Perché l'Ucraina resiste: è una nazione plurale costruita sulle diversità

La molteplicità e l’intreccio di lingue, religioni e culture hanno segnato profondamente il suo sviluppo, con impronte e permanenze che arrivano fino al tempo presente
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June 13, 2026
Perché l'Ucraina resiste: è una nazione plurale costruita sulle diversità
Un'immagine del documentario “Children in the fire” di Evgeny Afineevsky
Pubblichiamo qui un estratto dell’introduzione di Adriano Roccucci al volume Ucraina plurale. Storia, cultura, religione che ha curato per i Quaderni della “Rivista Storica Italiana” (Edizioni Scientifiche Italiane, pagine 224, euro 36,00). Tra in contributi: Marcello Garzaniti, Giovanna Brogi, Giulia Lami, Simona Merlo, Marco Puleri.
L’Ucraina è un Paese complesso, polimorfo, che affonda le sue radici in uno spazio plurale, storicamente plurilingue e multinazionale, che nella storia ha conosciuto il dominio di imperi diversi in lotta tra di loro. La guerra ha favorito dinamiche di coesione del Paese, la cui poliedricità resta però una caratteristica, inscritta nella sua storia e nel suo presente. Comprendere l’Ucraina vuol dire conoscere e capire il suo profilo composito.
Insistere sul carattere multiforme dell’Ucraina non equivale ad affermare una presunta fragilità del Paese, della sua società, del suo progetto nazionale e conseguentemente della sua configurazione statale. Coesione e uniformità non sono di per sé sinonimi. Un Paese e una società possono essere coesi senza essere uniformi. […]
La vicenda storica del territorio dell’Ucraina è quella di uno spazio che è stato luogo di incontro e interazione tra il Nord baltico e scandinavo e il Sud prospiciente il Mar Nero, bizantino e poi ottomano; tra l’Est delle grandi pianure dell’Eurasia settentrionale, attraversato dai popoli della steppa, dominato dall’Impero mongolo e poi da quello russo e infine dall’Unione Sovietica, e l’Ovest dell’Europa centro-orientale e occidentale. Conteso tra imperi o grandi Paesi multinazionali, dall’Impero zarista a quello asburgico, dal Commonwealth polacco all’Impero ottomano, il territorio ucraino è stato caratterizzato dalle dinamiche di convivenza e anche di ibridazione etnica tipiche delle regioni di confine.
Nataliya Yakovenko, in un saggio particolarmente sagace, ha richiamato l’attenzione sul ruolo centrale della Polonia come mediatore storico della cultura latina in Ucraina, e quindi come tramite di cultura europea occidentale, e sulla rilevanza del contributo orientale (bizantino, russo e turco). Questa caratteristica di “land-in-between” ha favorito l’intrecciarsi di influssi di diversa origine culturale e politica, che hanno plasmato il territorio in senso spiccatamente plurale: «Il territorio dell’attuale Ucraina è stato per secoli diviso da confini interni in costante mutamento, tra gruppi linguistici ed etnici, stati e religioni, nonché sistemi politici, culturali ed economici radicalmente diversi. Il territorio dell’Ucraina può essere considerato una sorta di zona di contatto, caratterizzata da uno spettro piuttosto differenziato di fenomeni sociali e culturali». […]
Il plurale è la cifra del territorio ucraino. A riflettere questa caratteristica sono state sovente le città. Fenomeno emblematico è la molteplicità di nomi con cui i centri urbani sono indicati. È il segno delle differenti dominazioni succedutesi nella storia, ma anche della compresenza nella stessa città di diversi gruppi linguistici, nella cui cultura quella città aveva acquistato un posto. La polisemia e il poliglottismo delle città sono per molti versi espressivi del tessuto etno-culturale delle regioni di confine.
È il caso di Leopoli, per usare la forma derivata dalla denominazione latina di Leopolis, L’viv per gli ucraini, Lwów per i polacchi, L’vov per i russi, Lemberg per i tedeschi, Lemberik in yiddish per gli ebrei. La “pluralità culturale” è stata l’elemento costitutivo della storia di una città abitata da tedeschi, armeni, polacchi, ebrei e ucraini, solo per citare i gruppi etnici principali. L’eterogeneità culturale, a cui non è stata estranea la conflittualità generata dalla complessità delle relazioni interetniche, è stata il tratto di Leopoli, città commerciale, fin dall’inizio della sua storia. […]
Kiev, città dal grande valore storico e simbolico, rappresenta in maniera sintetica la pluralità culturale dell’Ucraina […] (anch’essa con forme diverse del suo toponimo: Kyïv in ucraino, Kiev in russo, Kijów in polacco, Kiyev in yiddish) manifesta un carattere composito, frutto di una storia di influssi culturali molteplici, amalgamati dalla “sorprendente capacità” di Kiev di assimilare gli apporti culturali più diversi. Riferimento, soprattutto religioso, per gli slavi orientali, Kiev è una città dalla “dimensione ampia”, data da uno “straordinario spessore culturale”, prodotto da una “stratificazione culturale e linguistica plurisecolare e pluridimensionale”. […]
Si è soliti considerare l’Ucraina in una chiave binaria, lungo l’asse est-ovest, che corrisponde a due Ucraine divise dal corso del fiume Dnipro, cioè l’Ucraina di riva sinistra, che dal Dnipro si estende verso est fino alla Russia, e l’Ucraina di riva destra che dal fiume raggiunge a ovest i Carpazi e la Polonia. A queste due Ucraine sono generalmente attribuiti profili identitari differenti, secondo un parametro etno-linguistico dualistico tra una parte occidentale del paese ucrainofona e di chiara identità nazionale ucraina e un’altra orientale invece russofona e con una identità nazionale più incerta. In realtà si tratta di una lettura semplificata dell’Ucraina. Le vicende della guerra su larga scala hanno mostrato come il senso di appartenenza nazionale non dipenda dalle opzioni linguistiche dei suoi abitanti – la popolazione russofona non ha manifestato minore patriottismo di quella ucrainofona e russofonia non significa necessariamente russofilia.
D’altra parte, una proposta di identità nazionale fondata sul monolinguismo si scontra con la realtà di un Paese che permane in larga parte bilingue, pur in un contesto di diglossia, caratterizzato da una riallocazione dei ruoli tra russo e ucraino e un mutamento di stato sociolinguistico delle due lingue nel passaggio dall’Unione Sovietica all’Ucraina indipendente. A questo si aggiunge un’ampia zona grigia, formata dall’uso diffuso nella popolazione del suržyk o dei suržyk, fenomeno linguistico di ibridazione, caratteristico delle terre di confine, che ha dato vita a un mélange russo-ucraino.
La riduzione dell’Ucraina a una prospettiva dualistica appare come una semplificazione: è il “mito delle due Ucraine”. Le dinamiche di relazione, anche dialettiche, tra l’est e l’ovest del Paese costituiscono solo uno degli elementi della complessità dell’Ucraina […]
L’Ucraina non è l’unico Paese europeo a caratterizzarsi per una accentuata eterogeneità o ad avere una articolazione regionale proteiforme. Tuttavia, è stato osservato come in confronto con altri Paesi europei l’Ucraina presenti «un alto grado di diversità culturale, sociale e politica». La molteplicità e l’intreccio di lingue, religioni e culture hanno segnato profondamente la sua storia, con impronte e permanenze che arrivano fino al tempo presente. Non si tratta solo di un’eredità ingombrante del passato. La diversità è anche una caratteristica della modernità, non è un problema ma una risorsa. La risorsa di una “cultura della molteplicità”. […]
La storia dell’Ucraina è in questo intreccio, travagliato e non senza cesure, di diversità linguistiche, culturali, religiose, nazionali. È la trama di una nazione fatta di diversità, che è tale in quanto è plurale. È la vicenda della formazione di uno Stato nazionale in uno spazio multinazionale. È la storia delle diverse Ucraine che fanno un’Ucraina unica ma plurale.

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