della guardia costiera e della guardia di finanza. Sei dei mezzi salpati erano partiti dalla Libia, da Zuara, Zauia e Garabulli; uno dalla Tunisia, con partenza da Mahdia. A bordo c'erano bengalesi, egiziani, eritrei, etiopi, sudanesi, siriani, pachistani, somali, nigeriani, tunisini e palestinesi, tra cui anche donne e minori.
Dopo il primo controllo sanitario effettuato direttamente al Molo Papa Francesco - così ribattezzato il 4 luglio da Papa Leone XIV - tutti sono stati trasferiti all'hotspot dell'isola, che era stato svuotato e si è riempito di nuovo nel giro di poche ore.
Le critiche delle Ong alla titolazione del molo "non è un luogo di accoglienza, il nome di Francesco non consacri il nuovo Patto UE”
«Occorre interrogarsi sull'intitolazione del Molo Favaloro a Papa Francesco, prevista in occasione della visita - sottolineano le Ong operative a Lampedusa - Luogo simbolo di un dispositivo di frontiera sempre più militarizzato, disumanizzante e inaccessibile per la società civile, il molo tradisce i valori di accoglienza e solidarietà cristiana, per precisa scelta politica. Da poche settimane è inoltre divenuto il simbolo dell'applicazione delle nuove procedure di frontiera introdotte dal Patto europeo su Migrazione e Asilo, che restringono l’accesso alla protezione. È importante che Papa Leone prenda coscienza della militarizzazione e della disumanizzazione della frontiera. Il nome di Papa Francesco al Molo Favaloro deve rappresentare un impegno a rimettere al centro la dignità umana». «Papa Francesco non accetterebbe che le persone vengano accolte con interrogatori che spesso sfociano in condanne fino a vent'anni per aver guidato una barca senza avere alcuna scelta» aggiunge Linardi, portavoce di Sea Watch. Negli ultimi dieci anni almeno 3.200 persone sono state accusate di essere "scafisti" «in conseguenza di pratiche accusatorie sommarie che spesso hanno luogo proprio al molo di sbarco».
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