Basket, Roma torna in Serie A con due squadre: il grande sogno della Capitale

Due nuove società che guardano alla futura Nba Europe. Alle spalle una storia lunga un secolo: dalla Petriana alla Stella Azzurra fino alla Virtus, una tradizione di sport e fede.
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August 20, 2026
Basket, Roma torna in Serie A con due squadre: il grande sogno della Capitale
La stella Nba Luka Doncic in Campidoglio con il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri per far nascere "un top team di basket a Roma", 25 giugno 2026. ANSA/ALESSANDRO DI MEO
Tutte le strade portano a Roma, ma nessuno poteva prevedere che le vie del basket fossero di colpo così affollate. Dopo quasi sei anni senza una squadra nel massimo campionato, la Capitale ritrova non una ma addirittura due formazioni in Lba Serie A: la Roma Basketball Club Spqr e la Maxima Roma. Due progetti che guardano già oltre confine, verso la futura Nba Europe, la nuova competizione che Nba e Fiba progettano per il 2027. Roma torna così prepotentemente ai vertici dopo l’uscita di scena della Virtus Roma nel 2020.
Un ritorno che ha riacceso il dibattito sull’etica dei “traslochi sportivi” visto che le due nuove società hanno acquisito titoli altrui. La Roma Basketball Club Spqr, progetto guidato dall’ex dirigente Nba Donnie Nelson con il coinvolgimento della stella dei Los Angeles Lakers Luka Doncic, ha rilevato il titolo della Vanoli Cremona. La Maxima Roma, invece, è nata dal trasferimento del titolo della Germani Brescia alla nuova società guidata dall’imprenditore statunitense Paul Matiasic.
Via dunque due piazze storiche dalla Serie A come Cremona e Brescia, rientra una città che per decenni era stata una delle capitali più importanti del basket nazionale ed europeo. Del resto i canestri nell’Urbe sono di casa da sempre, anche grazie all’associazionismo cattolico e all’impulso dei pontefici.
Uno dei primi esempi risale addirittura a Pio XI che nel 1924 istituì il Pontificio Oratorio di San Pietro. All’interno di questo ambiente, nel 1929 nacque la sezione di pallacanestro della Petriana. La società rappresenta una delle esperienze più significative di quella concezione dello sport promossa dal mondo cattolico nel Novecento: non soltanto agonismo, ma educazione dei giovani attraverso disciplina, responsabilità e vita comunitaria. Nel basket ha raggiunto livelli nazionali importanti (nel 1996 anche la Serie B) diventando un punto di riferimento anche per il settore giovanile. Un ruolo fondamentale in questo senso è stato svolto anche dalla Stella Azzurra Roma, fondata nel 1938 presso il Collegio San Giuseppe – Istituto De Merode, storico istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane. La società, sviluppatasi anche grazie all’opera del sacerdote Mario Grottanelli, è diventata una delle grandi scuole italiane di pallacanestro, capace di formare anche campioni come Andrea Bargnani prima scelta assoluta nel 2006 al draft Nba (il primo italiano a essere scelto con la n.1).
Il legame tra Roma, basket e Chiesa ebbe poi il suo momento simbolico più forte nel 1955. Il 10 ottobre di quell’anno, in Piazza San Pietro, davanti a Papa Pio XII, venne disputata una partita di Serie A tra Stella Azzurra Roma e Victoria Benelli Pesaro durante le celebrazioni del Centro sportivo italiano (Csi). Un evento unico nella storia della pallacanestro italiana, che testimonia il valore attribuito dalla Chiesa allo sport come strumento educativo.
Il periodo d’oro del basket romano coincide con la crescita della Virtus Roma negli anni Ottanta. Il capolavoro arrivò nella stagione 1982/83, quando la squadra allenata da Valerio Bianchini e trascinata da un fuoriclasse come Larry Wright conquistò lo scudetto e l’anno successivo la Coppa dei Campioni. Negli anni successivi Roma continuò ad attirare grandi protagonisti internazionali. Tra questi Dino Radja e Dejan Bodiroga o italiani come Gigi Datome. A tener viva oggi questa tradizione è anche la Virtus Roma 1960 che milita in LNP Serie B Nazionale, la terza serie italiana, dove gioca anche un’altra società storica, la Luiss Roma, realtà legata al mondo universitario. La nuova stagione vedrà dunque una Roma cestistica articolata su più livelli: due formazioni ai vertici del professionismo nazionale con forti ambizioni europee, ma anche società che custodiscono la memoria storica.
Certo, una grande capitale può diventare un motore per tutto il movimento, dai settori giovanili alla crescita degli appassionati. La sfida sarà trasformare questo ritorno in un progetto stabile, capace di recuperare una cultura cestistica diffusa: nelle scuole, nei quartieri, negli oratori. Perché la storia dimostra che la pallacanestro a Roma non è mai stata solo una questione di risultati. È una storia di persone, di educazione, di comunità e di passione. E oggi per la Capitale si aprono nuove strade per tornare a raccontarla.

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