Le piazze che bruciano e la politica: servono visione e capacità di agire
Posto che non possiamo militarizzare le città, dobbiamo certamente chiedere sicurezza a chi è incaricato dell’ordine pubblico e senso di responsabilità ai promotori di cortei che rischiano di essere strumentalizzati e distorti da presenze esterne

Caro Avvenire,
le immagini delle manifestazioni arrivate da Milano, Limoges, Parigi e Bruxelles ci interrogano. La marginalità, la precarietà, la discriminazione percepita, la sfiducia nelle istituzioni e i rapporti conflittuali con le forze dell’ordine possono alimentare tensioni profonde. Io credo che vi siano due responsabilità quando esplode la violenza. La prima è delle istituzioni: ascoltare le richieste e contrastare le disuguaglianze. La seconda è di chi manifesta: isolare i predicatori dell’odio. La vera scelta è costruire istituzioni capaci di ascoltare prima che la tensione esploda e una società capace di difendere il diritto di manifestare senza rinunciare al rispetto dei beni comuni.
Andrea Zirilli
le immagini delle manifestazioni arrivate da Milano, Limoges, Parigi e Bruxelles ci interrogano. La marginalità, la precarietà, la discriminazione percepita, la sfiducia nelle istituzioni e i rapporti conflittuali con le forze dell’ordine possono alimentare tensioni profonde. Io credo che vi siano due responsabilità quando esplode la violenza. La prima è delle istituzioni: ascoltare le richieste e contrastare le disuguaglianze. La seconda è di chi manifesta: isolare i predicatori dell’odio. La vera scelta è costruire istituzioni capaci di ascoltare prima che la tensione esploda e una società capace di difendere il diritto di manifestare senza rinunciare al rispetto dei beni comuni.
Andrea Zirilli
Caro Avvenire,
In molti, io per primo, stanno cercando di capire cosa si sta muovendo nelle piazze. Alcuni osservatori parlano di “rottura del patto generazionale” altri di “sfiducia nella politica”. C’è un dato inequivocabile: il ricorso alla violenza oscura le ragioni che si vogliono affermare e spesso non aiuta i processi di cambiamento, anzi, consolida un certo status quo.
Stefano Soscia
In molti, io per primo, stanno cercando di capire cosa si sta muovendo nelle piazze. Alcuni osservatori parlano di “rottura del patto generazionale” altri di “sfiducia nella politica”. C’è un dato inequivocabile: il ricorso alla violenza oscura le ragioni che si vogliono affermare e spesso non aiuta i processi di cambiamento, anzi, consolida un certo status quo.
Stefano Soscia
Caro Avvenire,
non è la prima volta che Matteo Salvini parla di cauzioni per chi organizza le manifestazioni: chi rompe paga. Queste affermazioni fanno il paio con il suo pensiero sulla legittima difesa ovunque. Slogan che hanno un fondo molto chiaro: come Stato non possiamo tutelarvi, arrangiatevi.
Daniele Mosconi
Caro Avvenire,
a sinistra hanno la presunzione di monopolizzare le proteste di piazza. Tuttavia, a Milano la contestazione ha colpito anche Elly Schlein. A Torino, gli studenti hanno definito il corteo rigorosamente apartitico, proprio mentre il fronte progressista taceva imbarazzato di fronte alle frange violente.
Giuseppe Focone
non è la prima volta che Matteo Salvini parla di cauzioni per chi organizza le manifestazioni: chi rompe paga. Queste affermazioni fanno il paio con il suo pensiero sulla legittima difesa ovunque. Slogan che hanno un fondo molto chiaro: come Stato non possiamo tutelarvi, arrangiatevi.
Daniele Mosconi
Caro Avvenire,
a sinistra hanno la presunzione di monopolizzare le proteste di piazza. Tuttavia, a Milano la contestazione ha colpito anche Elly Schlein. A Torino, gli studenti hanno definito il corteo rigorosamente apartitico, proprio mentre il fronte progressista taceva imbarazzato di fronte alle frange violente.
Giuseppe Focone
Cari lettori,
le manifestazioni del fine settimana, degenerate in incidenti e vandalismi a Milano, Torino e Bologna, hanno suscitato numerose reazioni di diverso segno, come dimostrano i vostri interventi (ne ho lasciato solo il cuore per dare una panoramica più ampia). L’altra settimana avevo espresso l’opinione che la protesta francese non avesse il respiro del Sessantotto, spesso evocato, e che in generale in Europa le mobilitazioni siano diventate minoritarie, effimere e senza il potenziale di produrre grandi cambiamenti. Ciò non significa che le piazze siano destinate a restare sempre vuote. Soprattutto, non bisogna confondere il disagio di chi sfila per chiedere un mutamento di politiche (su scuola, casa, carovita) con la rabbia violenta fine a se stessa e l’opportunismo di frange di minorenni, attratti dai simboli del consumo ai quali non possono accedere, che approfittano dei disordini per saccheggiare i negozi. Negli ultimi giorni si sono visti tutti e tre i fenomeni. E domenica abbiamo assistito al terzo in purezza, con la guerriglia e i saccheggi ripetuti a Milano.
le manifestazioni del fine settimana, degenerate in incidenti e vandalismi a Milano, Torino e Bologna, hanno suscitato numerose reazioni di diverso segno, come dimostrano i vostri interventi (ne ho lasciato solo il cuore per dare una panoramica più ampia). L’altra settimana avevo espresso l’opinione che la protesta francese non avesse il respiro del Sessantotto, spesso evocato, e che in generale in Europa le mobilitazioni siano diventate minoritarie, effimere e senza il potenziale di produrre grandi cambiamenti. Ciò non significa che le piazze siano destinate a restare sempre vuote. Soprattutto, non bisogna confondere il disagio di chi sfila per chiedere un mutamento di politiche (su scuola, casa, carovita) con la rabbia violenta fine a se stessa e l’opportunismo di frange di minorenni, attratti dai simboli del consumo ai quali non possono accedere, che approfittano dei disordini per saccheggiare i negozi. Negli ultimi giorni si sono visti tutti e tre i fenomeni. E domenica abbiamo assistito al terzo in purezza, con la guerriglia e i saccheggi ripetuti a Milano.
Difficile dissentire dagli auspici del signor Zirilli. Altrettanto complesso è metterli in atto. I giovani sono spesso trascurati dalla politica anche perché non se ne interessano molto e partecipano meno al voto. Cinicamente, a chi cerca il consenso, in Italia come in Francia, può convenire reprimere e poco concedere ai ragazzi, perché la maggioranza silenziosa delle generazioni più mature che vanno alle urne disapprova i tumulti e non comprende le ragioni degli studenti. C’è poi il fenomeno emergente di adolescenti privi di bussole sociali, se non i miti materiali da cui rimangono esclusi, scolarizzati ma non integrati né portatori di idee alternative all’attuale sistema. Non si può giustificare alcuna sassaiola sulle forze dell’ordine o alcun assalto alle catene commerciali, ma sarebbe un errore limitarsi a disprezzare e trattare da criminali questi cittadini, che non scompaiono quando i disordini finiscono. Il compito di recuperarli invece continua e dovrebbe essere un tema all’ordine del giorno.
Mi colpisce poi lo schema dei commenti politici, sempre uguale e spesso fuori bersaglio. Rara l’autocritica, scarse le proposte costruttive. La dialettica è invariabilmente rivolta contro l’avversario – in questo caso Salvini e Schlein nelle lettere di Mosconi e Focone –, senza contemplare che in certi momenti servono concordia e impegno per il Paese. Perché non riconoscere che il 14 ottobre Giorgia Meloni ha detto in Parlamento parole coraggiose su Trump e importanti sull’Ucraina? Mi sono sembrati apprezzabili anche la chiarezza e l’orgoglio con cui domenica la segretaria Pd ha annunciato all’Assemblea dem di essere pronta a correre per Palazzo Chigi. Sono momenti in cui si può proporre una pedagogia democratica antiretorica, che non annulla le differenze e i contrasti ma dimostra rispetto e prova a ricucire la fiducia nelle istituzioni, togliendo spazio all’intolleranza.
In conclusione, cari amici (ritrovarci qui su Avvenire spero ci renda tali), senza minimizzare, non drammatizziamo eccessivamente questi brutti episodi. Fare di qualche centinaio di facinorosi gli arbitri della nostra sicurezza li rende ancora più baldanzosi e dà loro un potere di ricatto. Posto che non possiamo militarizzare le città, dobbiamo certamente chiedere sicurezza a chi è incaricato dell’ordine pubblico e senso di responsabilità ai promotori di cortei che rischiano di essere strumentalizzati e distorti da presenze esterne. Dopodiché lo scontro degli interessi e delle rivendicazioni non scomparirà, soprattutto se le istanze di giustizia non trovano risposte adeguate.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire





