giovedì 10 marzo 2022
Ora tutti dicono che bisogna scappare. I vicini, nel palazzo, se ne vanno. Anche la piccola signora di 90 anni del quarto piano: l'hanno portata via i nostri soldati, in braccio giù per le scale, poi dentro un carrello del supermercato. Noi avremmo voluto restare, ma mio marito combatte, e io avrei troppa paura nella cantina vuota. Almeno, fino ad ora ci si teneva compagnia. No, adesso davvero bisogna andare. Pavel ha sei mesi, lo porto nel marsupio. In spalla uno zaino con cibo, acqua, pannolini, documenti. Mischa ha 4 anni, lo terrò per mano. Poi porterò il grosso trolley rosso delle vacanze (incredibile, appena in agosto eravamo andati al mare). Di furia, il cuore che batte troppo veloce, lo riempio di maglioni, calze, coperte, medicine. È quasi pieno. Cos'altro? Apro il cassetto delle cose care: la collana d'oro di mia nonna, il suo libro di preghiere. Foto, di tutti noi: quante. M'incanto a guardarle, ognuna è una fitta al cuore. Ma c'è fretta, e un'eco vicina di bombe. Nel trolley non ci sta più niente. Un blocco della nostra vita, pesante come cemento, resta qui, quando mi chiudo dietro la porta. Piccola, privata fine del mondo. Sul pianerottolo il gatto dei vicini, abbandonato, ci fissa con i suoi occhi d'oro. Mischa, che lo accarezza sempre, ora piange. Il piccolo dorme sul mio seno. Il trolley pesa maledettamente – il trolley rosso di felici, perdute vacanze al mare.

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