Trentini in tv: in Venezuela eravamo pedine di scambio, prigionia molto dura

Il racconto del cooperante veneziano tornato in Italia a gennaio dopo 423 giorni rinchiuso nelle celle sudamericane. «All'inizio mi hanno interrogato e sottoposto alla macchina della verità»
February 2, 2026
Alberto Trentini ha fatto domenica sera in tv un racconto della sua prigionia in Venezuela. «Le condizioni di prigionia erano molto molto dure - ha spiegato a Fabio Fazio durante "Che tempo che fa" -. Avevamo l'acqua per farci la doccia e per la latrina due volte al giorno, a orari sempre differenti. Non c'era nessuna opportunità di svago, pochissimi libri. Mi avevano sequestrato gli occhiali, quindi ero in difficoltà. Ne ho recuperato un paio di fortuna che mi permettevano per lo meno di vedere la faccia della persona con cui magari interagivo oppure di giocare a scacchi».
Quanto alla natura del suo sequestro, Trentini ha spiegato che «verso gennaio dell'anno scorso, senza tanti giri di parole, il direttore del carcere ci ha detto che eravamo delle pedine di scambio. Lo hanno detto a tre detenuti che ce l'hanno riferito. Ci siamo resi conto - ha aggiunto - che non c'era stata la convalida dell'arresto e che tantissimi stranieri, eravamo 92, erano messi negli stessi padiglioni e tutti avevano delle storie simili, chi era stato preso in transito addirittura nell'aeroporto di Caracas. Mi hanno preso in una zona vicino alla Colombia, in un posto di blocco fisso». 
Tra i momenti della sua prigionia, il cooperante veneziano si è soffermato in particolare sugli inizi. «Mi hanno guardato il passaporto, si sono subito incuriositi, mi hanno chiesto di stare lì, di non andarmene, hanno fatto delle telefonate e dopo circa un'ora si presentato il controspionaggio militare che mi ha obbligato a consegnargli il cellulare. Mi hanno portato in una stanza e mi hanno fatto un lungo interrogatorio di circa quattro ore. Due giorni dopo il fermo - ha aggiunto - mi hanno trasportato in una bella casa di Caracas, poi mi hanno portato in una stanza molto calda dove mi hanno sottoposto alla macchina della verità».

© RIPRODUZIONE RISERVATA