mercoledì 22 gennaio 2003
Mio Dio, mi consegno a te. Ogni giorno io prendo un grande foglio di carta, una grande pagina bianca e in fondo, come fosse una firma, io non scrivo che una sola parola: Amen. E sopra questo Amen preliminare verranno scritte tutte le righe della mia giornata. E questo Amen preliminare toglierà ad esse ogni amarezza. Questa sorta di preghiera è di un autore spirituale francese, Pierre Charles, ed è tutta racchiusa nella parola ebraica della fede, Amen, quella che suggella ogni preghiera cristiana. Un termine che letteralmente significa "fondarsi su"", basare la costruzione della propria vita su quella rupe inconcussa che è Dio, avere fiducia in una persona che non ti ingannerà mai, credere non a qualcosa ma a Qualcuno. Io, però, vorrei oggi mettere l'accento su quella "grande pagina bianca" che è la nostra giornata. È facile pensare alle pagine delle nostre agende: subito noi ci preoccupiamo di segnare impegni, incombenze, incontri, appuntamenti. Le rendiamo così fitte di nomi e di dati da non lasciare alcuno spazio bianco. Vogliamo essere noi arbitri del nostro tempo e di tutte le nostre decisioni e, così, a sera ci ritroviamo insoddisfatti e stressati. Certo, la libertà di azione e di scelta non ci dev'essere tolta; tuttavia dovremmo lasciare più spazio anche a Dio, ai suoi atti in noi, ai suoi incontri con noi, alle sue parole per noi. Perché non affidarci di più con un Amen al mistero del suo agire, all'intimità del suo amore, al calore della sua mano che guida? Non lasciamo tutto e solo a noi stessi, alla nostra ragione e alla nostra volontà!
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