La legge, gli zelanti e il retrogusto del potere
venerdì 29 maggio 2020
Non sono abituato a star fermo, e anche in tempi di epidemia mi sono mosso, sia pure all’interno di una città anzi di un quartiere, e come tutti ho dovuto osservare il comportamento dei miei simili, di fronte al pericolo. Non ho certamente apprezzato i pochissimi cittadini spavaldi, non rispettosi di regole necessarie e comuni, ma altrettanto non ho amato gli zelanti, quelli attentissimi a quanto fanno gli altri e a rimproverarti aspramente se parti col piede sinistro invece che con quello destro... Degno esempio di civismo o voluttà di sentirsi per una volta importanti, sia pure nel piccolo, nel minimo? Costoro hanno imparato immediatamente le quattro regole raccomandate dalla tv e a misurare a occhio, per esempio, la distanza tra le persone, pronti a redarguirti se era di 10 centimetri minore della regola, se avevi la mascherina abbassata, se una fila non era ordinata... Più attenti loro dei poliziotti, e assumendosi il ruolo di quelli, sostituendoli. Lo so, si tratta di persone che normalmente non hanno molto potere né molta autonomia, che sono normalmente frustrati da un società massificata che lascia poco spazio a un individualismo bene inteso; e ho letto anch’io i saggi francofortesi sulla società autoritaria e statunitensi sulla “folla solitaria” e quello preveggente spagnolo sulla “ribellione delle masse”. Ciò nonostante quelle persone mi hanno fatto pensare a cosa avrebbero detto e fatto quelli come loro in una società più autoritaria della nostra, mi hanno fatto pensare ai vigilantes degli western, alla “milizia territoriale” del fascismo in guerra. Negli anni della lunga occupazione nazista della Francia esplose il fenomeno della delazione, delle lettere di denuncia, ovviamente anonime, contro persone che non erano come te, o che per qualche ragione detestavi o invidiavi, che ti stavano sulle scatole. In Italia (se ne è parlato meno del dovuto) quanti furono i bravi cittadini che si premurarono di denunciare dei vicini ebrei, al tempo delle leggi razziali? E quanti in tempo di guerra civile non hanno denunciato i sospetti di antifascismo, di resistenza? A una grande maggioranza di silenziosi, a loro modo dissidenti, a un’infima minoranza di ribelli, c’era da aggiungere una minoranza, non tanto piccola, di zelanti, rispettosi delle leggi del momento, del potere del momento, e in definitiva di qualsiasi potere. La distanza è grande, tra il buon cittadino e il cittadino servile e rivendicativo, pronto a obbedire a qualsiasi potere pur di sentirsi qualcuno, e fustigatore di ogni esempio di autonomia, di chi predica il rispetto di una legge comune ma nell’esigenza di una legge giusta e migliore, di una giustizia reale. Dagli zelanti bisogna guardarsi, oggi e domani. E dai loro sostenitori politici! E almeno per me e spero non solo per me, vale la scritta che un amico mi dice di aver visto scritta a calce sull’argine di una ferrovia alle porte di Firenze: “Ora pazienti poi disobbedienti”.
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