«Cico, il mio centuplo quaggiù»

Diventa un libro la storia di Giovanna e della scoperta che nel suo quinto figlio affetto da una grave forma di disabilità – ma «sempre felice di vivere» – c’è una strada per incontrare la bellezza e la speranza
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October 20, 2026
«Cico, il mio centuplo quaggiù»
«Ho scritto questo libro perché i miei amici e parrocchiani mi hanno chiesto più volte di farlo. Attraverso questo invito, ho capito che ciò che ho vissuto è una ricchezza non solo per me e la mia famiglia ma per tutti. Quindi ho pensato che fosse giusto raccontare questa esperienza anche a quelli che non la conoscevano». Così Giovanna Romolotti Villani spiega perché ha deciso di ripercorrere la parabola esistenziale del suo quintogenito Francesco, «andato in Paradiso» a 36 anni il 30 luglio 2022, nel volume “Un tesoro di nome Cico. Lettera a mio figlio”, edito da Itaca (pp. 128, € 14,00). Una lunga missiva in cui si rivolge direttamente a lui, «pensando che risponda, per interagire»: in realtà le risposte arrivano dai sorrisi e dagli occhi che parlano da soli.
Ancora adolescente, Giovanna incontra il movimento Gioventù studentesca fondato da don Luigi Giussani, cresce nella fede e nel 1971 si sposa con Giuseppe, formando una famiglia numerosa: dopo Benedetta, Pietro, Carlo e Antonio, il 22 settembre 1985 viene alla luce Francesco (che sarà seguito da Michele), soprannominato Cico dal fratello maggiore Pietro.
Cico con Michele, uno dei fratelli
Cico con Michele, uno dei fratelli
Dopo alcuni mesi il bambino manifesta una grave e progressiva difficoltà «motoria e verbale», una disabilità inaspettata e via via più grave. Il marito le dice «che tutto quello che ci sta accadendo può essere un bene che dobbiamo scoprire». In lei sgorga una domanda rivolta al Signore: «Perché succede tutto questo?». Il suo «desiderio di poter trovare e sperimentare il centuplo quaggiù ha fatto di me una cercatrice d’oro anche e soprattutto davanti ai problemi e alle difficoltà incontrate alla nascita di Francesco. Io in quel periodo ho davvero setacciato a lungo la sabbia dei miei timori, delle mie previsioni e sensazioni, di tutto quello che nel mio cuore e nella mia mente prevaleva rispetto all’accoglierlo senza riserve. Non sapevo, non immaginavo neppure che avrei trovato in Francesco la mia pepita d’oro, la mia vera grande scintilla di bene, il mio centuplo quaggiù, quello che ci spinge a sperare davvero».
Cico con i genitori Giovanna e Giuseppe nel giorno dei loro 50 anni di matrimonio
Cico con i genitori Giovanna e Giuseppe nel giorno dei loro 50 anni di matrimonio
Gli aiuti non mancano, da parte di figli e nipoti, di amici e conoscenti. «Tutta questa fatica, tutto questo dolore, tutte queste difficoltà può essere che nascondano in realtà una grande ricchezza?», si domanda Giovanna.
Ma il sostegno e il regalo più grande è proprio Cico, «sempre felice di vivere», con uno sguardo dritto verso il cielo che «si spinge sempre più in là, suggerendo anche a noi di andare oltre, avanti». Era una guida «a cercare quel di più che riempie di speranza e di bellezza ogni circostanza». Nel tempo ha capito che suo figlio «era un bene, guardando a tutto quello che mi dava: succedeva a tutti noi in famiglia». E poi si accorge che questo bene è “contagioso”: «Quando riceveva la Comunione, potendo prendere solo una briciola di ostia, era radioso. E lo notavano tutti».

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