Sbuelz: «La pallacanestro mi ha dato una nuova vita»
Il 22enne azzurro ai Mondiali di basket in carrozzina al via oggi in Canada. Nel 2019 l’incidente che gli fece perdere una gamba ma non la passione per lo sport

«Voglio cercare di fare del mio meglio, ma soprattutto vorrei finire il Mondiale con la consapevolezza di essere stato d’aiuto alla squadra». Sono questi gli obiettivi di Alessandro Sbuelz, 22 anni, membro della Nazionale italiana di basket in carrozzina che giocherà i Mondiali a Ottawa in Canada, a partire da oggi. «L’anno scorso - spiega il cestista cresciuto nella zona dei Castelli Romani, uno dei due debuttanti assoluti nella selezione azzurra insieme a Luigi Topo - ricordo ancora la delusione per non essere stato incluso per poco nella rosa della Nazionale maggiore per gli Europei 2025. Per me fare questa esperienza è qualcosa di unico, anche se inizialmente quasi mi sentivo in colpa perché non provavo l’emozione dell’avvicinamento. Poi qualche settimana fa ho partecipato a un evento, in cui ho ascoltato l’inno nazionale e ho cominciato a sentire qualcosa che si muoveva dentro».
Alessandro, nel 2025 oro agli European Para Youth Games in Turchia con la Nazionale Under 23, si è innamorato del basket da bambino. «Ho iniziato a 6 anni alla Virtus Basket Pavona – ricorda l’atleta tesserato per la SBS Wheelchair Basket Bergamo– mi sono avvicinato alla pallacanestro perché mi divertivo e perché giocava mio fratello che ha due anni in più di me». «È stato dopo – prosegue il cestista, il cui idolo sportivo è LeBron James, ammirato per la sua classe e per la sua continuità – che mi sono innamorato. Ho sempre giocato con i più grandi e questa parte di competitività mi piaceva molto. Nelle ultime stagioni addirittura disputavo tre campionati, il mio, quello con i 2003 e con i 2002». A 14 anni Sbuelz passa alla San Paolo Ostiense, arrivando a esordire in Eccellenza, il massimo campionato a livello giovanile. Poi nel maggio 2019, un incidente che gli cambia la carriera e la vita. Mentre torna da un allenamento, un auto travolge il motorino su cui viaggia insieme a suo papà, con il giovane cestista che subisce l’amputazione di una gamba. L’incidente però non spezza l’amore di Alessandro per il basket. «Il mio passaggio tra pallacanestro olimpica e paralimpica – dice il 22enne romano – è stato lineare e praticamente immediato. Il 16 maggio ho avuto l’incidente, il 31 mi hanno trasferito all’ospedale Santa Lucia di Roma. Io stavo al quarto piano, i miei futuri compagni qualcuno più sotto. Lì ho conosciuti lì. Ho iniziato a giocare a wheelchair basket in quell’estate e non ho più smesso».
Un adattamento rapido, ma che in alcuni aspetti ha richiesto fatica. «Dal punto di vista tecnico – spiega Alessandro, che dal 2019 fa parte di art4sport, fondata da Bebe Vio – sono stato avvantaggiato, perché già giocavo a basket e alcuni gesti, come quello del tiro, per me erano naturali, ma altri aspetti del gioco li ho dovuti imparare». «La cosa certamente più difficile – prosegue il giocatore della Nazionale – è la coordinazione tra il movimento della carrozzina e il palleggio. In altre parole dovevo capire come poter muovermi riuscendo a palleggiare. In più devi imparare a ragionare in maniera diversa riguardo agli spazi». Un nuovo modo di giocare, affinato grazie all’allenamento. «Nelle sedute c’è ovviamente la parte tecnica – dice il ragazzo che ha militato oltre che nel Santa Lucia Roma anche nella Briantea 84 – una parte importante la occupa il lavoro con la carrozzina, devi imparare come spingere e soprattutto a essere agile perché quel secondo che riesci a guadagnare può fare la differenza in campo».
Parallelamente alla sua carriera da sportivo il 22enne si sta per laureare al Politecnico di Milano in Ingegneria Gestionale. «Mia madre dice che io sono a Milano per giocare e non per studiare – racconta Alessandro – in verità non so se lo studio influenza lo sport o viceversa. In futuro spero di poter applicare quello che sto studiando nell’ambito sportivo». Un cammino che ha fatto crescere l’azzurro. «Lo sport ti dà degli obiettivi, soprattutto se ti trovi nella nostra condizione – afferma Sbuelz – le ambizioni e le emozioni che ti dà sono quello che rende bella la vita». «Mi ha dato tanto anche a livello di stile di vita – aggiunge – ad esempio il far parte di una squadra insegna a relazionarti con altri, a mettere davanti il bene del gruppo».
Un percorso, svolto con il supporto importante della Fipic, in cui a volte non sono mancati i momenti di fatica. «In passato – ricorda Alessandro – quando il mondo andava avanti, i propri amici uscivano e facevano festa e io ero in ritiro o in giro per tornei, ammetto che diventava difficile». La strada di Alessandro però è ancora lunga, con lo sguardo rivolto verso i Giochi di Los Angeles 2028. «Ci penso spesso – conclude il cestista – soprattutto dopo che nel 2024 grazie ad art4sport ho potuto assistere ai Giochi di Parigi. Abbiamo visto gare di molti sport e io mi sono goduto quelle di wheelchair basket, dove peraltro giocavano anche un paio di miei ex compagni di club. Osservare migliaia di persone che guardano quelle partite mi ha dato una grande spinta e mi hanno convinto del potere e dell’impatto che lo sport può avere». E tra due anni negli Stati Uniti Alessandro Sbuelz spera di esserci, ma stavolta sul parquet.
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