Al cinema “Dio ride”. Per Favino e Veronesi la fede è semplice

Il film ieri ha chiuso la Mostra del cinema con la storia di un frate anticonformista che, nel ‘600, con il sorriso e l’umanità attira
le folle e mette in crisi il cardinale inquisitore Silvio Orlando. Il regista: «Ispirato da papa Francesco»
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September 13, 2026
Al cinema “Dio ride”. Per Favino e Veronesi la fede è semplice
Pierfrancesco Favino in "Dio ride", di Giovanni Veronesi / Enrico De Luigi
Fra’ Leopoldo da Casamacchia è un orfano cresciuto in convento, ignorante ma profondamente buono e innamorato di Dio. Ha una grande virtù: riesce a comunicare alle persone semplici come lui, raccontando le storie del Vangelo con il suo accento tosco-umbro e attraverso il sorriso. Ma in un Seicento in piena Controriforma il suo atteggiamento anticonformista suscita nella comunità ecclesiastica locale, appoggiata da una sorta di don Rodrigo del luogo, il sospetto di eresia. Tanto che la questione arriva sul tavolo di papa Innocenzo X, che affida al cardinale inquisitore Maculani, il più importante dell’epoca, il compito di indagare e risolvere il caso.
È un commovente incontro di uomini e di anime sulla questione determinante della fede, Dio ride , dal 29 ottobre nelle sale con PiperFilm, film che ha chiuso ieri sera, fuori concorso, l’83ª edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Con un linguaggio popolare ma capace di toccare in profondità, il film mette al centro temi alti come la libertà e il rapporto tra l’uomo e il potere, attraverso la storia di un frate (un solido Pierfrancesco Favino, in uno dei suoi ruoli più toccanti) che, con la forza della sua umanità e la sua vis comica, attira folle di fedeli e cambia la vita delle persone che incontra. Compresa quella del cardinale Maculani, che ha il volto intelligente e perplesso di Silvio Orlando: un prelato che è già riuscito a convincere Galileo Galilei ad abiurare per salvargli la pelle e che, colpito dall’autenticità della fede del frate, vorrebbe fare lo stesso con lui. Ma si scontra con l’integrità di un uomo di fede semplice e incapace di compromessi. «La Chiesa non è ancora pronta, un giorno lo sarà», profetizza il cardinale, prefigurando già la Chiesa di oggi e gettando una luce sul futuro, nonostante i tempi cupi.
«Invece di fare un film comico, per far ridere, ho fatto un film drammatico sulla comicità, perché per me la comicità è una cosa seria. E siccome è una cosa seria, ho pensato che anche Dio la potesse prendere seriamente», ha raccontato il regista Giovanni Veronesi, intervenendo venerdì all’evento “Un giorno alla Mostra del Cinema con i media della Conferenza episcopale italiana”, al’Hotel Excelsior del Lido di Venezia.
Veronesi ha raccontato di essere stato colpito da una citazione di papa Francesco che, ha detto, «ha aperto una porta dentro di me» e che riporta nel finale del film: «Si può ridere anche di Dio, basta continuare ad amarlo». «Con quella frase di papa Francesco sono riuscito a entrare anch’io nel mondo dei seri, facendo ridere», ha osservato. «Mi sembrava un modo per avvicinarsi a Dio, in punta di piedi, in modo un po’ trasversale, cambiando l’ottica».
Alla realizzazione del film ha collaborato anche il sacerdote congolese Jean-Jacques Ilunga, parroco a Prato. «Mi ha fatto entrare in un mondo totalmente fantastico per me». Un’esperienza che ha lasciato un segno personale: «Sono riuscito a credere in Dio per due anni. Che non è poco, credetemi. E mi sono sentito bene. Poi sono uscito da questo mondo e mi ritrovo un po’ solo, ecco».
«Fra Leopoldo è uno di quei personaggi che ti capitano una volta nella vita. L’opportunità di poter far sorridere ed emozionare nello stesso film è molto rara. Un ruolo che resterà sul podio della mia memoria». Così Pierfrancesco Favino ha risposto ai direttori dei media Cei. «Cosa questo ruolo mi lascia dentro? Mi ha fatto ricordare di me, mi ha messo nuovi dubbi e nuove domande».
Per Silvio Orlando il suo cardinale Maculani è immerso «in una Chiesa che nel ’600 era molto debole e il potere, quando è debole, diventa molto feroce». L’incontro con il frate dalla fede sincera e disarmante scatena in lui una serie di contraddizioni e lo cambia: «Questo cardinale carrierista perde tutto e diventerà parte del percorso della Chiesa che verrà».

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